Neue Abstraktion

Cremona - 23/01/2014 : 02/03/2014

Gli autori lavorano in un’area urbana dell’ex Berlino Est dove edifici industriali e amministrativi sono stati riqualificati come studi d’artista, in particolare l’ex-fabbrica conosciuta con il nome Bethanien, che sta ormai diventando un punto cardine della produzione artistica berlinese più all’avanguardia.

Informazioni

  • Luogo: INTERNO18
  • Indirizzo: via Beltrami 18 - 26100 - Cremona - Lombardia
  • Quando: dal 23/01/2014 - al 02/03/2014
  • Vernissage: 23/01/2014 ore 18
  • Autori: Jan Muche, Jessica Buhlmann, Tanja Rochelmeyer, Sophia Schama
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: martedì - sabato 10.30 - 13.00 e 16.00 - 20.00, domenica 16.00 - 20.00, lunedì chiuso

Comunicato stampa

INTERNO18 presenta Neue Abstraktion(nuovo astrattismo tedesco), mostra collettiva dedicata a Jessica Buhlmann, Jan Muche, Tanja Rochelmeyer, e Sophia Schama.
Gli autori lavorano in un’area urbana dell’ex Berlino Est dove edifici industriali e amministrativi sono stati riqualificati come studi d’artista, in particolare l’ex-fabbrica conosciuta con il nome Bethanien, che sta ormai diventando un punto cardine della produzione artistica berlinese più all’avanguardia. La convivenza lavorativa tra i vari artisti all'interno di questi spazi ha creato una situazione di fermento

La rivista “KUNSTFORUM International”, vi fa riferimento in un’ampia trattazione monografica del 2011, identificando in alcuni autori gli esponenti di un nuovo astrattismo (Neue Abstraktion).
Il carattere della pittura di Jessica Buhlmann (Potsdam, 1977) si presenta ricco d’improvvisazioni ritmiche e intuitive giustapposizioni cromatiche. Strato dopo strato il colore riempie lo spazio in modo equilibrato, mantenendo al contempo un aspetto volutamente caotico e imperfetto. Addensamenti di tinte, superfici sporche e a chiazze ondulate affiorano dalla tela, contorni e angoli emergono e svaniscono in un gioco d’incastri morbidi e sinuosi.
Jan Muche (Herford, 1975) è un esploratore d’immagini, osservatore attento dei “rifiuti visivi” prodotti dall’età moderna. Attinge all’estetica dei film noir, al costruttivismo e al Bahuaus per realizzare spazi immaginari caratterizzati da scorci prospettici audaci e al limite della distorsione. Le planimetrie industriali, gli apparati tecnologici e le strutture in acciaio si sviluppano attraverso la fusione e la giustapposizione di sfumature, campiture e moduli cromatici. Le composizioni sono espressione diretta di una tendenza grafica e geometrica unita all’uso diretto del colore.
Un deciso costruttivismo, in cui gli spazi sono frammentati con precisione matematica, è la cifra del linguaggio di Tanja Rochelmeyer (Essen, 1975). Tale rigore è predominante e riflette gli studi d’ingegneria effettuati dall'artista. La gamma cromatica riesce a fondere energia espressiva e disciplina tecnica. Un processo controllato e meditato che produce immagini composte da forme piatte ed angolari: compressioni, allungamenti e repentini cambi di direzione. Il movimento porta l’occhio a seguire la vivacità delle linee, un gioco di fughe che si mostra tanto abilmente controllato quanto ammaliante.
Lo stile pittorico di Sophia Schama (Sofia, 1966) è caratterizzato dall’uso di motivi dedotti dalla Natura e dalla tecnologia: erbe e motivi vegetali che, in un complesso di forme e colori, diventano elementi tubolari intersecati sino a creare un fitto viluppo segnico.
L’evoluzione dei suoi lavori mostra un gioco pittorico di colori e illusionistici spazi tridimensionali, un intreccio continuo e persistente di linee la cui prospettiva crea un movimento di continue oscillazioni.