Mats Bergquist / Maurizio Donzelli

Mantova - 08/09/2013 : 16/11/2013

Mostra doppia personale

Informazioni

Comunicato stampa

Evento in occasione di Festivaletteratura 2013
domenica 8 settembre ore 18,30

CONCERTO

per pianoforte, violino e violoncello
di STEFANO GUERESI, CARLO CANTINI e MASSIMO REPELLINI




Testi di Stefania Giazzi

IMENIGMA di Maurizio Donzelli
DISEGNO ASSOCIAZIONE PER LE ARTI CONTEMPORANEE - Mantova
8 settembre 2013 – 2 novembre 2013
Inaugurazione domenica 8 settembre – ore 11

L'enigma nell'opera di Donzelli è una caratteristica costante.
L'immagine che lo spettatore osserva non è mai definita o palese

L'artista lascia ad essa la possibilità di espandersi o di contrarsi in relazione alla prospettiva visiva ma anche allo sguardo di chi osserva, scambio osmotico tra pensiero e azione, espressione e percezione.
Partendo dai disegni, parte integrante dell' opera di Maurizio Donzelli, l'effigie acquisisce consistenza gradatamente. All'inizio la stesura del fondo sulla carta di vetro o cotone predispone l'artista al contatto con la sfera più emozionale ed istintiva e lo prepara al gesto della creazione.
Egli ancora non è cosciente di ciò che scaturirà attraverso il segno ma l'inconscio conosce già i segni dell'originario che lo compone. Davanti al foglio i segni si sviluppano in direzioni a lui estranee, tracce che diverranno talismani o mandala, misteriose composizioni che quasi sempre rimangono sospese ed aperte, simboli arcaici con strutture nucleari che rimandano al centro.
I tappeti, realizzati in Nepal, riportano lo spettatore ad una osservazione apparentemente più diretta; i manufatti, retaggi del passato e della cultura dei popoli, raccontano del lavoro di donne e uomini custodi delle preziose sete, delle lane e del loro ordito ma al di là della raffinata cifra estetica, che include anche elementi floreali, vi è il disegno iniziatico, l'opera primaria riproposta in chiave orizzontale. L'artista li definisce “Giardini”, insieme che si riconduce alla struttura interna delle cose, all'esperienza degli elementi e del loro ordinamento segreto.
Da questa profonda osservazione Donzelli l'artista ha sperimentato, attraverso la creazione degli Arazzi, la possibilità di comunicare nuove percezioni attraverso antiche espressioni; gli studi sugli arazzi al Museo di Cluny a Parigi gli hanno permesso di ricomporre tutti i tasselli della sua ricerca elaborando una immagine caleidoscopica e cangiante, focalizzata su di un particolare ingrandito, riproducendo una visione che allude al doppio e che sposta lo sguardo dello spettatore ancora una volta al centro, in una sintesi che amalgama la tradizione e la creazione contemporanea.
Altra è invece l'intenzione dell'artista nella creazione dei Mirrors.
L'uso di lenti prismatiche gli permettono di confondere la visione dello spettatore che è costretto a rielaborare l' immagine non delimitata, non conclusa, che muta e diviene evanescente appena la prospettiva viene modificata dal movimento oculare e corporeo. Con questo stratagemma Donzelli costringe l'osservatore a ri-creare a sua volta, interagendo con la sua opera, un'immagine mentale.
Immagine, enigma dell'immagine, imenigma.

Maurizio Donzelli è nato a Brescia 1958, dove vive e lavora.

ELOGIO DELL'OMBRA di Mats Bergquist
DISEGNO ASSOCIAZIONE PER LE ARTI CONTEMPORANEE – Mantova
in collaborazione con GROSSETTI ARTE CONTEMPORANEA - Milano
8 settembre 2013 – 2 novembre 2013
Inaugurazione domenica 8 settembre – ore 11

Il titolo della mostra evoca la concettualità del lavoro di Mats Bergquist, la sua ricerca di silenzio, di vuoto e velatura del visibile.
Nelle sue opere, che nascono dal legno, materia viva accuratamente avvolta da tele e ricoperta da vari strati di colle e completate ad encausto, vi è l'intento di celare i segreti della materia e di sublimarne le qualità attraverso il lungo processo che definirà l'identità dell'opera.
Identità che solo l'artista conosce intrinsecamente, creata dai complessi passaggi di trasformazione in cui Bergquist fonde la sua natura meditativa con il bisogno di spiritualità che trovano l'apice nella purificazione dell'elemento e nell'assenza del colore che ha precedentemente caratterizzato le sue opere, colore di cui si sono spogliate e liberate per giungere all'essenza del bianco e del nero.
Jestem, io sono, io esisto, è il mantra che accompagna il suo lavoro. L'artista è la sua opera e la sua opera è l'artista.
Nella creazione dei monocromi riproduce le regole dell'universo, lo yin e lo yang, l'oscillazione dello stato delle cose: pieno e vuoto, concavo e convesso si alternano nei dittici e laddove l'artista, nella evoluzione della sua opera, opera un taglio, una scissione, crea un'ombra che forma una nuova vibrazione, a volte senza modificare la geometria della composizione, altre facendo nascere da più segmenti una nuova geografia, come accade nella Via Lattea.
Nella composizione di alcune opere Bergquist inserisce nel bianco – mai brillante, quasi opaco – una nicchia di nero, una sospensione della luce, simile ai toko no ma, le nicchie che in Giappone vengono poste nel muro della stanza principale, attigua al giardino, che quasi sempre null'altro contengono se non il vuoto e la penombra, perfetti complementi della meditazione.
Da questo punto di vista orientale, Bergquist attinge per la sua arte.
Nel Libro d'ombra di Tanizaki, lo scrittore afferma che (attorno al 1890) “ancora le case si costruivano come vasi per l'ombra”e più avanti, interrogandosi sull'importanza dell'ombra per gli Orientali, afferma che “v'è forse, in noi Orientali, un'inclinazione ad accettare i limiti, e le circostanze della vita. Ci rassegniamo all'ombra, così com'è, e senza repulsione”.
Non vi è alcuna repulsione per l'ombra da parte di Bergquist ed anzi conoscendo le leggi temporali cui siamo soggetti, attraverso le silenziose molteplici sculture, i daruma, icone propiziatorie, porge una silenziosa invocazione.
Talvolta ci sorprende con l'apparizione del rosso che subito ci riconduce però al colore delle iconostasi, i luoghi in cui si celebra il rito, il sacro, spazio di delimitazione presente nelle religioni sia occidentali che orientali.
Alle volte le superfici si tingono di un delicato azzurro, colore vicino all'assoluto, che indica lo spazio che delinea terra e cielo, umano e divino.
Sospensione e silenzio.
Elogio dell'ombra, questa è l'opera di Mats Bergquist.

Mats Bergquist è nato a Stoccolma nel 1960. Vive e lavora a Bassano del Grappa, Italia.