Non si giudica un libro dalla copertina

Roma - 04/02/2016 : 13/02/2016

Il titolo vuole essere una chiara provocazione al fatto che la visione dell'immagine sul libro ha influenza sul lettore: il primo approccio con l'oggetto è quello visivo. Si crea così una ulteriore connessione, l'immagine accompagna il romanzo per tutta la sua durata, e come un puzzle, nella lettura, si concretizza e diventa scena principale, atmosfera, spazio, gesto.

Informazioni

Comunicato stampa

La galleria PIOMONTI arte contemporanea è lieta di presentare la mostra “Non si giudica un libro dalla copertina” che si inaugura il 4 febbraio 2016 alle ore 18.
Il progetto nasce dall'incontro tra l'artista Laura Cionci l'editore Mariangela Mincione e la Galleria Pio Monti, Si presentano i tre libri edizioni Mincione di Daniela De Prato, Stefano Rizzo e Giorgio Manganelli assieme alle opere degli artisti Alessandro Cannistrà, Laura Cionci e Iginio De Luca che hanno collaborato alle copertine degli stessi


Il titolo vuole essere una chiara provocazione al fatto che la visione dell'immagine sul libro ha influenza sul lettore: il primo approccio con l'oggetto è quello visivo. Si crea così una ulteriore connessione, l'immagine accompagna il romanzo per tutta la sua durata, e come un puzzle, nella lettura, si concretizza e diventa scena principale, atmosfera, spazio, gesto.
Alessandro Cannistrà con le sue 4 opere Oggetti di pensiero, tra misteri ancestrali e ipotesi futuristiche, sonda i nuovi gradi della sua sperimentazione, la capacità di sensibilizzare l’attenzione di chi osserva ponendolo all’incrocio di elementi contrastanti, se non opposti che, in lui, si vivificano in una traduzione sinergica e contaminante. Distruzione-creazione, luce-oscurità, concettualità-fisicità sono solo alcuni dei binomi ravvisabili nei suoi interventi che ci inducono e animano ad un silenzio pieno di suggestioni che persuade e convince.
Laura presenta 4 fotografie stampate su carta Hanemhule dal titolo Utopie del tempo di cui fa parte anche l'opera di copertina. Gli scatti sono semplici gesti quotidiani negli spazi di case che sembrano dimenticate. Questi vengono "sospesi" nel tempo e nello spazio; una sospensione che perpetua il presente dentro di noi. Solo dentro, mentre tutto fuori cambia e corre istericamente. Il corpo è centrale. Questo lavoro parla della malattia, del dolore, del presente reale che coinvolge tutti. Il presente, per chi vive un evento intimo straordinario nella vita, diventa un momento di rifessione, maturazione, passaggio, si deforma nella linea temporale. Quando si vive un presente doloroso si affronta se stessi e basta. Il tempo si dilata e nello stesso momento si concentra diventando un luogo fisico dove rifugiare i pensieri piu profondi che in un secondo momento, nella quiete, potranno essere compresi, interiorizzati, sviluppati.
Iginio De Luca presenta insieme all'opera di copertina, 3 fotografie a getto d'inchiostro su carta Hahnemuhle riunite sotto il titolo Solarium, foto di fiori in bella mostra dei fiorai romani. A Roma i fiorai rischiarano le strade notturne di luce glaciale, puntualizzano lo spazio con serre di fortuna, teloni, accampamenti precari di una natura in provetta. Sono immagini fittizie perché mostrano ciò che realmente non sono; offrono eccitazioni visive accattivanti e superficialmente attraenti. Come uno still life dell’apparenza, un’overdose di colori, il fiore appare in un finto habitat, un simulacro di vita. Il titolo allude metaforicamente alla condizione umana, un micro-sole da laboratorio, una fotocopia della natura, che riflette sul concetto barocco di vita e di morte, sulla decadenza, sulla vanità, sul disfacimento della bellezza e la disperata corsa al suo congelamento.