Nanda Vigo & Tania Pistone – Dal Prototipo Terrestre alla Penna Spaziale
In occasione del Salone del Mobile 2026, Archivio Nanda Vigo è lieto di presentare “Dal Prototipo Terrestre alla Penna Spaziale” un dialogo tra Nanda Vigo (1936-2020) e Tania Pistone (1969): due artiste di diversa generazione che hanno intrecciato la loro ricerca artistica alla produzione di design.
Comunicato stampa
In occasione del Salone del Mobile 2026, Archivio Nanda Vigo è lieto di presentare “Dal Prototipo Terrestre alla Penna Spaziale” un dialogo tra Nanda Vigo (1936-2020) e Tania Pistone (1969): due artiste di diversa generazione che hanno intrecciato la loro ricerca artistica alla produzione di design, superando ogni rigida compartimentazione a favore di una visione integrata delle arti.
Dal 21 aprile al 22 maggio, nello spazio di via Gorani a Milano, saranno presentati due oggetti inediti: il prototipo recentemente riscoperto di un tavolo da lavoro disegnato da Nanda Vigo alla fine degli anni Settanta per l’azienda brianzola Glas -mai esposto prima- e la penna spaziale di Tania Pistone, ideata nel 2024 come omaggio a Nanda Vigo e presentata ora al pubblico per la prima volta. Per celebrare la venuta alla luce di queste due creazioni, l’Archivio Nanda Vigo invita il pubblico più curioso a un aperitivo serale che si terrà giovedì 23 aprile presso la sede milanese.
Dai caratteri forti e con i piedi saldamente ancorati a terra, Nanda Vigo e Tania Pistone hanno sempre rivolto lo sguardo verso altre dimensioni alla ricerca di nuovi orizzonti astrali e possibili realtà conoscitive, muovendosi prima in ambito artistico per approdare poi anche al design. Come scrisse Nanda Vigo in L’Arte e il Design (1993): “Per quanto mi riguarda, ho talmente amato l’arte, da sempre, che mi pare impossibile disgiungere l’oggetto d’uso dal segno artistico”.
Nato dalla longeva collaborazione dell’artista milanese con la celebre azienda Glas, il progetto presentato in mostra è un prototipo disegnato da Nanda Vigo alla fine degli anni Settanta in occasione del Salone del Mobile. A seguito di un cambiamento nel programma espositivo, il tavolo fu escluso dallo stand della Glas e da allora non venne più presentato al pubblico. Ideato come tavolo da lavoro o da ufficio, il mobile presenta un design pulito e lineare grazie alla trasparenza del piano e alla leggerezza visiva data dalla struttura portante in metallo verniciato e legno. Dai colori pastello e le linee minimali, il tavolo si integra armoniosamente con l’ambiente circostante, senza tuttavia passare inosservato grazie alle sue geometrie diagonali e ai dettagli della base.
Ad accompagnare il mobile di Nanda Vigo è la “penna dell’astronauta” di Tania Pistone che, dopo una carriera artistica e una vasta produzione di gioielli d’artista, presenta il suo primo oggetto di design a produzione semi-industriale. Questa penna nasce come omaggio all’artista e designer milanese a seguito della mostra “Impulso per un Viaggio” (2024) presso la Galleria Allegra Ravizza di Lugano, che vide per la prima volta le due artiste a confronto in una doppia personale.
In omaggio al fascino che lo spazio e l’universo hanno sempre esercitato su Nanda Vigo, Tania Pistone sceglie di intervenire sulla Fisher Space Pen, disegnata da Paul C. Fisher a metà degli anni Sessanta -anticipando dunque il primo allunaggio del 1969- e nota per la sua straordinaria capacità di scrivere nello spazio, funzionando sia a temperature estreme sia in assenza di gravità. Unendo dunque la propria ricerca artistica a questa importante storia tecnologica e spaziale, l’artista reinterpreta l’oggetto di scrittura attraverso interventi incisori e pittorici, stratificando una fitta trama di pensieri e aforismi illeggibili insieme a grafemi ancora oggi indecifrati, come il sistema di scrittura Rongorongo. In questo processo, l’oggetto funzionale mantiene la propria praticità e, allo stesso tempo, si trasforma in superficie narrativa e spazio creativo.
Con una calligrafia fine ed elegante, Tania Pistone utilizza da sempre la scrittura come elemento cardine della propria ricerca, privandola tuttavia della sua funzione primaria, la leggibilità, per generare un’intima narrazione del subconscio, diversa e personale per ogni osservatore.
In questo dialogo tra oggetti riscoperti e reinterpretati, che uniscono l’estro artistico alla funzione pratica e la ricerca al racconto, l’esposizione si configura come un attraversamento simbolico dalla dimensione terrestre a quella cosmica richiamando la vastità dello spazio che l’essere umano è in grado di immaginare, esplorare e sperimentare.