Meret Oppenheim. Afferrare la vita per la coda

Milano - 20/12/2014 : 20/12/2014

Johan & Levi ha pubblicato questa biografia che ripercorre la vita privata e artistica, approfondendo le relazioni affettive, le modalità di lavoro e l’irrefrenabile creatività dell’artista, con sorprese e rivelazioni che affiorano dalla corrispondenza della Oppenheim.

Informazioni

Comunicato stampa

Il booktour del volume dedicato a Meret Oppenheim (1913-1985) prosegue a Milano: appuntamento con Martina Corgnati e Cristina Giudice alla Libreria delle donne di Milano sabato mattina alle ore 11. Vari cataloghi si sono occupati di questa artista tedesca di nascita e svizzera d'adozione, ma nessuna pubblicazione, ad oggi, si è concentrata sulle sue vicende private. Johan & Levi ha pubblicato questa biografia che ripercorre la vita privata e artistica, approfondendo le relazioni affettive, le modalità di lavoro e l’irrefrenabile creatività dell’artista, con sorprese e rivelazioni che affiorano dalla corrispondenza della Oppenheim



Donna, artista, outsider, icona: dal fulmi­nante esordio con Colazione in pelliccia, destinato ad aprirle poco più che ventenne le porte del MOMA, al lungo e impervio cammino intra­preso per liberarsi di ogni etichetta artistica, ideologica e di genere, Meret Oppenheim (1913-1985) è una delle poche figure femminili della storia divenute leggendarie per aver osato sfi­dare regole e pregiudizi millenari in nome di una vocazione autentica.

Una vocazione artistica ed esistenziale che la porterà a scelte e posizioni di rottura tutt’altro che facili, non solo nei confronti della società benpensante dell’epoca ma anche degli insi­diosi pregiudizi cui non può dirsi immune lo stesso milieu artistico e letterario del suo tempo. Musa venerata da Man Ray, pupilla irriveren­te di Breton, complice e lei stessa protagonista delle più grandi sperimentazioni e delle più ap­passionanti avventure artistiche del Novecen­to, Meret Oppenheim si muove lungo il secolo con la libertà e l’originalità disinvolta e a tratti sofferta dei purosangue.

Dall’avvicinamento alle teorie di Carl Gustav Jung al folgorante incontro con i surrealisti, dalla lunga lotta con la depressione all’attra­zione inesorabile che a soli vent’anni la lega fatalmente a Max Ernst, dall’intenso e profon­dissimo sodalizio artistico con Alberto Giaco­metti all’amicizia segreta e finora ignota con Marcel Duchamp, Martina Corgnati traccia un accurato e appassionante ritratto della donna e dell’artista che, contro i facili stereotipi di un’arte tutta al femminile, sulla scia di Virgi­nia Woolf e di Lou Salomé ha avuto il coraggio di gridare alle donne di ogni tempo: «La libertà non ci viene data, dobbiamo prendercela».



Il volume è stato realizzato con il supporto di


L'AUTRICE

Martina Corgnati, storica dell’arte e curatrice, è docente di Storia dell’arte presso l’Accademia Albertina di Torino. Si è occupata di arte femminile e arte moderna e contemporanea del Mediterraneo e Vicino Oriente. Tra le sue pubblicazioni, Artiste. Dall’Impressionismo al nuovo millennio (2004), L’opera replicante. La strategia dei simulacri nell’arte contemporanea (2009), I quadri che ci guardano. Opere in dialogo (2011). Prima di scriverne la biografia ha lavorato a lungo sulla figura di Meret Oppenheim di cui ha curato la prima retrospettiva italiana dopo la morte dell’artista al Palazzo delle Stelline di Milano (1998-99) e, assieme a Lisa Wenger, la raccolta di lettere e documenti privati Meret Oppenheim. Worte nicht in giftige Buchstaben einwickeln (2013).