Paola Giordano – Fiori d’asfalto

Lugano - 12/09/2013 : 31/10/2013

Fiori d'asfalto è il titolo della personale di Paola Giordano, artista nata in America che con le sue opere ha stupito pubblico e critica, proponendo novità sensazioni e nuove prospettive pittoriche all'insegna della ricerca cromatica e materica.

Informazioni

Comunicato stampa

Fiori d'asfalto è il titolo della personale di Paola Giordano, artista nata in America che con le sue opere ha stupito pubblico e critica, proponendo novità sensazioni e nuove prospettive pittoriche all'insegna della ricerca cromatica e materica.

La mostra in corso alla Imago-Art Gallery di Lugano dal mese di luglio sino alla fine di ottobre, ha in programma giovedì 12 settembre, dalle ore 17 alle 21, un incontro con l'artista





Fiori d'asfalto propone una serie di interessanti opere definite dall'artista i suoi "fiori d'asfalto, fiori metropolitani dunque simbolo di vita e di lotta per la vita, simbolo di femminilità e purezza, in uno mondo sempre più caotico, inquinato e ferito".

Le opere medie e grandi dimensioni raccontano infatti la lotta della natura per la sopravvivenza.

Fiore d'asfalto, La caduta dell'anima, M'ama non m'ama, Energia, Vento cosmico, Fastfood, Espansione di un sogno, Junk: questi alcuni dei titoli delle opere in esposizione.

L'analisi del quotidiano, le ansie, le gioie, il nostro vivere frenetico ma ricco di emozioni e stimoli. La disperazione, l'inquietudine, la speranza e il sentimento d'amore. La purezza, la forza e l'energia, sono i temi, le sensazioni, le luci, le ombre che affiorano nel lavoro di Paola Giordano.

Con la mostra Fiori d'asfalto l'artista ci offre uno sguardo che va oltre l'attuale, lo scontato e il vissuto quotidiano. In un'incognita faticosa e costante che è la nostra vita il lavoro di Paola Giordano ci offre una luce e soprattutto una "illuminazione".



“La mia è un'arte concettuale e sintetica, nasce dal bisogno interiore di comunicare sensazioni e sentimenti, partendo sempre da una costante analisi della vita, sociale e quotidiana, e dalla Natura."

Paola Giordano



Paola Giordano nasce negli Stati Uniti a New Bedford nel Massachussets da padre fiorentino - il pittore Alvaro Giordano - e madre italo americana. Trascorsa l’infanzia a Napoli, a dieci anni si trasferisce a Milano, dove frequenta il liceo artistico e si diploma in pittura nel 1976 presso l’Accademia di Brera sotto la direzione di Domenico Purificato e tesi di laurea con Raffaele De Grada.

Nei primi anni del suo lavoro collabora con la moda e partecipa a numerose iniziative e collettive di arte. È dopo il 2003 che si propone all'attenzione del grande pubblico vincendo nel 2004 il "Gran Premio Internazionale dell’Arte" e il “Gran Premio Arte Roma”.

Espone in collettive a Berlino, a Roma, a Lisbona e in altre importanti città italiane. Sempre nel 2004 la sua prima personale presso la Galleria "Il Collezionista" a Roma che riscuote successo di pubblico e critica. Nel 2005 un'altra sua personale a Milano nella "Galleria Cappelletti" a Brera. La sua attività prosegue in ambito nazionale e internazionale a Roma, Firenze, Genova, Barcellona, Berlino, Madrid. Numerose le sue partecipazioni a collettive e altrettanto numerose le sue personali nell'ambito di importanti iniziative di arte e cultura. Nel 2008 inizia la sua collaborazione con la Imago-Art Gallery di Londra con cui attualmente collabora. Sue le presenze ad importanti Fiere di Arte tra le quali MIART e ARTEFIERA. Nel 2010 partecipa alla Biennale di Architettura a Venezia.

Molti hanno scritto e parlato di lei, tra questi citiamo: Ermanno Krumm, Nicole Salfatti Francesca Amé, Daniela Azzola Farinotti, Anna Caterina Bellati, Luca Beatrice, Andrea Bosco, Alessandra Apikian, Kate Cliff, Ernesto D’Orsi, Roberto Giuliani, Pierre Lambrini, Lorena Magliocco, Maria Teresa Pallitta.

