Mauro Molle – No We Can’t

Roma - 06/10/2013 : 06/10/2013

Una parete di “facce” rappresenta il puzzle caotico del nostro quotidiano. I suoi “potenti” vengono esposti dall’artista attraverso la loro immagine, per mezzo di frame rubati dal reale.

Informazioni

Comunicato stampa

L’installazione in Site Specific come esperienza d’interazione tra arte e luogo, quindi fenomeno di natura sociale, è innanzitutto espressione di un desiderio di riappropriazione degli spazi pubblici e privati attraverso l’arte. Manifestazione della necessità avvertita dagli artisti e dal pubblico, di liberare Arte dagli spazi a essa deputati, per inserirla e viverla nel contesto condivisibile, inteso come campo d’azione del reale e del possibile

La clausura imposta ai manufatti relegati agli spazi della galleria, del museo, della protezione e ossessiva attenzione, meccanismo diretto da un mercato che fonda le sue regole sui “preziosi”, ha allontanato Arte dall’uomo, lasciando “addetti”- interdetti al fianco di visitatori-distratti. Questo automatismo malsano, figlio di un progetto culturale che sembra fondarsi sulla volontà di alienare il pubblico, limitando la sua attenzione al valore dell’oggetto più che al suo concetto, è direttamente collegato all’effettività di un quotidiano estraniante, in cui si alternano assurde vicissitudini legate alla politica e alla cronaca, e di cui noverazione sembra essere l’unico parametro d’affronto. Tanto che Il concetto di somma, troppo spesso, supera quello di significato. In questo contesto, gli interventi artistici di natura urbana, si presentano come fenomeno di rottura e la loro forza è insita alla capacità di richiamare l’attenzione sulla necessità di vivere quello che ci spetta di diritto: i nostri luoghi e il nostro presente, attraverso una necessaria presa di coscienza. Senza mai dimenticare che le Arti sono l’immagine dell’ambiente della vita, segno della civiltà stessa, della sua storia e della sua continua evoluzione.
Questa la verità in cui nasce l’opera di Mauro Molle: “No, We Can’t”.
Una parete di “facce” rappresenta il puzzle caotico del nostro quotidiano. I suoi “potenti” vengono esposti dall’artista attraverso la loro immagine, per mezzo di frame rubati dal reale. Queste “facce” creano il muro d’immagini installato sulla superfice dello spazio InQuadro, costringendolo immobile espositore di azioni bloccate. Un taglio netto è affidato alla porta realizzata all’interno della struttura-muro, tramite che veicola il messaggio dell’artista. Oltre l’uscio ideale, infatti, Molle installa una grande tavola dipinta con l’immagine di un feto “luminosissimo”, metafora di nuova speranza e possibilità inespressa. Il ritratto si scorge e si riconosce immediatamente davanti all’installazione, palesando il suo significato d’invito all’azione: aprire quella porta; superarla dopo aver preso coscienza; continuare a credere.
L’uso dell’immagine riconoscibile in una società dalla cultura iconoclasta, rappresenta il mezzo con il quale Mauro decide di condividere la sua posizione oltre il messaggio, dimostrando l’assunzione di responsabilità necessaria e insita al ruolo dell’artista. Nell’installazione “ No, We Can’t” l’incapacità dei diretti interessati è chiamata in causa e dichiarata, la presa di coscienza è necessaria. La fiducia è riposta in ogni singolo uomo.
“No, We Can’t” costudisce il messaggio positivo e propositivo di una moderna Epifania: il Muro è il caos che la precede, la Porta interpreta il ruolo di un Annunciazione, l’Immagine su cui si apre è Speranza. Il suo nome è Futuro

Romina Guidelli