Orizzonti

Pescara - 22/10/2016 : 14/01/2017

Le opere in mostra, tutte fotografiche, mettono a confronto tra loro artisti dal percorso creativo assai diverso, che in quest’occasione dialogano sul tema comune dell’orizzonte, nel tentativo di esplicitare ognuno la sua personalissima visione.

Informazioni

Comunicato stampa

La Galleria Vistamare inaugura sabato 22 ottobre alle ore 18.30, presso la sede storica di Largo dei Frentani 13 a Pescara, una mostra collettiva dal titolo “Orizzonti”.

Le opere in mostra, tutte fotografiche, mettono a confronto tra loro artisti dal percorso creativo assai diverso, che in quest’occasione dialogano sul tema comune dell’orizzonte, nel tentativo di esplicitare ognuno la sua personalissima visione



Ai nomi storici della galleria come Mimmo Jodice e Armin Linke, Mario Airò e Bethan Huws, si affiancano per la prima volta le opere dell’artista britannico Darren Almond assieme a quelle di Man Ray e di storici fotografi del panorama italiano come Luigi Ghirri e Mario Giacomelli, assieme alla giovane Linda Fregni Nagler.



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“Viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”
Konrad Adenauer

Il progetto “Orizzonti” nasce da un desiderio di collaborazione visiva, umana e concettuale, grazie al quale lo sguardo di ogni artista riesce a soffermarsi sul lavoro dell’altro, dando luogo a una incredibile sinergia creativa. Tutte le opere in mostra rivelano un comune punto di vista, nelle diverse sensibilità, rivolto a quella linea da sempre identificata come “l’apparente congiunzione tra cielo e terra”. L’orizzonte è tema di largo fascino, su cui i grandi pensatori hanno storicamente dibattuto. La sottile linea visiva che separa e ricongiunge la terra e il mare al cielo, riunendo così gli elementi sostanziali della nostra vita sulla Terra, è stata oggetto di riflessioni per astronomi, filosofi, matematici, poeti e marinai. Anche gli artisti in mostra volgono lo sguardo a questa linea, curva nella sua realtà fisica, nel tentativo di descrivere e svelare agli occhi degli astanti il collegamento enorme tra finito e infinito, il desiderio tutto umano di riconnessione all’assoluto, che si traduce visivamente in un semplice bordo.

Le opere in mostra di Mimmo Jodice (Napoli, 1934), grande maestro della fotografia italiana, appartengono ad alcune delle serie che maggiormente ne hanno contraddistinto la lunga carriera: Marelux e le Attese. In entrambe, attraverso un bianco e nero realizzato grazie a una molteplicità di grigi, il maestro partenopeo indaga la linea orizzontale volgendo lo sguardo alternativamente al mare e a immagini che, nella loro staticità, richiamano i paesaggi vuoti e come congelati delle opere metafisiche di De Chirico. Le due grandi opere di Armin Linke (Milano, 1966) scrutano l’orizzonte per sottolinearne non solo la prestanza fisica, come nella distesa di ghiaccio e neve di Ice pack, ma anche la presenza umana e la controversa relazione che essa stabilisce con i luoghi abitati, andandone a modificare in maniera definitiva il profilo iniziale. Nelle foto di Darren Almond (Wigan, UK, 1971) la poesia incontra il concettuale. I suoi paesaggi, ravvivati da scie luminose, possiedono una qualità spettrale, rivelando un sentimento di malessere, assai contemporaneo, che ricorda nel suo valore arcano lo stesso svelato da Leopardi nelle liriche de “L’infinito”. Gli orizzonti presentati da Mario Airò (Pavia, 1961) e Bethan Huws (Bangor, Galles, 1961), la cui arte si propaga con mezzi diversi in molteplici direzioni, sintetizzano appieno i percorsi di entrambi: in Airò attraverso l’immagine dei fili luminosi che riannodano i vecchi legami spezzati con la natura e nell’artista gallese, andando una volta ancora a rivelarne l’essenza altamente poetica, nello studio continuo delle proprie origini rurali e in immagini che mostrano il gioco costante del nonsense. Le opere di Man Ray (Filadelfia, 1890 – Parigi, 1976), con la loro tipica e sferzante provocazione dadaista, svelano un orizzonte diverso, lontano da quello geografico, realizzato attraverso silhoutte femminili, profili umani che ricordano dolci pendii collinari, in un gioco di rimandi a tratti spiazzante.

Delle foto in mostra di Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992), Versailles richiama l’immagine da cartolina, con quelle tipiche sfumature pastellate in auge alcuni decenni fa; qui la linea di confine si incastra anche coi giochi prospettici delle linee di forza date dalle sfarzose architetture francesi. Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 – 2000), altro grande maestro nella storia della fotografia italiana, trasmette anch’esso nel contrasto netto e accecante del suo bianco e nero, memore di esperienze e processi tipografici, l’anelare costante dell’artista all’infinito, rincorso anche in versi, attraverso paesaggi che da luogo si fanno immagini poetiche e astratte. L’opera di Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976) indaga la fotografia attraverso uno sguardo critico e intento a una rilettura storica. Le sue foto rivelano, nella volontà di collezionare e intervenire su vecchie immagini anonime, il desiderio di stabilire nuovi rapporti col passato in una lettura originale ed energizzante.

