Il 32enne scrittore russo, celebre per il precedente romanzo Educazione Siberiana, che Gabriele Salvatores ha trasformato in un film (in uscita in questi giorni), presenta la sua quarta opera, che si compone di sei racconti, corredati dai disegni dei tatuaggi della tradizione criminale siberiana. Aiutato dalle fotografie e dai disegni che accompagnano le storie, Nicolai Lilin si addentra in un territorio che nessuno ha mai esplorato e ci mostra il mondo dei tatuaggi siberiani con il linguaggio potente e spietato che lo ha reso famoso.

Informazioni

  • Luogo: NONOSTANTE MARRAS
  • Indirizzo: via Cola di Rienzo, 8 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 14/02/2013 - al 14/02/2013
  • Vernissage: 14/02/2013 ore 21
  • Autori: Nicolai Lilin
  • Curatori: Francesca Alfano Miglietti
  • Generi: fotografia, presentazione, incontro – conferenza, serata – evento, disegno e grafica
  • Uffici stampa: STILEMA

Comunicato stampa


“Ancora oggi alcune di queste storie vivono nei disegni che io stesso porto sulla pelle, ecco perché questo libro me lo sento addosso più degli altri”. Così dice Nicolai Lilin del nuovo libro Storie sulla pelle (Einaudi editore Supercoralli), che verrà presentato al Circolo Marras, il 14 febbraio alle ore 21,00, nell’ambito della rassegna 13/13 a cura di Francesca Alfano Miglietti


Il 32enne scrittore russo, celebre per il precedente romanzo Educazione Siberiana, che Gabriele Salvatores ha trasformato in un film (in uscita in questi giorni), presenta la sua quarta opera, che si compone di sei racconti, corredati dai disegni dei tatuaggi della tradizione criminale siberiana. Aiutato dalle fotografie e dai disegni che accompagnano le storie, Nicolai Lilin si addentra in un territorio che nessuno ha mai esplorato e ci mostra il mondo dei tatuaggi siberiani con il linguaggio potente e spietato che lo ha reso famoso.
“Non c’era un tatuaggio uguale a un altro. Si ripetevano i soggetti principali, però i particolari cambiavano. Dopo un po’ ho capito che il segreto doveva essere proprio nei dettagli e allora ho cominciato ad analizzarli: era come cercare d’imparare una lingua straniera senza nessuno che te la insegnasse”.
Un tempo i criminali onesti si facevano tatuare a mano dal kol´šik, un uomo piú saggio degli altri, una specie di sacerdote a cui si confessava la propria vita perché lui la potesse tradurre in un codice cifrato. E cosí i corpi, alla fine, raccontavano delle storie: delle storie che ti portavi addosso per sempre.
Nel nuovo libro di Nicolai Lilin, Storie sulla pelle, la voce narrante del giovane Kolima ci accompagna alla scoperta dell’universo ormai scomparso e dimenticato degli anziani criminali siberiani, raccontando le avventure di un ragazzo che tenta di avvicinarsi alla tradizione del tatuaggio e fa i conti con le sue regole rigide e misteriose. Proprio nel momento in cui avviene il drammatico distacco tra il mondo degli anziani e quello dei giovani, sullo sfondo caotico e violento del grande cambiamento che ha travolto la periferia sovietica dopo il crollo del Muro di Berlino.
“Il tatuaggio è il filo conduttore di tutto il libro ma più importanti sono le storie delle persone che vi ruotano attorno”, dice Lilin. Questo perché, nella tradizione siberiana del mondo criminale, il tatuaggio narra la storia di una vita attraverso simboli in codice (occhi, madonne, gatti, pistole, serrature...) che il tatuatore interpreta e personalizza con dettagli di vario genere, seguendo una geometria del corpo precisa. Un tatuaggio sbagliato nel posto sbagliato può costare persino la vita. Per questo, il legame fra tatuatore e tatuato è basato su sincerità e segretezza. La scelta di tatuarsi non nasce, quindi, da un’esigenza estetica o legata alla moda: è un vero e proprio rituale.
Sembrano mani, occhi, colombe, madonne, gatti, serrature, pistole. Invece sono storie, pezzi di vita che ti porti addosso. I tatuaggi sono racconti scritti in una lingua segreta, sofferti sulla pelle. Ed è a queste storie che Nicolai Lilin dà voce, accostando parole e disegni, guidandoci nel labirinto di una tradizione antichissima attraverso gli occhi di un ragazzino che voleva diventare un tatuatore. E offrendoci, di fatto, il capitolo più misterioso della sua educazione siberiana.
La curiosità del giovane Kolima ha reso il Nicolai Lilin di oggi portavoce di un mondo che può essere eterno solo se tramandato. Per questo, oggi, ascoltare le sue parole è un’esperienza di cui far tesoro.


Nicolai Lilin è uno scrittore russo di origine siberiana, nato nel 1980 a Bender, in Transnistria (stato indipendente riconosciuto oggi come Repubblica Moldava, ma all’epoca facente parte dell’Unione Sovietica) e dal 2004 si è trasferito in Italia. Vive e lavora a Milano. Nel 2009 pubblica per Einaudi Educazione siberiana, il suo romanzo d’esordio, scritto direttamente in italiano, che diventa subito un caso editoriale. Educazione Siberiana è stato tradotto in quattordici lingue e ha venduto finora i diritti a diciotto altri paesi nel Mondo.
L’interesse su questo romanzo arriva anche al mondo del cinema: sarà il premio Oscar Gabriele Salvatores a dirigere la trasposizone cinematografica di Educazione siberiana, e il film, di cui uno dei protagonisti è John Malkovich.
Nell’aprile del 2010 Nicolai Lilin firma un altro libro unico, Caduta libera (Einaudi), duro e vero come già Educazione siberiana, e lo fa raccontando in prima persona la sua esperienza di diciottenne in Cecenia nelle fila dell’esercito russo.
Senza ideologie né filtri, Lilin scrive della guerra in Cecenia come nessuno aveva ancora fatto, trasformando quel conflitto nello specchio di tutte le guerre contemporanee, iper tecnologiche, disumane. Il romanzo nel 2010 vince il “Premio Minerva” per la “Letteratura di impegno Civile”, il Premio “La Magna Capitana” di Foggia ed è finalista ad altri tre premi letterari.
Nel 2011 chiude la trilogia ispirata alle storie di vita vissuta dall’autore il libro Il respiro del buio (Einaudi). Una storia di “formazione definitiva”, la cronaca di un tempo che ha trasformato un soldato, un cecchino, un reduce nell’uomo che scrive questo libro.
Nel novembre 2012 esce Storie sulla pelle, un libro di racconti e immagini che si addentra in un territorio che nessuno ha mai esplorato: il mondo dei tatuaggi siberiani.
Oltre a dedicarsi alla scrittura, Nicolai Lilin scrive per Repubblica e L’Espresso e collabora con altri magazine. Nel 2011 fonda uno spazio culturale a Milano, Kolima Contemporary Culture, un luogo dedicato ad esposizioni di arte e fotografia, animate da altri appuntamenti culturali quali reading, concerti acustici, presentazioni letterarie e teatrali. Tra le sue attività ricordiamo anche quella legata all’arte e tradizione del disegno e della simbologia del tatuaggio siberiano, ricco di codici complessi e delle tecniche che lo contraddistinguono.