Nicholas Tolosa – Lo sguardo dell’ Anima

Napoli - 03/08/2015 : 18/08/2015

Ecco uniformi perfette, capelli scomposti, pelli salate, città rase al suolo, vestiti stracciati e logori. È però lo sguardo il vero protagonista di queste opere, il loro filo conduttore, anche quando esso è nascosto, o appositamente distolto.

Informazioni

  • Luogo: CENTRO CULTURALE TECLA
  • Indirizzo: Via Toledo 424 (80134) - Napoli - Campania
  • Quando: dal 03/08/2015 - al 18/08/2015
  • Vernissage: 03/08/2015 ore 16
  • Autori: Nicholas Tolosa
  • Curatori: Valeria Barison
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: 11-13 e 17-19

Comunicato stampa

Ecco uniformi perfette, capelli scomposti, pelli salate, città rase al suolo, vestiti stracciati e logori. È però lo sguardo il vero protagonista di queste opere, il loro filo conduttore, anche quando esso è nascosto, o appositamente distolto. Sono gli occhi di queste persone – vicine, lontane da noi – che ci prendono, ci scuotono, ci tengono incollati alla tela, ci domandano, ci danno delle risposte, ci abbracciano, ci cullano, ci spaventano, ci fanno trattenere il fiato. Sono occhi pieni, occhi vuoti. Occhi che piangono o che ridono. Occhi spaventati, occhi persi. A ognuno il suo sguardo

Lo sguardo della propria anima.
Si sussegue un muto film espressionista degli anni Venti, lo zoom sulle scene madre, quelle fondamentali, i primi o gli ultimi attimi dei nostri protagonisti.
Viene narrato uno spaccato di vita vissuta, di realtà dimenticate, di tempi lontani e vicini. Nicholas racconta con pochi tratti essenziali dolore, attimi terribili, paura dell’ignoto, richieste d’aiuto, o forse solo di comprensione, la supplica di un ricordo, di un pensiero.
L’artista ci mette davanti ad una realtà che non si può sfuggire, perché gli occhi di queste persone ci obbligano a restare. Noi diventiamo loro; proviamo le loro stesse angosce, la loro fame, il loro freddo, la loro immensa desolazione.
Il tutto non può che essere amalgamato da una cromaticità essenziale, come essenziale è ciò che raffigura: una scala di bianchi, grigi, neri. Non c’è posto per il colore in quest’urlo straziante. Né per il giallo del sole, che quegli occhi ne hanno solo il ricordo, né per il verde della speranza, che è stata strappata assieme all’ultimo sorriso, né per il rosso di un papavero, che sognerà di essere colto di nuovo, né per l’azzurro dell’infanzia, che questi piccoli adulti non vivranno.
Ci vuole una maschera, una maschera quotidiana - che prende la forma del naso adunco di Pulcinella, forte richiamo al profondo legame dell’autore con la sua terra natale – per vivere in un mondo fatto di superficialità e di apparenze, che agli occhi non guarda più.
Una responsabilità che invece questa esposizione obbliga di nuovo ad assumersi, con fermezza e audacia.