Maurizio Bongiovanni – As we may think

Milano - 15/11/2012 : 11/01/2013

In tutti i lavori, anche di grandi dimensioni, sono ricorrenti temi di carattere esistenziale e atmosfere metafisiche, cui si contrappone la riflessione sul linguaggio e la composizione pittorica. Ovunque è presente un senso di fluidità, come un dissolversi della materia sulla superficie delle opere.

Informazioni

  • Luogo: UNO+UNO
  • Indirizzo: Via Ausonio 18 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 15/11/2012 - al 11/01/2013
  • Vernissage: 15/11/2012 ore 19
  • Autori: Maurizio Bongiovanni
  • Curatori: Maria Cristina Strati
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Lun/Ven + Mon/Fri 10.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00 Sabato su appuntamento / Saturday on appointment Domenica chiuso / Closed on Sunday

Comunicato stampa

Una chiave di lettura del lavoro di Maurizio Bongiovanni si trova in un apparente paradosso:
Maurizio Bongiovanni non è un pittore.
Ovvero lo è, ma, nonostante la dimensione oggettuale delle opere - che sono inevitabilmente, ma non solo, dipinti - il suo lavoro va ben oltre la pittura, per toccare un più ampio spettro di indagine.
Tra i vari argomenti della ricerca di Bongiovanni vi è inoltre, come egli dichiara, la nozione di ipertesto

Il titolo di questo progetto espositivo - As we may think (Come potremmo pensare) - è infatti mutuato da un testo degli anni trenta del secolo scorso, dove per la prima volta (o una delle prime volte) veniva definito il concetto di ipertestualità.
Ma la ricerca artistica di Bongiovanni ha prima di tutto a che fare con la messa in gioco del concetto stesso di pittura e dell’autorialità dell’opera d’arte. Il percorso che conduce all’attuazione dell’opera è illustrato nei tratti salienti da alcune tele esposte nella prima sala della galleria, dove è presente anche un video.
In tutti i lavori, anche di grandi dimensioni, sono ricorrenti temi di carattere esistenziale e atmosfere metafisiche, cui si contrappone la riflessione sul linguaggio e la composizione pittorica. Ovunque è presente un senso di fluidità, come un dissolversi della materia sulla superficie delle opere. La stessa sensazione si mantiene anche nelle sculture che completa il progetto: sorta di objet trouvé, scarti di materiale industriale recuperati a nuova vita. Il percorso espositivo si snoda dunque attraverso molteplici tipologie di opere e risultati, dando luogo a una ricerca ricca di sempre nuove possibili letture e interpretazioni. Le considerazioni sul linguaggio si aprono così a una dimensione progettuale, dove ciascuna opera è esaltata anche e soprattutto per il proprio potenziale evocativo: la capacità di farsi a sua volta stimolo e spunto di una riflessione aperta al dialogo, sempre personale e potenzialmente infinita.