Maurizio Savini – Potenza della delusione

Roma - 04/09/2013 : 15/09/2013

La mostra vuole far conoscere l’universo pittorico dell’artista attraverso una collezione di circa trenta opere che ripercorrono tutto il lavoro dal 2000 fino al 2013.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra “Potenza della delusione” di Maurizio Savini, ospitata al Complesso del Vittoriano dal 4 al 15 settembre 2013, vuole far conoscere l’universo pittorico dell’artista attraverso una collezione di circa trenta opere che ripercorrono tutto il lavoro dal 2000 fino al 2013. “Siamo al cospetto di un uomo che conosce la strada, che sa fiutare la vita che vi scorre dentro, interpretando le dinamiche di un’umanità, ormai disumanizzata, regredita. Un Medioevo privo di spiritualità e speranza

Savini, con l’attività di un giullare al quale è concesso prendersi gioco dei re, sembra dirci che, per sopravvivere nella nostra epoca, occorra giocare con i suoi apparati spettacolari che celano l’angoscia del nichilismo, e per questo il sapore superficiale delle sue opere (che un sapore lo hanno davvero) è quello ingannevole e dolce del chewing gum che le riveste, ma solo per nascondere quello acre della denuncia del dissenso e delle delusione” (Stefano Riccioni).

La mostra curata da Giulia Abate è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando in collaborazione con la Galleria Mucciaccia di Roma e sarà inaugurata mercoledì 4 settembre p.v. alle ore 18.30 presso il Complesso Monumentale del Vittoriano.

Maurizio Savini nasce a Roma, studia architettura all’Università “La Sapienza” di Roma.
Nel 1992 tiene la sua prima mostra personale a Dusseldorf. Da quel momento seguiranno moltissime esposizioni personali in Italia e all’estero. Il suo impegno artistico va oltre la scultura, realizzerà importanti scenografie.


La mostra
Tema della mostra ospitata al Complesso del Vittoriano è dedicato alla “potenza della delusione”che lo stesso artista definisce:“La potenza della delusione è vedere un affresco che si sgretola lasciando visibile il disegno. Se sovrappongo questa idea di radice poetica su un pensiero razionale ottengo una cifra, un modulo che mi permette rapidamente di leggere le urgenze collettive, le motivazioni che muovono la società in cui viviamo … una società che iniziava a sentire i primi sintomi di un male che sarebbe poi risultato incurabile, un germe che non aveva ancora distrutto la complessità del disegno…”.
La gomma da masticare di colore rosa con cui sono realizzate le sue sculture, trasforma i suoi soggetti in oggetti non più convenzionali ma inediti e conferiscono a “pericolose realtà un tratto fiabesco o fantastico, in grado di neutralizzarne il potenziale negativo …. L’effetto principale del linguaggio artistico di Savini sarebbe quello di rendere guardabile una realtà inguardabile, di abituare l’occhio dello spettatore all’intensità e alla violenza del reale altrimenti insostenibile… dietro un’apparenza innocente… tutto si trasforma e diventa pericoloso come un animale feroce, un’arma tecnologica, uno speculatore di borsa” (Riccardo Palmisciano).
Le sue opere rappresentano l’emblema della realtà odierna: “Mastichiamo valori come fossero gomme da masticare che teniamo in bocca fintanto che hanno un sapore dolce, per poi sputarle subito via, senza ricavarne niente: una gomma da masticare non ha alcun valore nutrizionale” (Riikka Vainio).
Infine, con le parole della curatrice, Giulia Abate, “Le colorate e profumate sculture di Savini ci riportano come una madelaine proustiana ai giorni dell’infanzia, in cui il sapore dolciastro del chewing gum si mescola alla spensieratezza di un tempo ormai passato, scandito da giochi e delicati passatempi. Proprio la dimensione ludica di queste opere permette di osservare la realtà riprodotta dall’artista con un divertito e ironico sorriso e simultaneamente di considerarla nei suoi aspetti più macabri e crudeli.”