Noema. La terza rappresentazione

Ferrara - 24/08/2014 : 07/09/2014

Il “noema” si origina dalla elaborazione ad opera della “phantasìa", l'immaginazione, di dati sensibili occasionalmente colti, contingenti, che danno luogo alla fine a immagini mentali che invece non mutano “phantàsmata”.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA DEL CARBONE
  • Indirizzo: Via Del Carbone 18a - Ferrara - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 24/08/2014 - al 07/09/2014
  • Vernissage: 24/08/2014 ore 19
  • Curatori: Paolo Volta
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: dal lunedì al venerdì 17.00-20.00; sabato e festivi 11.00-12.30 17.00-20.00 martedì chiuso
  • Patrocini: Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara e dell'Associazione Bondeno Cultura

Comunicato stampa

Noema

La terza rappresentazione, il limite percettivo del visibile
Secondo Aristotele "noema" assume, nell'ambito del pensiero, il signifcato passivo di "cosa pensata" o "concetto" corrispondendo, nell'ambito della sensibilità, alla "àisthëma", la "cosa percepita".
Il “noema” si origina dalla elaborazione ad opera della “phantasìa", l'immaginazione, di dati sensibili occasionalmente colti, contingenti, che danno luogo alla fine a immagini mentali che invece non mutano “phantàsmata”.
Queste immagini mentali possono essere qualcosa che persiste nella memoria, il ricordo ad esempio di un particolare uomo, oppure l'immagine, priva di caratteri specifici, ad esempio, di "uomo" in generale


Il primo tipo d'immagini mentali concorre a formare l'esperienza, mentre intervenendo il pensiero sul secondo tipo d'immagini, si formano i "concetti puri”.
Perché terza rappresentazione?
Picasso sosteneva che l’artista non fosse altro che un uomo in possesso di un occhio molto più allenato, se ne evince che ogni uomo abbia infinite possibilità in sé e fuori di sé, l’artista è colui che sente la necessità di fermare queste possibilità altrimenti ignorate e perdute.
La gestazione della prima rappresentazione avviene nella mente dell’artista, invece la seconda
rappresentazione coincide con l’oggetto prodotto, l’opera.
In questo momento entra in gioco l’osservatore, che trovandosi solo, faccia a faccia con l’opera può scegliere di non entrare nel flusso delle forze incatenate e scatenate dall’opera; ma dovesse, contrariamente, cominciare a relazionarsi ed amare il prodotto che gli si pone innanzi, sarà allora che non potrà esimersi nel creare lui stesso una terza rappresentazione.
Ed ecco, l’opera vive.
L’uomo in generale e l’artista in particolare, per creare, ha bisogno di arrivare ad uno stato d’animo simile alla gioia, che si prova ad esempio con la meditazione; alcuni esperti lo chiamano flusso, altri preghiera a seconda del proprio credo. Questa condizione porta l’individuo a disinteressarsi di sé e quindi lontano dal proprio ego; si è così presi e assorbiti da ciò che si sta facendo che si perde completamente la consapevolezza di dove si è.
Questo particolare stato d’animo, denominato oltreego, porta all’armonia e all’auto-consapevolezza e quindi nei casi migliori alla gioia nel fare e all’empatia. Provare un sentimento insieme ad un altro essere umano significa essere emotivamente ed emozionalmente partecipi.
Quanto più riusciamo ad essere aperti verso le nostre emozioni, tanto più saremo abili nel cogliere sentimenti altrui.

Lino Acconcia
Federico Aprile
Adonai Sebhatu
Luca Serio
Bologna lì 10/08/2014