Massimo Gasperini – Città analog(ic)he

Montalcino - 03/06/2017 : 25/06/2017

Il lavoro di Massimo Gasperini traccia un percorso verso la ricerca di un nuovo rapporto tra artificio, struttura e natura. Connessioni e concatenazioni architettoniche, forme e geometrie, disegni come prefigurazione di spazio reale, quello che viene prima della materia.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 3 giugno alle ore 18 a Montalcino (SI), in Via Mazzini 21, presso la Galleria La Linea | Arte contemporanea si inaugurerà l'esposizione personale di Massimo Gasperini.

La mostra – dal titolo “Città analog(ic)he”- che rimarrà nel calendario della Galleria sino al 25 giugno – è introdotta da Gianni Pettena.

Il lavoro di Massimo Gasperini traccia un percorso verso la ricerca di un nuovo rapporto tra artificio, struttura e natura. Connessioni e concatenazioni architettoniche, forme e geometrie, disegni come prefigurazione di spazio reale, quello che viene prima della materia

I suoi Quaderni neri, repertori densi di appunti, frasi, pensieri e disegni, narrano di figure reali o artificiali ricercate con ossessione nelle pagine bianche. Un progressivo radicamento dell’esperienza. Sperimentali provocazioni figurative.
Sono organismi immaginari e metafore architettoniche, paesaggi simbolici, epifanie di luoghi. Forse sono cortocircuiti metodologici al di fuori di una lettura dello spazio reale, al di fuori dell’interpretazione architettonica. Luoghi simbolici che manifestano uno stato di disagio nei confronti di certe condizioni urbane.

Archetipi, simboli, espressioni inconsce che si concentrano nelle forme disegnate, per dar vita alle “città analog(ic)he”, evidente segno di perdita della sostanza stessa dell’architettura. Sono artifici distanti dai manufatti umani e dalla presenza dei loro creatori. Rappresentano contrapposizioni e distanze urbane, trasformazioni di una città effimera in fuga verso realtà ignote. Memorie, la città e i suoi spazi, i suoi percorsi: tutto viene fagocitato dalle strutture che creano nuovi scenari urbani. Una perenne metafora della nostra società contemporanea, delle nostre ansie, delle nostre paure, del nostro dover essere perennemente moderni. Mondi rappresentati che nascondono la voglia di inserirsi nella realtà materica. Visioni immaginarie dove non è contemplata la presenza dell’uomo: rimangono solamente i segni del suo passaggio, della sua esistenza, attraverso i relitti architettonici. Sono riflessioni guidate dal disegno che si trasformano in nuove connessioni e nuove visioni critiche.

Sarà accompagnata da un catalogo con contributi critici di Gianni Pettena.