Mimmo Paladino

Milano - 12/05/2016 : 18/07/2016

La Galleria Stein presenta un'ampia retrospettiva di Mimmo Paladino (Paduli, 1948) negli spazi storici di Corso Monforte e nei grandi ambienti di Pero. Due mostre che insieme intendono raccontare dal principio e nei passaggi più significativi e spettacolari il percorso di uno dei più importanti artisti italiani.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA CHRISTIAN STEIN
  • Indirizzo: corso Monforte 23 20122 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 12/05/2016 - al 18/07/2016
  • Vernissage: 12/05/2016
  • Autori: Mimmo Paladino
  • Curatori: Eduardo Cicelyn
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Dal martedì al venerdì: 10 – 13 / 14 – 19, sabato: 10 – 13 / 15 – 19
  • Uffici stampa: CLP

Comunicato stampa

La Galleria Stein presenta un'ampia retrospettiva di Mimmo Paladino (Paduli, 1948) negli spazi storici di Corso Monforte e nei grandi ambienti di Pero. Due mostre che insieme intendono raccontare dal principio e nei passaggi più significativi e spettacolari il percorso di uno dei più importanti artisti italiani.
Il filo di quest’ampia antologica si dipana attraverso sette stazioni, quanti sono gli ambienti espositivi entro cui le opere sono state selezionate per gruppi tematici

Se l'origine è a Milano, in Corso Monforte, dove sono raccolti i lavori iniziatici del giovanissimo artista che negli anni Settanta si rivolge alla pittura per definire la propria identità, nella più grande delle sei sale di Pero la maestosa installazione presentata per la prima e unica volta alla Biennale nel 1988 diventa il cardine visionario intorno a cui ruota la vicenda di un artista ormai maturo e consapevole di sé. E' qui a Venezia che Paladino dimostra di aver saputo rielaborare ed estendere in modi nuovi, oltrepassando la superficie delle pareti, il suo lavoro con il segno, il colore e i materiali più vari.
Poi, dalle geometrie che analizzano lo spazio e lo ridisegnano alla scultura che è riflessione sugli elementi archetipici di forma e volume fino alla sala dei grandi quadri dai colori primari, gialli, rossi, bianchi e neri, il percorso espositivo procede per discontinuità e differenze. La sala dell'oro, uno degli elementi fondanti del linguaggio di Paladino, tra la luce gialla e i timbri del nero e del bianco che ne punteggiano la superficie, fa da controcanto luminoso alla grande opera dei legni bruciati tra arti spezzati e figure nere consumate dal fuoco. Come l'apocalisse di segni e macchie che si affollano danzando su una parete diventa lo sfondo di una scultura che poggia tutto il suo peso sul gomito di una figura vigile e silenziosa. Da una sala all'altra, da un inizio all'altro, attraverso numerosi passaggi e ritorni, l'opera di Paladino si manifesta qui a Milano in tutta la sua complessità, svelando la formazione concettuale e analitica, dato inalienabile di un lavoro pittorico mai casuale, che proprio perciò può spaziare fra le istanze della tradizione e quelle dell’avanguardia e attingere liberamente da culture arcaiche ed extraeuropee, sapendo sempre scegliere chi e che cosa guardare.
Il viaggio per le immagini salienti della carriera prolifica e multiforme di Paladino è propedeutico per comprendere come già dai primi quadri attraversati da rami e legni, oppure affiancati da elementi tridimensionali, che in certi casi sono oggetti e sculture, moltissime sue opere si presentano come vere e proprie installazioni. E anche per capire che i soggetti non sono mai semplicemente figurativi, perché quanto si dà come pittoricamente visibile è sempre il risultato di un linguaggio formale che incamera e restituisce il fantasma o i fantasmi attraverso tutto quanto può diventare o essere pittura e figura. Tant'è che spesso le immagini scaturiscono dalla proliferazione o stratificazione di segni e materie, che creano grovigli e frammenti a volte dichiarando un significato, a volte alludendo, a volte nascondendo. Ed è perciò comprensibile e legittimo che si legga nei suoi lavori l’affiorare di una cultura arcaica e mediterranea, al punto che il linguaggio dell’arte e la pratica d’artista con Paladino sembrano essere qualcosa di magico o di sciamanico, il luogo di un rito o di una tragedia. D'altronde le sue opere, pur essendo figurative e simboliche, evocano significati e contenuti senza mai svelarne l’origine, ma solo esprimendone l’ombra, la maschera o la traccia archetipica.
Tuttavia questa grande mostra milanese prova a ripensare la figura di Paladino da una diversa prospettiva, che è quella di un pittore anche scultore, scenografo, architetto e cineasta. O più semplicemente e in una sola definizione, nella funzione demiurgica di un moderno regista visivo aduso a collocare di volta in volta segni e materie, colori e oggetti in un paesaggio in movimento tra presente, passato e futuro.