Fiori d’asfalto
di Luca Beatrice




L’arte non ripete il visibile, ma rende visibile.
Paul Klee

Alcuni destini sembrano essere scritti, più che sulla pagina, nel codice genetico di ciascuno di noi.
Nata a New Bedford in America, figlia del pittore fiorentino Alvaro Giordano, diplomata all’Accademia di Brera, Paola Giordano respira l’aria degli ambienti dell’arte da sempre.
Dopo aver interrotto, solo pubblicamente, la carriera da pittrice negli anni Ottanta, di recente è ritornata con una nuova energia, più matura e consapevole, presentando una serie di lavori che dichiarano la sua immutata passione per la pittura, la devozione per i maestri da cui sostiene di aver imparato molto, semplicemente osservandoli, l’esercizio della pratica inteso come espressione naturale di uno stato emotivo.
Nella serie Fiori d’asfalto Paola Giordano interpreta, con un intimismo inusuale, la schizofrenia del presente. Lo fa per mezzo di una personale rilettura dei generi della natura morta e del paesaggio stravolti dentro a un’astrazione che strizza l’occhio al segno graffiato del Writing e della Street Art. Nelle sue tele s’infiltrano nozioni accademiche lungo traiettorie di ampio respiro che attraversano la storia delle avanguardie del Novecento: astrattismo e Nouveau Réalisme, vorticosità futurista e un pizzico di Dada, i colori del Graffitismo e l’energia dell’Action Painting.
Debitamente reinventati e calibrati dentro a una soggettiva, tutta al femminile, svelata dai titoli – Caduta dell’anima, Mistero, Expantion of a Dream, Stairway for Heaven, Shadow, Fiore in rosa solo per citarne alcuni - i quadri di Paola Giordano sono alchimie pittoriche di tecniche e stili. I suoi fiori non crescono nei prati e nemmeno addobbano tavole imbandite, scompaiono piuttosto dentro a cromatismi industriali e zolle di cemento, tra graffi e sfondi urbani. Sono una mescolanza d’emozioni, d’istinto e di rabbia, di linguaggio intellettuale e spirito naif.
Paola Giordano ama le geometrie; il rigore e la compostezza del quadrato – più volte ripetuto nella scelta dei formati e delle griglie compositive - sono il leit motiv sul quale disegnare composizioni affollate di segni, materiali, simboli. Come tags stilizzate su un muro, i suoi gesti rapidi rompono l’equilibrio formale del quadro, escono dai limiti imposti dal supporto, si espandono “oltre”.
Il coté neo-dada del suo lavoro guarda all’utilizzo di oggetti e materiali trovati -plastiche, ferri, bottoni, tappi, molle, puntine, fogli d’alluminio- come elementi che dopo essere stati decontestualizzati si caricano di nuovi significati. Questi oggetti sono usati, insieme al colore, per estendere le possibilità del linguaggio pittorico e favorire letture ulteriori.
Il primitivismo alla Basquiat (Abbraccio), più volte usato come rappresentazione grafica elementare del soggetto, e la stilizzazione formale (Flash) che fa pensare ai collage del patafisico Enrico Baj, prende una vena più colta in altri casi. Le nuove madonne, ad esempio, è metafora della femminilità da leggere nell’antitesi tra radicamento cattolico-occidentale e tentativo di dialogo con l’Islam. Il profilo di una donna in nero, coperta da un burqa, incoronata da una macchia d’oro celestiale, lascia intuire una provocazione non casuale. L’intolleranza che sopravvive al dialogo, solo auspicato, tra diverse civiltà.
Paola Giordano cita le cause delle aberrazioni naturali in corso nell’ecosistema con i suoi Metropolitan Flowers additando inquinamento, venti cosmici - avvelenati e disastrosi - e tutte le forze degenerate nella società del consumo. Contaminazione e spazzatura (Pollution e Junk) sono il principale prodotto che infatti si rintraccia nello spazio delle grandi città.
Ogni quadro di Paola Giordano è da intendersi come una finestra aperta sul mondo dove la realtà intravista si mostra per quello che è. Il suo caleidoscopio stilistico è l’unico filtro che frammenta i contorni delle cose in tanti segni diversi. Ciascuna tela può essere letta come una dedica alla contemporaneità e, insieme, l’unico modo possibile di raccontarla per mezzo del linguaggio pittorico: diretto, esplosivo, istintivo, elementare.
In Paola Giordano si trova l’aggressività cromatica dell’Action Painting, nel sentire il colore prima che diventi forma, quando ancora è goccia, macchia. L’opera è un simulacro nel quale l’artista ricerca la perfetta alchimia tra immaginazione e realtà.
Della matrice astratta della cultura pittorica americana postbellica, Paola Giordano assorbe la violenza espressiva del gesto che stabilisce una dialettica empatica tra creatore e supporto. La pittura è soddisfazione di un impulso incontrollato che punta al “godimento estetico” come espressione oggettivata della tensione emotiva dell’artista stesso. Usando le parole dello storico dell’arte tedesco Wilhelm Worringer, nel testo Astrazione ed empatia (1907), “godere esteticamente significa godere di noi stessi in un oggetto sensorio diverso da noi, immedesimandoci in esso”.
In Paola Giordano insieme al piacere propriamente estetico c’è poi il tormentato compito di voler tradurre il contraddittorio della cronaca, della storia che, masticata quotidianamente, genera un cortocircuito emotivo tra il bisogno creativo tout court e la responsabilità sociale.
L’arte oggi accoglie più che mai la sfida di tradurre con un nuovo abecedario la grammatica del reale permettendo di immedesimarci nello stesso contesto emotivo dell’artista.
Paola Giordano racconta della realtà, non la sua, quella di tutti, bella o brutta che sia. Ma lo fa con un pizzico di visionarietà e fantasia imparando la lezione di Paul Klee: non limitarsi a ripetere quello che già vediamo, ma di far vedere.