Michelucci e l’arte sacra a Pistoia

Monsummano Terme - 20/01/2012 : 28/01/2012

Mostra documentaria che consente di cogliere il rapporto duraturo di un architetto, ma anche teorico e soprattutto operatore culturale, con un territorio, quello pistoiese, e con il rinnovamento della tipologia dello spazio sacro ed il suo ineluttabile confronto con l’arte sacra. La chiesa della Vergine a Pistoia, con le stazioni della via crucis realizzate per tale edificio, costituisce un esempio paradigmatico per sviluppare una riflessione più ampia.

Informazioni

Comunicato stampa

Gli interventi di ROBERTO AGNOLETTI e ALESSANDRO ANDREINI, consentiranno di cogliere il rapporto duraturo di un architetto, ma anche teorico e soprattutto operatore culturale, con un territorio, quello pistoiese, e con il rinnovamento della tipologia dello spazio sacro ed il suo ineluttabile confronto con l’arte sacra. La chiesa della Vergine a Pistoia, con le stazioni della via crucis realizzate per tale edificio, costituisce un esempio paradigmatico per sviluppare una riflessione più ampia


Il progetto della chiesa viene approvato dalle autorità ecclesiastiche nel 1950, ma tra il 1954, data di inizio dei lavori, ed il 1956, quando la chiesa viene consacrata ed aperta al culto, il disegno iniziale subisce varie modifiche. Del progetto del ‘49 si mantiene la soluzione dell’alta cortina muraria in mattoni con forti nervature, che richiama la semplicità e la sobrietà costruttiva degli ordini monastici mendicanti, con particolare riferimento alla chiesa gotica di San Domenico a Pistoia. In fase esecutiva si rinuncia alla copertura a volta ribassata dell’aula per l’attuale sistema di copertura a capriate in cemento armato. Lo spazio interno della chiesa, semplice e austero, è scandito soltanto dal succedersi di pronunciate paraste nella parte alta della parete e inferiormente dal ritmo più ampio dei portali in c.a. a vista che, aggettando dalla parete perimetrale intonacata, delimitano nicchie che incorniciano le stazioni della Via Crucis, grandi sculture eseguite a partire dagli anni Sessanta da artisti diversi che hanno lavorato con i materiali più vari, dalla terracotta, alla pietra, al cemento seguendo le indicazioni dell’architetto progettista e del parroco. Si ricordano in particolare le opere di Pellegrino Banella, Flavio Bartolozzi, Quinto Martini e Jorio Vivarelli, autore anche del grande Crocifisso ligneo che sovrasta l’altare maggiore.
Flavio Bartolozzi è nato a Pistoia nel 1938, dove tutt’ora vive e opera come artista nonchè instancabile operatore e organizzatore di eventi culturali. La sua formazione artistica inizia con maestri quali Angelo Maria Landi, Alberto Caligiani, Onofrio Martinelli e Renzo Grazzini, ma fu Giovanni Michelucci, che apprezzava i suoi disegni, a stimolarlo a realizzare le prime opere di scultura, commissionandogli prima l’altorilievo della quarta stazione della Via Crucis alla Chiesa della Vergine, e negli anni successivi anche la sesta (1992), la nona (1967), decima (1993) e undicesima (1974). Grande importanza riveste per lui l’arte toscana del Rinascimento, su cui è tornato più volte a riflettere, ma soprattutto le problematiche sociali ed etiche del tempo presente, vissuto con la presunzione di poter influenzare l’andamento del vivere stesso attraverso la creatività, unica e vera peculiarità umana. Dal 1964 al 1971 lavora in Svizzera con lo scultore Zschokke, torna in Toscana per dedicarsi all’insegnamento e all’attività espositiva.
