Nel segno del Cavallino Rampante

Trento - 23/10/2014 : 12/04/2015

In occasione delle commemorazioni del Centenario della Grande Guerra, il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, la Provincia autonoma di Trento, il Museo “Francesco Baracca” di Lugo di Romagna (RA) e l’Aeronautica Militare organizzano a Trento una mostra per raccontare la figura del maggiore asso della caccia italiana durante la Prima Guerra Mondiale e la storia del cavallino rampante, recentemente riconosciuto come il simbolo italiano più famoso al mondo.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 25 ottobre 2014 al 12 aprile 2015, la mostra “Nel segno del Cavallino Rampante” racconterà la vita di Francesco Baracca e gli avvenimenti della Grande Guerra letti attraverso il vissuto dell’asso dell’aviazione italiana. Sarà inoltre l’occasione per parlare della storia del Cavallino Rampante, dalle origini del simbolo fino al suo impiego quale emblema distintivo di Baracca sugli aeroplani da lui pilotati, nonché dell’evoluzione – sotto il profilo iconografico e simbolico – del famoso emblema dopo il suo passaggio dal mondo aeronautico a quello delle corse automobilistiche e motociclistiche

Completerà il percorso una trattazione sulla persistenza del simbolo nell’ambito aeronautico, in quanto identificativo, da sempre, di alcuni tra i più importanti Stormi Caccia dell’Aeronautica Militare.

La mostra “Nel segno del Cavallino Rampante” sarà un’occasione senza precedenti, con tutti i più importanti cimeli presenti sul territorio nazionale e riconducibili alla figura dell’asso dell’aviazione Francesco Baracca esposti insieme a Trento.
Lungo il percorso espositivo troveranno dunque spazio cimeli e documenti provenienti dal Museo “Francesco Baracca” di Lugo (RA) – chiuso fino alla primavera 2015 per lavori di adeguamento antisismico – dalle collezioni di Aeronautica Militare, dal Vittoriale degli Italiani, una Alfa Romeo RL Targa Florio e una Fiat Chiribiri provenienti dalla Collezione Righini e una Ansaldo 4C Torpedo in prestito dal Museo Nicolis.
Integrati nella sagoma, a misura reale, del velivolo austro-ungarico Hansa Brandenburg C.I. matricola 61.57 troveranno posto i cimeli della prima vittoria di Baracca che fu anche la prima dell’aviazione italiana in combattimento aereo durante la Grande Guerra.
Come da tradizione del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni – dove le mostre temporanee rappresentano un’occasione per valorizzare il patrimonio non ancora esposto al pubblico – la mostra “Nel segno del Cavallino Rampante” porterà in esposizione anche importanti cimeli e pezzi appartenenti alle collezioni del Museo Caproni.

L’iniziativa, realizzata con l’amicizia del Museo Enzo Ferrari di Modena, vede inoltre la collaborazione della Ducati, della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, della Fondazione Ansaldo e del Museo Nicolis, che collaborano con la messa a disposizione di importanti pezzi e la redazione di contributi per i pannelli e il catalogo che verrà edito contestualmente alla mostra.


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Il percorso della mostra

Il percorso narrativo della mostra e i pezzi esposti permetteranno di affrontare contenuti relativi alla storia di alcuni grandi marchi industriali del nostro Paese: Ansaldo, Fiat, Ducati e, ovviamente, la stessa azienda Caproni, che hanno operato a cavallo tra i settori delle costruzioni meccaniche, automobilistiche, motociclistiche e aeronautiche.
Scopo degli approfondimenti è fare emergere l’eredità trasmessa dall’esperienza del settore delle costruzioni dell’aviazione a partire dalla Grande Guerra, ad altri settori dell’ambito metalmeccanico. Tra i marchi, per il contributo dato allo sviluppo dell’industria nazionale, verrà posta l’attenzione a Caproni, Ansaldo (della quale saranno esposte un’autovettura coeva dei due aeroplani originali – un esemplare del famoso S.V.A.5 del volo su Vienna e l’A.1 Balilla, primo caccia di progettazione italiana – facenti parte delle collezioni del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni) e Fiat, che per concentrazioni successive con Aerfer e Selenia ha portato all’attuale Alenia Aermacchi.

