Maura Banfo / Pierluigi Fresia – Maneggiare con cura
Maneggiare con cura, in fondo, dovrebbe essere un’indicazione valida per tutte le cose della vita, inanimate e vive, visibili e invisibili.
Comunicato stampa
Maneggiare con cura, in fondo, dovrebbe essere un’indicazione valida per tutte le cose della vita, inanimate e vive, visibili e invisibili. Certo poi, per quelle che appartengono a categorie ufficialmente delicate, nel corpo o nell’anima, un’accortezza necessaria. Ma credo che quest’ultima categoria potrebbe allungarsi all’infinito, perché quali cose non lo sono, in fondo? Chi non se ne sente parte, anche se il proprio nome è scritto con inchiostro invisibile?
Tutto va maneggiato con cura, perché vuol dire vedere, rispettare, porre attenzione e ascolto. Quello che ciascuno di noi desidererebbe per sé, nel suo essere nel mondo.
Maura Banfo e Pierluigi Fresia si incontrano su questa riflessione nel loro progetto libero per riss(e), su questo tema che richiama a sé anche quello della fragilità, ma non esattamente coincide con esso. Nei discorsi aperti nati attorno al progetto, la condizione esistenziale come qualcosa di fragile e delicato, di precario, è venuta subito fuori, prima di tutto perché è un tema di cui Maura e Pier hanno parlato a lungo, nel tempo, pensando di realizzare un dialogo di opere e pensieri al riguardo. Poi, perché è qualcosa di connaturato al loro ricercare e fare. L’immagine, per esempio, quella che si forma nei nostri occhi umani come frammenti del ritratto del mondo e quella che, invece, viene prodotta da un obbiettivo, da uno schermo o display, è apparenza e visione effimera, manipolazione. E comunque, se si spegne la luce, o il sole passa dietro al mondo, più non è in un istante.
Così il pensiero contenuto nelle parole, che è espressione di culture e lingue, di momenti storici e geografie, di identità porose, cioè soggetto a cambiamenti in maniera sostanziale o anche solo per sfumature, mutevole per costituzione. Tutto sfugge, evolve, evapora, muore e rinasce: mentre è già non è più. I loro lavori spesso catturano questa condizione. E qui, da riss(e), si fanno fluidi, un po’ enigmatici, o enigmistici.
Maura sta vivendo una stagione in cui è tornato prepotente il segno, la mano, la china su carta, il colore. Carte e carte, e carte, su cui forme liquide, arancioni e neri, e tutte le tonalità cromatiche contenute nell’arancio e nel nero, sono esplose come i frattali di un pensiero ossessivo, i riflessi sempre diversi di un’energia tellurica repressa che sgorga, di un fare continuo che declina forme figurative che evolvono in astratte e viceversa.
Fiori che esprimono la caducità, quel colore che si addensa nel petalo ancora in formazione nel bocciolo e, quando sboccia, già tende al suo appassire. Così delicato, che due dita lo sgualciscono nel solo sfiorarlo.
Pier procede nel suo cogitare continuo, che è poetico e concettuale insieme. Una forma di scrittura iconografica che interroga e piega con lama garbata e affilata, spesso ironica, la superficie semantica dell’immagine producendo crepe di senso che ne incrinano la solidità stolida per farne uscire altre possibili significazioni, narrazioni.
Dove si sta, noi e gli altri?, si domandano.
Nelle loro opere e materiali si attua un ribaltamento: la consapevolezza della fragilità diventa un punto di forza, quella dell’instabilità un punto di equilibrio.
E se il mondo li maneggerà con cura, questa condizione risulterà il principio di adattamento migliore all’esistenza.
Olga Gambari
Maura Banfo, (Torino 1969) il suo lavoro dagli anni novanta a oggi, ha segnato delle tappe importanti nel sistema dell’arte contemporanea italiana, con uno sguardo e una presenza significativa anche in ambito internazionale. Maura Banfo ha sempre subìto la fascinazione della materia: nella sua ricerca pluridecennale costellata di mostre, residenze d’artista e molti riconoscimenti, ha attentamente indagato osservando la realtà, a partire dagli oggetti che la circondavano e decidendo di restituirli con il mezzo fotografico (e non solo) come nuove entità spogliate del loro significato, architetture da esplorare, entità da osservare sotto punti di vista inediti per aprirli a nuovi codici di senso. La sua forza sta nel mantenere ben riconoscibile la propria impronta creativa e la propria poetica, ma in una continua scoperta di nuove sfaccettature e punti di vista: sebbene prevalga una preferenza per la fotografia, lavora con padronanza anche con il video e l’installazione, e da diversi anni porta avanti un progetto di ricerca sulla ceramica. Le sue opere sono presenti in molte collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’Estero.Nel 2026 è vincitrice del primo premio della V edizione di Be Natural Be Wild, il concorso promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella nell’ambito di Selvatica – Arte e Natura in Festival.
Pierluigi Fresia (Asti 1962) è un artista concettuale, una figura fondamentale per capire come la fotografia possa dialogare con la filosofia e la semantica nel panorama italiano contemporaneo, Fresia utilizza da anni il mezzo fotografico non per documentare il reale, ma per metterne in discussione la percezione.
Attraverso un minimalismo rigoroso, Fresia esplora la precarietà della condizione umana, trasformando lo spettatore in un partecipante attivo nel ricomporre il senso dell'opera oltre il suo confine fisico/visibile.
È, la sua, un’indagine sottile e malinconica, ma profondamente lucida, sulla distanza incolmabile tra la realtà e la sua rappresentazione.
Una delle sue esposizioni più recenti e rilevanti: L'impotenza celeste dei pianeti è stata ospitata dalla Galleria Il Ponte di Firenze e curata da Pietro Gaglianò. La mostra, il cui titolo cita Marcel Proust, ha presentato un corpus opere inedite che indagano il concetto di "luminosità esterna" e l'effimero dell'esistere.
R + S / AK, Viale San Pedrino 4, Varese
( Riss(e) + Surplace con AnonimaKunsthalle )
Deposito temporaneo di opere, forme, idee, riflessioni, pensieri, incontri, cose per l'arte contemporanea,
questo luogo collettivo di sensibilità e movimenti, in un linguaggio mainstream si chiamerebbe anche "piattaforma". Ma non si trova sul mare. Per ora.
Il Direttore di AnonimaKunsthalle per il 2026 è Vittoria Caprotti