Il tema dell’orizzonte, cercato e ripensato nelle opere in mostra, a volte con afflato intimistico e poetico, altre con la forza dell’indagine antropologica e geopolitica o attraverso una lettura scientifico-razionale, risorge nelle mille sfaccettature degli orizzonti personali dei singoli artisti.



Informazioni utili: opening 22 ottobre 2016 ore 18.30.

Dal 24 ottobre 2016 al 14 gennaio 2017: dal martedì al venerdì 10.00/13.00 e 16.30/19.30; lunedì 10.00/13.00

Galleria Vistamare, Largo dei Frentani 13, 65127 Pescara (Italy) T/F +39 085694570

www.vistamare.com [email protected]





On Saturday 22nd at 6.30pm Galleria Vistamare inaugurates a group exhibition entitled “Orizzonti” [Horizons].

The works on show (all of which are photographic) offer an opportunity to compare artists from very different creative backgrounds, who on this occasion dialogue with one another in an exploration of the common theme of “the horizon”, each expressing his or her very personal vision of the notion.

Here the gallery’s “historical” artists, including Mimmo Jodice, Armin Linke, Mario Airò and Bethan Huws, are joined for the first time by the British artist Darren Almond alongside works by Man Ray and major figures from the history of Italian photography including Luigi Ghirri and Mario Giacomelli, together with the young artist Linda Fregni Nagler.



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“We all live under the same sky, but we don’t all have the same horizon”
Konrad Adenauer

As a project “Orizzonti” originates in a desire to collaborate on a visual, personal and conceptual level – a collaboration in which each artist reflects on the work of the others, generating an extraordinary creative synergy. Despite their diverse sensibilities, all of the works on show reveal a common viewpoint, a gaze turned to consider the line that man has always identified as “the apparent meeting point of earth and sky”. The horizon is a fascinating theme much debated by the great thinkers of the past. The thin line that visibly divides and connects earth, sea and sky and thus reunites the elemental substances of our life on Earth has been a subject of reflection for astronomers, philosophers, mathematicians, poets and sailors. The artists exhibiting have also turned their gaze to this line (in reality a curve) in an attempt to describe and to reveal to others the overwhelming connection between finite and infinite, and a very human desire to reconnect with the absolute which on a visual level translates into a simple borderline.

The show features works by the great Italian photographer Mimmo Jodice (Naples, 1934), from two of his long career’s landmark series, Marelux and le Attese. In both the Neapolitan master explores the line of the horizon, employing a black and white formed of a multitude of greys and turning his gaze alternately to the sea and to static images that recall the voids and the sense of frozen movement typical of De Chirico’s metaphysical works. The two large works by Armin Linke (Milan, 1966) scan the horizon in order to underline its imposing physicality (as is the case with the expanses of ice and snow in Ice pack), but also the presence of man and the ambiguous relationship that humanity establishes with the inhabited environment, permanently modifying its natural profile. In the photographs of Darren Almond (Wigan, 1971) poetry encounters the conceptual. With their vivid streaks of light, his landscapes possess a spectral quality that reveals a very contemporary sense of uneasiness which in its air of mystery offers echoes of Leopardi’s poem “L’infinito”. The horizons presented by Mario Airò (Pavia, 1961) and Bethan Huws (Bangor, 1961) – whose art utilizes diverse media and evolves in multiple directions – perfectly encapsulate the paths that both artists’ careers have taken: in Airò through the image of strings of light that reknot our broken ties with nature, and in the work of Huws once again revealing the profoundly poetic essence of the artist’s continuous study of her own rural origins and of images that play with non-sense. With their typically acerbic Dadaist provocativeness, the works of Man Ray (Philadelphia, 1890 – Paris, 1976) reveal another form of horizon, very different from the geographical variety; a horizon formed of female silhouettes – human outlines that resemble gentle hills, in a game of unsettling cross-references.

With their soft pastels the photos from Luigi Ghirri’s (Scandiano, 1943 – Roncocesi, 1992) Versailles series resemble the picture postcards fashionable several decades ago; here the line of the horizon is entangled and merges with a play on perspective created by the lines of force offered by the lavish French architecture. With its references to the experience and processes of printing, the clarity and dazzling contrast of the black and white of another great Italian photographer, Mario Giacomelli (Senigallia, 1925 – 2000) conveys the artist’s constant yearning for the infinite, expressed in verse and in landscapes in which places are transformed into poetic and abstract images. The work of Linda Fregni Nagler (Stockholm, 1976) explores photography with a critical eye that focuses on a re-reading of history. In collecting old and anonymous images her photos reflect a desire to establish new relationships with the past, offering a renewed and energizing interpretation.

The theme of the horizon is explored and reconsidered in the over 20 works on show, at times with an intimate and poetic spirit, at others with the powerful impact of anthropological and geopolitical investigations, resurrected and renewed in the myriad facets of the personal horizons of each artist.