Nicola Mette – Foreign soul

Roma - 14/10/2011 : 16/10/2011

Le opere presenti in questa mostra sono il personale tentativo dell’artista di creare un legame ideale e spirituale tra la modernità occidentale, ancora così densa di contraddizioni, come ad esempio la diffidenza verso lo “straniero” o il perdurare di pregiudizi lesivi delle libertà personali, e lo spirito innovatore e provocatorio del poeta mistico bengalese, cui è dedicato questo Festival internazionale.

Informazioni

Comunicato stampa

BANGLADESH CULTURAL INSTITUTE OF ITALY presenta

Lalon International Festival 2011 Roma

FOREIGN SOUL
Nicola Mette
a cura di Roberta Vanali






14/16 ottobre 2011 Piazza Perestrello Municipio 6 Roma


Organizzazione e cordinamento evento Rony Akther / Istituto Italiano di Cultura Bengalese
Testi Roberta Vanali / Andrea Pini
Allestimenti Istituto Italiano di Cultura Bengalese

FOREIGN SOUL
Di Roberta Vanali

Guarda! Un uccellino sconosciuto entra ed esce dalla gabbia!
Fratello di Lalon, la mia mente vorrebbe legarlo con le sue catene.
Guarda, una casa di otto stanze con nove porte


Le chiudo e le apro, tra le porte finestre, ne hai visto il riflesso?
Mente Lalon , sei come un uccellino imprigionato!
La tua gabbia è di legno verde, ma un giorno si romperà.
Lalon ti dice:
"Apri la gabbia! Guarda come l'uccellino se ne va!" (Lalon Shah)


Una società senza distinzioni di razza, religione e casta che celebra la libertà della mente, del corpo e dell’anima, cantava il poeta mistico Fokir Lalon Shah. Predicava uguaglianza e amore poiché la sofferenza risiede nei cuori impuri, il rivoluzionario bengalese che ha sfidato il suo tempo con la semplicità dei sentimenti. Colui che ha indicato la strada della liberazione eterna e che, a detta di Tagore, ha scoperto l’essenza dell’uomo. Ovvero “l’anima universale che vive e opera dappertutto attraverso cose e pensieri.” La divinità che c’è in noi, irraggiungibile laddove i presupposti vengano meno. Nel tentativo di instaurare una connessione ideale, ma sopratutto spirituale, tra la cultura occidentale secolarizzata - con tutte le sue contraddizioni e conflitti -, e quella mistica del Bangladesh, Nicola Mette si lascia sedurre dalla filosofia popolare di Lalon che oltre due secoli fa ha dato vita ai cantori folli di Dio: i Baul. Comunità di menestrelli erranti alla ricerca dello spirito divino che proclama l‘unione universale tra gli uomini accompagnandosi con l’ektara, strumento popolare ad una corda che l’artista ha reinterpretato per l’occasione, dal significato strettamente simbolico in quanto rappresenta l’unicità di Dio.
E’ un ritratto evanescente, risultato di una pittura liquida al limite della dissolvenza cromatica, il profilo monumentale dedicato al leader spirituale. Evocato come volontà di andare oltre la realtà per giungere all’essenza. Stesso concetto sviluppato nell’installazione Liberi di essere che chiude la celebrazione al mistico bengalese. Una teoria di manichini, ognuno di un colore diverso, emblematizza la rainbow flag a reclamare il riconoscimento delle libertà individuali e collettive, nello specifico la libertà all‘orientamento sessuale. Un intervento a favore di chi vorrebbe urlare la propria appartenenza, in questa società tanto progredita quanto discriminante che, nonostante assicuri pari dignità sociale, considera ancora l’omosessualità immorale e socialmente deviante.

Introduzione di
Andrea Pini

Le opere di Nicola Mette prendono ispirazione da un’idea di libertà contemporanea, molto concreta, che ha a che fare con i comportamenti sociali e individuali e i diritti civili. “Liberi di essere” significa anche liberi di amare, liberi di scegliersi lo stile di vita più adatto alla realizzazione della propria felicità.
Ogni individuo è uguale e diverso dai suoi simili e i principi fondamentali della contemporaneità sanciscono che non devono esistere diversità di trattamento in base alla provenienza culturale o etnica, o alle credenze religiose, o alle differenze uomo-donna o a quella di orientamento sessuale.
A partire da qui Mette ha voluto ricollegarsi ai principi di libertà ispirati al ricordo delle opere del poeta bengalese Lalon Shah, che è stato un grande difensore delle libertà individuali al di là delle caste sociali o dei differenti credo religiosi e che ha lottato fermamente contro le ingiustizie patite dal suo popolo.
Le opere presenti in questa mostra sono quindi il personale tentativo dell’artista di creare un legame ideale e spirituale tra la modernità occidentale, ancora così densa di contraddizioni, come ad esempio la diffidenza verso lo “straniero” o il perdurare di pregiudizi lesivi delle libertà personali, e lo spirito innovatore e provocatorio del poeta mistico bengalese, cui è dedicato questo Festival internazionale.