Matteo Fato – (Somersault)

Venezia - 22/07/2017 : 09/09/2017

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Comunicato stampa



In passato i nostri artefatti concepiti tecnologicamente strutturavano modelli di vita. Ora siamo in transizione da una cultura basata sull’oggetto a una cultura orientata ai sistemi. Qui il cambiamento emana non dalle cose, ma dal modo in cui vengono fatte le cose.

(Jack Burnham, System Esthetics, 1968)

Burnham, critico e curatore d'arte, ha scritto questo passaggio in un saggio sulla rivista Artforum nel 1968; certamente i processi di cambiamento richiedono tempo

Nel caso della cultura visiva e dell'ambiente fisico che la supporta, il sistema è sia lo spazio (della creazione) che il materiale (dell'opera); riguarda allo stesso tempo il metodo e la forma.

Un "sistema visivo" si trova al bivio tra immagine, pensiero, parola e tempo; esemplifica la mutabilità (e complessità) della vita. Un mezzo visivo, quindi, porta con sé non solo il messaggio, ma anche lo stato psichico che ci permette di comprendere quel messaggio: "Una struttura mentale, un modo di pensare e di sentire che si esprime in tutto quello che diciamo, scriviamo, costruiamo e sviluppiamo – dall'architettura e la pubblicità ai film e le arti.”

La presunta coerenza della pratica visiva viene costantemente messa in discussione dalla combinazione con altri sistemi di rappresentazione, comunicazione o rappresentazione visiva (testo, pittura, impressione, disegno grafico, fotografia, proiezione luminosa, costruzione di oggetto e commento orale). È un ambiente costituito dalla formazione di relazioni tra segno e segnale, persone e oggetti. Le nostre azioni visive estraggono significato su cui costruire nuove relazioni e effetti, sia autonomamente che attraverso impostazioni consce. Secondo Burnham, "laddove l'oggetto ha quasi sempre una forma fissa e dei confini, la consistenza di un sistema può essere alterata nel tempo e nello spazio, il suo comportamento determinato sia dalle condizioni esterne che dai meccanismi di controllo.”

Viviamo ora secondo un sistema di montaggio visivo; siamo diventati un "sistema" più ampio e complesso, in cui gli utenti doppiano come creatori.

Sui sistemi, Alfredo Cramerotti

Claustrofobie pittoriche. Matteo Fato a Venezia

Galleria Michela Rizzo, Venezia ‒ fino al 9 settembre 2017. L’artista abruzzese anima gli ambienti della galleria lagunare con un progetto che affonda le radici in una residenza sullo sfondo del Nord Europa. In bilico fra astrazione ed eccesso pittorico, il racconto visivo che ne deriva lascia spazio a qualche dubbio.