Il pubblico avrà a disposizione una libreria digitale dove scorrere fotografie, filmati e documenti storici relativi alla vita e alle imprese di Francesco Baracca.
Un film d’animazione, realizzato dalla Fondazione Casa di Enzo Ferrari, racconterà con linguaggio facilmente comprensibile anche dai più piccoli, il dono che la famiglia di Baracca fece del suo cavallino ad un giovane Enzo Ferrari.
Il forte legame che, da sempre, lega l’Aeronautica Militare alla scuderia di Maranello sarà ripercorribile attraverso filmati d’archivio messi a disposizione dal Centro Produzione Audiovisivi dell’Aeronautica Militare e relativi alle diverse sfide auto-aeroplano che hanno avuto luogo negli anni.
Particolare attenzione è stata posta per la fruibilità del percorso espositivo anche da parte di bambini e ragazzi. In quest’ottica, saranno a disposizione simulatori di volo ambientati nelle cabine di pilotaggio dello SPAD di Baracca e tra loro collegati; installazioni multimediali, 3D e di realtà aumentata che permetteranno di rivivere l’ultima battaglia dell’asso dell’aviazione o di provare un’esperienza diversa dal solito “entrando” nel famoso quadro che ritrae l’eroe, nel 1918, orgogliosamente in posa davanti al suo aeroplano sul campo volo di Padova.
I più piccoli potranno inoltre costruire il SPAD XIII sia virtualmente – con un gioco multimediale realizzato allo scopo – sia materialmente, assemblando i pezzi di un grande modello in scala.
La mostra “Nel segno del Cavallino Rampante” rappresenterà un contesto espositivo e culturale a partire dal quale alimentare riflessioni più ampie, oltre al tributo a una figura importante come quella di Francesco Baracca.



La storia del Cavallino Rampante

Il cavallino rampante – di colore argenteo su campo rosso, rivolto a sinistra e con la coda abbassata – era lo stemma araldico del “Piemonte Reale Cavalleria”, uno dei più prestigiosi reparti dell’Esercito Italiano, presso il quale Francesco Baracca prestò servizio ad inizio del Novecento.
Di lì a poco, il giovane cavallerizzo volle diventare aviatore e fu proprio il suo amore per i cavalli che lo portò negli anni successivi a scegliere di adottare, sebbene con alcune varianti, lo stesso stemma quale simbolo per i suoi aeroplani. Il cavallino rampante nero apparve per la prima volta su di un aeroplano pilotato dall’asso a inizio 1917 e divenne definitivamente l’insegna applicata sulla fusoliera degli aerei da lui pilotati nell’ambito della neo-costituita 91ª Squadriglia.
Il 19 giugno 1918 Francesco Baracca non rientrò da un volo di guerra sul Montello e il suo corpo fu trovato solo alcuni giorni più tardi accanto ai resti bruciati dello SPAD su cui volava.
Da quel momento, furono i genitori dell’asso a tenerne vivo il ricordo e fu un incontro – il 16 giugno 1923 durante il Circuito del Savio – tra il padre Enrico e un giovane Enzo Ferrari (all’epoca al volante di un’Alfa Romeo) a preparare la strada a quello che diventerà un mito a livello mondiale. Da quell’incontro derivò, infatti, il successivo tra la madre di Francesco e il costruttore modenese, al quale la contessa Paolina Biancoli donò il prezioso emblema accompagnandolo con queste parole: “Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna”.
“Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori con cui mi affidano l’emblema” – scriveva Enzo Ferrari il 3 luglio 1985 allo storico lughese Giovanni Manzoni - “Il cavallino era ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena”.
Il Cavallino Rampante tornò ad apparire come stemma della 91ª negli anni ’20, per ricevere poi una definitiva consacrazione quale insegna del 4º Stormo della Regia Aeronautica per volere di Amedeo d'Aosta che allora lo comandava. Lo stesso stemma fu inoltre impiegato per un periodo anche sulle moto Ducati, su richiesta dell’allora progettista Fabio Taglioni, originario di Lugo di Romagna. Il cavallino rampante vola tuttora sul timone di coda degli Eurofighter Typhoon dell'Aeronautica Militare e, come noto, corre sulle auto di Maranello.


APPROFONDIMENTI

Simulatore Cessna
Si tratta di un simulatore avanzato che permette un'esperienza di simulazione più approfondita rispetto al semplice gioco. Tutta la strumentazione e i comandi presenti nel pannello ripropongono la dotazione base di un Cessna 172. Il grande schermo frontale, liberato dagli ingombri del cokpit, è dedicato alla visualizzazione dello scenario come appare "al di la del lunotto" in un aereo reale, offrendo così al pilota virtuale una sensazione di volo più fedele e realistica.

Simulatori SPAD
I due simulatori storici propongono al pubblico una ricostruzione fedele dell'abitacolo interno dello SPAD. Calandosi nel velivolo il pilota-giocatore vivrà sensazioni simili a quelle vissute da piloti come il celebre asso Francesco Baracca. Il modello di simulazione realistico e la ricostruzione fedele dei comandi di volo e della strumentazione consentirà al pilota di apprezzare le sensazioni, e anche le difficoltà, del volo negli anni della grande guerra.

