Michele Fabbricatore / Giovanni Manna – Orlando furioso

Pistoia - 11/01/2015 : 07/02/2015

La sensibilità dei due artisti figurativi, avvezzi al confronto con la rappresentazione di opere letterarie, si confronta in queste opere con la visionarietà onirica del poema cavalleresco di Ariosto attraverso acquerelli, acqueforti, sculture.

Informazioni

Comunicato stampa

Domenica 11 gennaio 2015 alle ore 17.30, presso Lo Spazio di via dell'ospizio, verrà inaugurata la mostra di Michele Fabbricatore e Giovanni Manna, Orlando furioso.
Un percorso originale e suggestivo nel poema di Ariosto, attraverso gli acquarelli, le acqueforti e le sculture dei due artisti. La sensibilità dei due artisti figurativi, avvezzi al confronto con la rappresentazione di opere letterarie, si confronta in queste opere con la visionarietà onirica del poema cavalleresco

Le loro opere sviluppano un dialogo non solo con il poeta cinquecentesco ma anche tra di loro attraverso le affinità e le divergenze nella loro lettura e intrepretazione iconica del poema. Le opere di Fabbricatore e Manna bene rappresentano l'ambiente evocato da Ariosto e il senso dell'azione degli eroi del poema, tra incantamento, desiderio e simulacri.
Ispirate all'equilibrio ed all'armonia, dai colori chiari e luminosi, dalle atmosfere allusive ed evocatrici, le opere di Fabbricatore e Manna, colgono perfettamente lo stato di perenne incantamento e meraviglia che muove i personaggi del testo all'azione.

«L'Orlando furioso – sostiene Giovanni Manna – è un poema che ha da sempre fortemente colpito e nutrito il mio immaginario, per lo stile linguistico, l'ambientazione, le evocazioni. L'Ariosto racconta un ambiente a lui precedente, medioevale, caricandolo però di una visione che è quella a lui contemporanea. Crea dunque un mondo fantastico, magico, assolutamente distante dal reale, che è arrivato così, intatto, fino a noi. Il linguaggio ironico, ricchissimo e musicale crea assonanze affascinanti, che ritrovo nella musica del Cinquecento, nelle splendide composizioni per liuto che mi hanno accompagnato nella realizzazione di queste mie illustrazioni».

«Quello che subito ha catturato il mio interesse – scrive Michele Fabbricatore – è questa specie di “incantamento” che avvolge tutti i personaggi, ognuno è preda della propria fissazione o mania e vive in una specie di trance ipnotica. Nessuno però riesce a combinare niente, in tutte le loro azioni c'è sempre un senso di incompiuto e di vano. Nessun eroe riesce amai a realizzare il proprio obiettivo (o fissazione) perchè giunge sempre qualcosa di inaspettato, una “distrazione” che lascia le loro azioni sospese. Tutto è una corsa vorticosa, insensata e vana, come se non esistesse il tempo per una pausa, per fermarsi e riflettere. Questi paladini dentro le loro armature appaiono quasi degli esseri meccanici che rispondono meccanicamente allo stimolo sollecitazione-risposta in una inconcludente frenesia e ardore. Il palazzo del mago Atlante è l'emblema di questa dimensione proiettiva dei desideri: gli eroi sono prigionieri con il trucco magico di far apparire a ognuno il simulacro della cosa o della persona che va inseguendo. È un labirinto di schermi vuoti dove ognuno proietta il film dei propri desideri».