Nicola Piscopo – Krampfanfalle

Napoli - 07/06/2013 : 08/06/2013

Nicola Piscopo presenta le nuove opere inedite del ciclo pittorico Krampfanfalle, in una mostra personale a Palazzo Venezia.

Informazioni

Comunicato stampa

Per l'occasione, al piano superiore del palazzo, potrete assistere alla seconda edizione di:
‘Impeti d’Arte’
Contest di pittura estemporanea, musica live ed aperitivo
Serata dedicata ai Quattro Elementi della Natura. A cura di Adacs Campania.

Krampfanfalle (di Nicola Piscopo)
Krampfanfalle è un termine tedesco,
significa “attacchi convulsivi”. Fa riferimento all’atteggiamento convulso del momento di attacco di panico

Ma cos’è un attacco di panico?
Un attacco di panico è un periodo di paura o disagio intenso, tipicamente con un inizio improvviso e tipicamente dura dai 2 agli 8 minuti, ci sono casi però in cui possono durare anche molto di più dalle due alle tre ore e possono susseguirsi più attacchi consecutivi.
tremore, respirazione superficiale, sudore, nausea, grida ed urla strazianti, Nodo alla gola, distorsione percettiva, paura di morire, dissociazione, vertigini, iperventilazione, formicolio, tachicardia, sensazione di soffocamento o asfissia.
Terrore, Pianto, Confusione mentale, Sensazione di morte imminente.
Orrore, follia, in poche pennellate di pancia mal controllate.
Corpi nudi, Smorfie Orripilate, demoni personali, che sembrano materializzarsi
durante i momenti di buio totale, la rabbia, la solitudine.
È lo status Attacco di Panico ad essere sotto processo, il momento di crisi assoluta.
Figure emergono dal buio, urlanti, strazianti, senza un’identità stabile.
Il soggetto non è uno, bensì molteplice, perde la propria definizione reale, così
come avviene quando si perde se stessi, dentro se stessi..
Il ciclo pittorico sembra quasi singhiozzare tra i ricordi di Francis Bacon e Francisco
Goya, testimoni della kierkegaardiana dialettica.
Essere disperatamente se stesso, non essere disperatamente se stesso.
L’uomo, vittima della dialettica dell’io ricercatore dell’esistenza propria.


(…) la disperazione è chiamata la malattia mortale: quella contraddizione tormentosa,
quella malattia nell’io di morire eternamente, di morire eppure di non morire,
di morire la morte.
Perché morire significa che tutto è passato, ma morire la morte significa vivere, provare
vivendo il morire; e poter vivere in questo stato per un solo momento vuol dire
dover vivere in eterno.
la malattia mortale - Kierkegaard –