Francesco Baracca - Cenni biografici

Francesco, figlio unico di Enrico Baracca e Paolina de’ Biancoli, nasce a Lugo di Romagna il 9 maggio 1888. Da piccolo frequenta la scuola dai Salesiani, quindi prosegue gli studi presso il Collegio alla Badia Fiesolana, vicino Firenze, dove si dedica anche allo studio del violoncello e all’equitazione.
Francesco lascia Lugo all’inizio dell’autunno del 1900, senza sapere che da quel momento vi sarebbe tornato solo per brevi periodi. Nell’ottobre 1904, terminato il ginnasio, il giovane si trasferisce a Firenze, da amici di famiglia, per frequentare il Liceo Dante.

Baracca decide poi di intraprendere la carriera militare, nonostante l’opposizione del padre che lo avrebbe voluto laureato e dedito alla cura degli affari di famiglia.
Il prestigioso reggimento presso il quale presta servizio una volta conclusa la Scuola di Applicazione di Cavalleria a Pinerolo è il “Piemonte Reale”, il cui motto recita “Venustus et audax” (Bello ed audace).
Nel 1910, giunge a Roma da giovane sottotenente per il servizio di prima nomina e non perde occasione per rifarsi degli anni passati fra collegio e istituti militari, tuffandosi in quelle occasioni sociali e mondane alle quali gli ufficiali dovevano partecipare come parte dei loro doveri non scritti.

Nella buona società gli aitanti ufficiali facevano furore in un brillio di elmi e chepì, sciabole, spalline e speroni, partecipando a balli, opere teatrali, cacce a cavallo e concorsi ippici, sovente indebitandosi.
Baracca non ha però di questi problemi, perché se la paga di 2.000 Lire all’anno non basta, papà Enrico provvede di buon grado a pagare le spese del figlio.
La “dolce vita” di quel periodo non pregiudica però la considerazione di cui Francesco gode, testimoniata dai compiti da istruttore che gli vengono affidati e dalle eccellenti note caratteristiche compilate dai superiori. Nello stesso periodo, Baracca comincia a farsi notare in occasione di diverse competizioni a cavallo e nel 1911, a Tor di Quinto, vince addirittura un orologio di gran marca, che porterà fino alla morte.

A Roma, in quegli anni, muove i suoi primi passi l’aviazione e Baracca, durante le esercitazioni del suo squadrone, assiste ad alcuni voli sul campo di Centocelle scrivendone poi a casa. I possibili sottintesi non sfuggono però all’apprensiva madre che, nella lettera successiva, deve essere prontamente rassicurata.
Non è dato sapere quanto l’intento fosse sincero, certo è che l’idea di imparare a pilotare doveva essersi affacciata alla mente di Francesco, tanto che poi scrive alla madre – questa volta ben consapevole della menzogna – di aver fatto domanda per andare all’estero a imparare le lingue.

Quando, nella primavera del 1912, viene accolta la sua domanda di ammissione alla scuola di volo gestita dal pioniere e costruttore René Hanriot, Baracca si trasferisce in Francia, nei pressi di Reims. La prima esperienza di volo, il 4 maggio, lo lascia entusiasta.
Baracca stesso, scrive alla madre: «Sono arrivato all’aviazione per modo di dire, senza nemmeno saperlo e senza neppure farmi molto raccomandare, ed ora m’accorgo d’aver avuto un’idea meravigliosa perché l’aviazione ha progredito immensamente ed avrà un avvenire strepitoso».

Il 9 luglio 1912, Francesco ottiene il brevetto di pilotaggio francese e rientra in patria per iniziare la sua nuova carriera di aviatore, ma nel 1914 in Europa cominciano a soffiare venti di guerra. Il Regno d’Italia, sebbene ancora neutrale, si prepara a scendere in campo e nel dicembre 1914 la squadriglia di Baracca viene trasferita a Pordenone.

Nel frattempo, l’alleato francese si sta preparando a fornire all’aviazione italiana i velivoli da caccia di cui questa è completamente sprovvista e il 21 maggio 1915, con alcuni colleghi, Baracca si reca all’aeroporto Le Bourget, vicino a Parigi, per addestrarsi sul Nieuport 10. La fiducia dei superiori in lui e nelle sue capacità è tale che il suo nome compare per primo nella lista degli aviatori inviati oltralpe.

