Mattia Bosco – Nuove Sculture

Milano - 13/09/2012 : 16/10/2012

In questo nuovo ciclo di lavori in pietra la pratica artistica di Mattia Bosco si pone in relazione con le forme geometriche elementari proprie della tradizione minimalista coniugandole con il lavoro della natura e del tempo, "grande scultore", come diceva Marguerite Yourcenar.

Informazioni

  • Luogo: FL GALLERY
  • Indirizzo: Viale Sabotino, 22 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 13/09/2012 - al 16/10/2012
  • Vernissage: 13/09/2012 ore 19
  • Autori: Mattia Bosco
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da lun a ven ore 15-19, sabato su appuntamento

Comunicato stampa

Federico Luger è lieto di presentare la prima mostra personale di Mattia Bosco, Nuove Sculture, presso la Galleria che aprirà al pubblico il 13 Settembre 2012.

In questo nuovo ciclo di lavori in pietra la pratica artistica di Mattia Bosco si pone in relazione con le forme geometriche elementari proprie della tradizione minimalista coniugandole con il lavoro della natura e del tempo, "grande scultore", come diceva Marguerite Yourcenar



Il lavoro di scultura ha inizio proprio nell'osservazione delle pietre che trova e nella selezione di quelle meglio lavorate dal tempo e dal caso, su cui interviene dopo averle prelevate dal luogo dell'incontro, in modo tale che la parte lavorata e quella naturale che non viene toccata convivano in una sola immagine, in cui ognuna delle due tragga forza espressiva dall'altra, e si definisca in virtù del contrasto.
La scelta di ricavare all'interno della pietra forme semplici è funzionale all'intenzione di mostrare la parte non lavorata, naturale, come portatrice di una complessità formale non sacrificabile e mai del tutto sostituibile da un progetto umano. Ordine umano e caos naturale si trovano così congiunti in un'immagine che li spinge verso una complessità ulteriore. La forma umana rivela la forma della materia, si avvale della sua ricchezza intrinseca: forma e materia si riequilibrano costituendosi reciprocamente.

Il cubo perde la sua astratta integrità riconsegnando parte di sè alla magmatica forma naturale da cui è stato ricavato, rivelando il segreto delle sue origini. La pietra squadrata e lavorata fino a diventare lucida raggiunge la massima distanza dalle sue origini e al contempo le mostra e le esalta rendendole leggibili in tutta la loro complessità. In questo modo il blocco squadrato cessa di essere semplice riduzione e negazione della disordinata e confusa forma originaria da cui proviene diventando elemento chiave in un processo di restituzione della ricchezza formale contenuta e nascosta in un pezzo di pietra.


Congiunta alla forma rigorosa di un parallelepipedo o di un qualsiasi altro solido geometrico, la parte naturale non viene più percepita come grezza e superflua, ma diventa il fulcro formale dell' opera, come se fosse quasi più scolpita e preziosa della parte lavorata, più espressiva ed enigmatica, e per questo più capace di mettere in moto la nostra immaginazione. Allo stesso tempo la pietra al suo stadio naturale, trovato, ci apparirebbe come insignificante e generica se non fosse presa all'interno del progetto scultoreo che la accosta a qualcosa che noi riconosciamo come forma, come desiderio preciso di qualcosa.

Le due parti si valorizzano reciprocamente dando luogo a una sintesi a partire dalla quale ognuna delle due da sola risulterebbe incompleta.