Nuuco / Laurita Mazapàn – I/ceberg

Milano - 22/12/2016 : 22/01/2017

Avvertire il problema dell’identità significa porsi una domanda di consapevolezza alla quale gli artisti di solito si sentono particolarmente chiamati a rispondere.

Informazioni

Comunicato stampa

I/ceberg

IDENTITA’ SOMMERSA

In un mondo in cui sempre più si parla di globalizzazione, immigrazione, ma
anche di tecnologia, digitalizzazione e social network, il tema dell’identità e
come gli artisti riflettano sulla questione della costruzione dell’identità e
dell’appartenenza sociale risulta estremamente attuale.

In questa doppia personale, Nuuco (Messina, 1981 -http://www.nuucoart.com/ ) e
Laurita Mazapàn (Madrid, 1982 – www.lauritamazapan.com) affrontano l’argomento in modo poetico e
innovativo, presentando con le loro fotografie dei riuscitissimi esempi di
questa urgenza collettiva di riconoscimento e di ricerca di un’identità
personale e collettiva



Avvertire il problema dell’identità significa porsi una domanda di
consapevolezza alla quale gli artisti di solito si sentono particolarmente
chiamati a rispondere.

Nuuco e Laurita Mazapàn danno una loro interpretazione al tema, partendo da una
medesima constatazione di radice freudiana, secondo cui la mente dell’uomo può
essere rappresentata dall’immagine di un “iceberg,” e arrivano ad una loro
personale risposta che manifesta un percorso di riflessione tra arte, psicologia
e sociologia.

TESTO

Sigmund Freud per descrivere cosa fosse la psiche paragonò la struttura della
mente ad un iceberg, dove la piccola parte che emerge dall’acqua è la coscienza,
mentre l’inconscio corrisponde alla parte sommersa, non visibile, predominante
però nella scelta dei comportamenti umani.

Anche per Nuuco e Laurita Mazapàn la produzione artistica ha stretti legami con
la produzione inconscia, in quanto riesce ad esprimere i bisogni insoddisfatti
che ognuno di noi ha: così come i bambini giocano per organizzare e gestire
situazioni che ancora non riescono a padroneggiare direttamente, così fa
l’artista, esprimendo nelle opere i suoi desideri proibiti. L’arte permette la
sublimazione degli stessi, spostando, attraverso la propria creatività, una
pulsione inconscia in una risposta positiva, socialmente accettabile ed
accettata.

Per Freud questo riorientamento delle energie, tradotte in una direzione
produttiva attraverso l’attività creativa, sostituiva il principio del piacere –
ossia il bisogno di appagare qualsiasi desiderio in modo immediato e
incondizionato – con il principio di realtà – ossia la consapevolezza che
bisogna venire a patti con le situazioni, e inventarsi delle vie di uscita
alternative.

Il sentire ed il pensare sono inesorabilmente legati l’uno all’altro nell’arte,
per Nuuco e Laurita Mazapàn, i quali tentano, in modi molto differenti nelle
loro fotografie, di cercare la loro identità, sia in rapporto alla propria
individualità che in rapporto alla società circostante. Entrambi stanno vivendo
quel processo interiore che li ha portati a sviluppare il tema dell’identità
come la necessaria trasformazione di parti di sé fino all’accettazione unitaria
del proprio Io, nel difficile tentativo di rappresentare una condizione non solo
soggettiva, ma tipica dell’uomo del nostro tempo.

Per Laurita Mazapàn questa ricerca si sviluppa maggiormente come autocoscienza e
faticosa acquisizione della consapevolezza di sé attraverso una moderna forma di
“autoritratto”, trasformando se stessa, con il body painting, in metafore
pittoriche ogni volta diverse, mentre Nuuco affronta il tema dell’identità
soprattutto con il confronto costante della propria opera con il pubblico e
l’affermazione del proprio ruolo di artista come parte integrante della società.

Per entrambi comunque l’Ego si connette alla propria personalità,
all’auto-rappresentazione e all’auto-percezione del proprio essere individuo nel
mondo.

La Mazapàn, come negli autoritratti del passato, nei suoi lavori autobiografici
usa lo specchio, il complice per eccellenza di ogni autoritratto, lo strumento
rivelatore del nostro lato oscuro, la finestra fisica verso il nostro inconscio.
Come afferma la psicoanalisi, la nostra identità in qualche misura si forma
attraverso il rapporto con lo specchio, e Laurita attraverso l’autoritratto si
libera, a volte, di parti di sé inaccettate che vengono proiettate sulle proprie
opere e che trovano pace proprio grazie a questa forma di arte che può essere
definita quasi terapeutica.

L’identità invece, per Nuuco, si concretizza maggiormente con la
rappresentazione che hanno di noi gli altri e che ci rimandano attraverso un
feedback sociale espresso con l’apporto della creatività del pubblico sulle sue
opere, oppure con il confronto costante con le miriadi di immagini comuni che la
nuova tecnologia social ha portato nelle nostre vite: Nuuco riesce a
riconoscersi attraverso gli occhi degli altri, o meglio attraverso l’immagine
che l’artista pensa che gli altri abbiano o debbano avere di lui.

Si tratta in entrambi i casi di un processo complesso, perché in realtà
l’indagine su se stessi deve avvenire nella consapevolezza dell’unità
sostanziale dell’Io. In questo modo le loro opere si configurano come una
confessione, un racconto autobiografico, una riflessione su se stessi nel quale
si prende coscienza del proprio corpo e della propria immagine, che non sempre
coincide con la nostra immagine mentale.

Attraverso questa ri-creazione/riparazione freudiana che avviene nella loro
arte, Nuuco e Laurita Mazapàn dimostrano la propria capacità di rendere concreta
la possibilità di farci sopravvivere nell’instabile e mutevole mondo
contemporaneo: le loro fotografie esprimono il tentativo di comprendere il mondo
nel quale si vive, senza indicare una direzione univoca, ma offrendo l’occasione
di interrogarci su diversi modi di affrontare l’esistenza e di sperimentare il
cambiamento.

Ogni manifestazione dell'espressività umana risponde a questo bisogno intimo di
dare una forma all'esperienza interna di sofferenza per la rottura di un
equilibrio. Nuuco e la Mazapàn decidono di non sanare completamente le ferite
imposte dal difficile rapporto con la società circostante, ma le usano quale
mezzo per far affiorare dalle profondità psichiche la forza risanatrice della
creatività.

Creare, dunque, è per Nuuco e Laurita Mazapàn, un tentativo di scoprire ed
affermare la propria identità, è un modo di entrare in relazione con l’inconscio
ed affrontare con passione e serenità le sfide quotidiane imposte dalla vita.