Viene assegnato a S. Caterina di Udine e dopo le prime deludenti esperienze ottiene infine il primo successo: il 7 aprile 1916, già prima dell’alba, gli aviatori vengono destati dal rumore di motori e dal fuoco della contraerea, partendo per l’intercettazione alle prime luci. Dopo una mezzora Baracca avvista un aereo altissimo che dal Tagliamento punta verso Gorizia e vira per tagliargli la strada, attaccandolo poi dal basso a distanza ravvicinata. Sotto i colpi del Nieuport il Brandenburg C.I 61.57 è costretto a scendere in territorio italiano e Baracca coglie la prima vittoria in combattimento aereo sua e dell’intera aviazione italiana.

Nei mesi seguenti aumenta il numero dei successi rivendicati dagli aviatori italiani e Baracca ottiene altre vittorie, gareggiando con l’amico, compagno di squadriglia e rivale Luigi Olivari nella classifica degli abbattimenti. Benché riconosciuta più tardi, il 25 novembre 1916 il cacciatore di Lugo ottiene vicino a Tolmezzo quella quinta vittoria che lo laurea asso. Grazie ai giornali il suo nome è ormai diventato familiare anche al di fuori dell’ambito dell’aviazione e la posta porta al campo di S. Caterina lettere di ammiratori da tutta Italia.

Nei primi mesi del 1917, gli attacchi italiani portano sul punto di rottura le truppe austro-ungariche e lo Stato Maggiore tedesco decide di inviare in soccorso un contingente che comprende anche agguerriti reparti aerei. Approfittando di una giornata delle rare giornate di cielo limpido Baracca è il primo ad abbattere due dei nuovi avversari in quella che fu pure la sua prima doppietta, il mattino del 22 ottobre.

Il 19 giugno 1918 Baracca decolla con un giovane tenente, Franco Osnago. Sul Montello, questi lo perde di vista, nota un aereo in fiamme e torna a Quinto in preda all’angoscia. Qui narra quanto ha visto, negando che vi fossero altri in volo. Il 24, quando l’avversario ha ripassato il Piave, Osnago, Ranza e il giornalista Garinei si recano in zona e incontrano il tenente Gobbi, che aveva trovato il relitto di un aereo e il corpo del pilota.

Sulla morte di Baracca molto si è detto e, sebbene attualmente non sia possibile giungere a una conclusione, le più recenti ricerche suggeriscono di non trascurare la rivendicazione austriaca che attribuisce la vittoria a un biposto.
Il corpo viene portato a Quinto, poi, in via del tutto eccezionale a Lugo, ove ha luogo una cerimonia con la partecipazione della cittadinanza e di delegazioni venute da ogni parte.

Baracca con la morte entrò definitivamente nel Pantheon degli eroi nazionali: la 91ª Squadriglia venne ribattezzata col suo nome e accanto alle iniziative ufficiali altre si presentavano a testimoniarne la fama.
Nel primo dopoguerra si moltiplicarono le dediche di monumenti, strade e scuole mentre grazie ad Amedeo d’Aosta il Cavallino tornava a volare legando le sue sorti al 4º Stormo. Anche la Regia Marina volle ricordare l’asso intitolandogli un sommergibile oceanico della Classe Marconi che fu varato il 21 aprile 1940.
Dopo la Seconda guerra mondiale non diminuì la popolarità dell’asso, con il contributo del successo in tutto il mondo delle auto di Enzo Ferrari, mentre dalle ceneri del conflitto l’Aeronautica Militare continuava a custodire quel patrimonio di tradizioni di cui Baracca era parte cospicua.

Il Museo Francesco Baracca – cenni storici

La casa natale di Francesco Baracca ospita oggi un suggestivo percorso espositivo che parte dagli effetti personali legati alla giovinezza e alla carriera di Baracca per giungere al prezioso esemplare di velivolo Spad VII del 1917, perfettamente restaurato.

Il Museo rappresenta il punto di partenza di un itinerario cittadino che comprende il Monumento e la Cappella Sepolcrale. Progettato e ultimato nel 1936 dallo scultore faentino Domenico Rambelli, il Monumento a Baracca è giudicato una delle massime espressioni della scultura italiana del Novecento. Copre un’area di 1040 mq ed è interamente rivestito di travertino di Tivoli.
Alla statua in bronzo, alta m 5,70, issata su un basamento che reca le date e le località delle vittorie dell’aviatore, fa da sfondo un’enorme ala – alta 27 metri – sui cui fianchi sono scolpiti in bassorilievo i simboli dei reparti cui Baracca appartenne in Cavalleria e in Aviazione: il cavallino rampante col motto “Ad Maiora” e l’ippogrifo, simbolo mitologico della vittoria dell’uomo nei cieli.

Conclude l’itinerario la Cappella sepolcrale (1923), decorata dall’artista lughese Roberto Sella, collocata nel cimitero cittadino, al cui interno si può ammirare il maestoso sarcofago fuso col bronzo dei cannoni austriaci del Carso.