Quinto Martini (1908 - 1990) nato a Seano, è stato artista e scrittore sostanzialmente autodidatta, scoperto fin dal 1926 dal già famoso Ardengo Soffici che si era ritirato a Poggio a Caiano a dipingere la natura e la Toscana degli agricoltori. Soffici riconobbe nel giovane Martini quella genuinità che stava cercando e lo coinvolse nella prima mostra de "Il Selvaggio" con Maccari, Carrà, Rosai, Morandi, Lega, Semenghini. Tra il 1928 e il 1929 Quinto Martini è a Torino, dove incontra Casorati, Pavese e Carlo Levi, uno degli interlocutori fondamentali della sua vita. Dagli anni '30 l'artista ha iniziato a lavorare sulla figura del Mendicante che, interpretata attraverso materiali umili, diviene metafora antiretorica: nascono dipinti e terrecotte dove si descrive la povertà attraverso la povertà di strumenti e le figure sono allungate e simbolicamente piegate a Terra. Dal 1934 espone alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. Nel 1947 l'artista ha animato il "Nuovo Umanesimo", gruppo artistico con Capocchini, Cavalli, Colacicchi, Gallo, e Martinelli.
Jorio Vivarelli (Fognano, 1922 – Pistoia, 2008) Figlio di uno scalpellino, si forma come artigiano ed è solo dopo la guerra, al ritorno dalla prigionia, che avvia la sua attività artistica. Nel 1951 trova lavoro alla fonderia Michelucci a Pistoia dove incontra l'architetto Giovanni Michelucci con cui avrà un'intensa collaborazione. Sono di quegli anni il Crocifisso ligneo della Chiesa della Vergine a Pistoia e quello della Chiesa dell'Autostrada di Michelucci, ma sul tema della crocifissione l’artista torna più volte fino al il "cristo redentore" in bronzo nella Chiesa Rettoria di Cristo Redentore a Monsummano Terme (PT). Nel 1955 Vivarelli conosce l'architetto americano Oscar Gregory Stonorov alla mostra su Frank Lloyd Wright a Palazzo Strozzi a Firenze, diventano amici e iniziano a collaborare. Vivarelli lavora negli Stati Uniti, due grandi opere in due piazze di due città americane: Filadelfia e Detroit. Si reca in Michigan, al Black Lake dove lavora con l'UAW Family Education Center.Dal 1959 si dedica all’insegnamento. Nel 1963 fa parte del Gruppo Intrarealista che nel luglio 1967 si presenta a Palazzo Strozzi a Firenze, tra gli altri: Fellini, Finetti, Santachiara. Nel 1970 torna a Pistoia. Sulle colline intorno alla città si fa costruire una casa-studio su progetto dell'architetto Stonorov, casa che diventa il suo rifugio e che è attualmente sede di fondazione.
Giovanni Michelucci (Pistoia, 1891 – Firenze, 1990) è stato un architetto, urbanista, considerato uno dei maggiori architetti italiani del XX secolo, celebre come capogruppo dei progettisti della stazione di Firenze Santa Maria Novella e come autore della chiesa dell'Autostrada del Sole. Una nuova stagione per l’architettura italiana si è aperta con la realizzazione di una piccola chiesa a Collina, nei pressi di Pistoia, intesa non solo come luogo sacro e di celebrazione, ma anche come spazio di aggregazione tra i fedeli; infatti, le forme derivarono da quelle delle case coloniche che insistevano nei dintorni a sottolineare la volontà di avvicinare la popolazione al proprio luogo di culto A partire dagli anni cinquanta si registrano numerose realizzazioni nel campo dell'architettura sacra, che vedrà Michelucci assoluto protagonista anche nei decenni successivi: la chiesa della Vergine a Pistoia (dove si avverte un'adesione al patrimonio del passato, pur senza convenzionalità), la chiesa della Beata Maria Vergine di Pomarance, la piccola cappella di Lagoni di Sasso a Sasso Pisano, la chiesa del Cimitero della Vergine a Pistoia. Sempre a Pistoia, nel 1959 innalzò una chiesa all'interno del Villaggio Belvedere: l'edificio, concepito ancora come spazio di unione e socializzazione dei fedeli, presenta una planimetria fortemente dilatata, con una sinuosa copertura che preannuncia la ricerca di un'architettura simbolica, legata ai temi della tenda e della croce, temi che raggiungono il massimo compimento nel San Giovanni Battista dell'Autostrada. A questo progetto seguirono il suggestivo Santuario della Beata Vergine della Consolazione a San Marino, le chiese di Arzignano e di Longarone, epicentro del disastro del Vajont, oltre a vari progetti non realizzati.