Matteo Negri / Ian Salamente – Scrivi quando arrivi / Text me when you get home
La Galleria ORMA di Milano ospita un incontro assolutamente inedito tra l’ultima produzione scultorica di Matteo Negri (Milano, 1982) e la pittura di Ian Salamente (Cabo Frio – BR, 1997), per la prima volta in mostra in Italia.
Comunicato stampa
La Galleria ORMA di Milano ospita, dal prossimo 13 maggio, un incontro assolutamente inedito tra l'ultima produzione scultorica di Matteo Negri (Milano, 1982) e la pittura di Ian Salamente (Cabo Frio - BR, 1997), per la prima volta in mostra in Italia.
“Scrivi quando arrivi”, titolo di questo dialogo, è il messaggio cifrato di una cultura dell'affetto che attraversa geografie fisiche e politiche, innestandosi - come una seconda pelle - in quello che potrebbe definirsi un empirico “codice della cura” delle relazioni; non un racconto di addii o di abbandoni, piuttosto di movimenti che comprendono le esperienze della vita indagate attraverso piani intersecati: la memoria, l'eredità culturale, l'esperienza quotidiana.
In mostra, negli spazi di ORMA (via dei Bossi 2A) le “Boe” di Matteo Negri: una serie di sculture in bronzo costruite a partire da precari modelli di realtà, replicati in fonderia seguendo i principi della fisica congeniali all'esistenza di questi oggetti semplici: una parte più pesante per vivere nell'acqua; una soluzione leggera per poter galleggiare; un elemento aereo per poter identificarsi. Strutture effimere che nella serie di Negri diventano quasi degli anti-monumenti all'atto iconico del navigare in acque non sempre sicure, come del resto sono incerte quelle dell'esperienza della vita, ma che trovano nella più classica e meravigliosa tecnica della fusione una nuova prospettiva: la necessità di omaggiare una collettività spesso dimenticata.
Ispirato dalla poetica di Hélio Oiticica, per il quale il mondo era il museo e l'esperienza dell'arte il quotidiano, anche la pratica pittorica di Ian Salamente si sviluppa nella rappresentazione delle fratture e delle tensioni quotidiane, prevalentemente urbane.
Indagando i codici e i simboli metropolitani che permeano la cultura brasiliana e Latino-Americana in genere, Ian Salamente mette in mostra una iconografia contemporanea del lavoro, del dislocamento, della convivenza della moltitudine nella routine e anche del momento del riposo come stato di abbandono (e di grazia?) nell'infaticabile corsa alle incombenze per una “vita migliore”.