Maurizio Galimberti – Mythographie Polaroid

Roma - 10/03/2016 : 10/04/2016

SPAZIOMR arte e architettura presenta Mythographie Polaroid by Maurizio Galimberti il primo progetto espositivo che apre i battenti della nuova galleria ideata dall’arch. Marco Riccardi e dedicata al contemporaneo sotto la curatela di Alessia Carlino.

Informazioni

Comunicato stampa

SPAZIOMR arte e architettura presenta Mythographie Polaroid by Maurizio Galimberti il primo progetto espositivo che apre i battenti della nuova galleria ideata dall’arch. Marco Riccardi e dedicata al contemporaneo sotto la curatela di Alessia Carlino.
Mythographie è il racconto in polaroid di tre importanti città mondiali: Roma, Parigi, New York che divengono nella fotografia di Galimberti non solo la rappresentazione di un immaginario collettivo, bensì la visione creativa di un artista che con la sua particolare tecnica compositiva ha saputo coniugare la ricerca del movimento, tipico dell’avanguardia futurista, al racconto narrativo di matrice sperimentale



La fotografia di Galimberti registra l’istantaneità dello sguardo, i suoi mosaici costruiti attraverso l’utilizzo di polaroid rispecchiano la volontà di voler narrare allo spettatore una storia: la verità di un incontro, l’interiorità di una persona, le prospettive ardimentose di un paesaggio. In questo procedimento tecnico ed estetico l’artista mantiene in vita la poeticità del mondo circostante attraverso la testimonianza di chi è stato soggetto delle sue opere, un lirismo che lascia spazio al sentimento di indefinito, a una sorta di sospensione che accompagna le immagini e che investe l’osservatore di un piacere latente, di un tessuto emozionale che si basa anche sulla ricerca di brandelli di assenza. Un maestro della fotografia contemporanea, un artista che ha costruito il proprio linguaggio attraverso la sperimentazione visiva ed estetica.

Scrive Roland Barthes nel suo celebre saggio intitolato La Camera chiara: “Un dettaglio viene a sconvolgere tutta la mia lettura; è un mutamento vivo del mio interesse, una folgorazione. A causa dell’impronta di qualcosa, la foto non è più una foto qualunque. Questo qualcosa ha fatto tilt, mi ha trasmesso una leggera vibrazione, il passaggio d’un vuoto. Malizia del vocabolario: si dice ‘sviluppare una foto’, ma ciò che l’azione chimica sviluppa è l’insviluppabile, è un’essenza di ferita, è ciò che non può trasformarsi, ma solo ripetersi in forma di insistenza”.

Si potrebbe parlare del lavoro di Galimberti come la narrazione di un’immobilità viva, le sue immagini, frutto di molteplici contaminazioni e della personale volontà di donare ad ogni scatto l’immortalità di un tempo futuribile, si appropriano di un contesto familiare, noto ai più, ma che inevitabilmente allude a una nuova prospettiva, ad un’inedita declinazione dello sguardo.

Mythographie è la celebrazione figurativa di un’estetica post moderna, il linguaggio dell’artista si manifesta nello sviluppo di un originale corollario rappresentativo: nelle architetture metropolitane, come nell’intimità di un ritratto, Galimberti costruisce un’immagine “scenotecnica”, capace di accompagnare lo spettatore all’interno di uno spazio illusorio che contiene in sé elementi visuali di fascinazione.
Un corpus di opere dell’artista, dedicato a Roma e realizzato ad hoc per la mostra, presenterà al pubblico la compagine astratta del suo lavoro. Grazie alla tecnica di manipolazione della polaroid, Galimberti plasma la pellicola attraverso una gestualità puramente pittorica, ogni scatto delinea l’assenza di coordinate specificatamente formali; l’accuratezza del segno, la sua trasfigurazione oggettuale ne definiscono l’essenza e la concreta appropriazione. Galimberti opera nei tessuti rappresentativi dell’avanguardia del Novecento, donando al concetto dadaista originali sfumature descrittive, suggellando nella decostruzione poetica l’esecuzione di un nuovo simbolismo.

Un’ultima sezione del percorso espositivo sarà dedicata al ritratto. Durante la sua carriera l’artista ha fotografato i più grandi rappresentanti del mondo del cinema, della cultura, della musica, della letteratura, il ritratto è un segno distintivo di Galimberti, l’intimità che il fotografo riesce ad instaurare e a trasmettere nelle fisionomie silenziose immortalate nei mosaici di polaroid, costituiscono un percorso introspettivo mai univoco, laddove il mito e la sua aurea svaniscono cedendo il passo all’aspetto umano e privato del personaggio effigiato. La mitografia si rivela come pura esegesi stilistica, la fotografia di Galimberti squarcia il velo dell’icona e offre allo sguardo la mirabile eloquenza del reale nella forma di un oggetto unico, irriducibile e irrefutabile.



Un ringraziamento speciale per l’organizzazione e la realizzazione del progetto espositivo Mythographie a Benedetta Donato, Paolo Cerù, Federica Ragni e Luca Molducci.