Massimiliano Galliani – De visu

Bologna - 21/01/2017 : 28/02/2017

Prima personale a Bologna di Massimiliano Galliani, vincitore del Premio Speciale Spazio Testoni all'ARTEAM CUP 2016.

Informazioni

Comunicato stampa

La galleria SPAZIO TESTONI in Via D’Azeglio 50 a Bologna, in occasione di ARTE FIERA 2017, ha il piacere di presentare DE VISU la prima personale a Bologna di Massimiliano Galliani, vincitore del Premio Speciale Spazio Testoni all'ARTEAM CUP 2016.
Nelle sale della galleria l’artista presenta tre gruppi di opere, che indagano diverse tematiche sviluppate dal 2012 al 2016:
Le Strade del Tempo, idea nata dall’analisi delle screpolature sul volto della Gioconda, il capolavoro di Leonardo Da Vinci


Riflesso su tela, la riproduzione dettagliata ad olio dell’immagine riflessa di un soggetto che si pone di fronte ad una tela nera lucidata a specchio.
Disegno e Matita, ritratti a matita che si “accorgono” di essere disegnati dalla mano dell’artista.
L’esposizione sarà visibile dal 21 gennaio al 28 febbraio 2017 nell'ambito di ART CITY Bologna.

Massimiliano Galliani – De visu
Seguendo le tracce dipinte da Massimiliano Galliani sulla grande tela intitolata Le strade del tempo, lo sguardo si perde in un labirinto di segni. La prima impressione è di trovarsi davanti ad una composizione geometrica. Si tratta invece della riproduzione di un dettaglio materico di un quadro: la craquelure dello sguardo della Gioconda. Chiunque si sia riferito all’opera di Leonardo da Vinci - che si tratti di scrittore, storico o artista - ha dovuto cimentarsi con l’ambiguità dell’immagine e renderne conto con i mezzi a disposizione. Quando cambiano i mezzi, anche il mistero muta aspetto. A svelare l’identità di Monna Lisa, in questo caso, è un dispositivo tecnologico: lo schermo di un I-Pad proietta l’immagine virtuale della tela dipinta da Galliani, rendendo riconoscibile gli occhi della Gioconda e registrando contemporaneamente, attraverso una webcam, la reazione de visu del visitatore nel momento dell’identificazione del soggetto.
Massimiliano Galliani inizia il suo percorso artistico nell’ambito della fotografia e del video per ritornare negli ultimi anni alla pittura. Il lavoro sull’opera di Leonardo implica numerosi riferimenti: la rielaborazione di una memoria; un’indagine sulla percezione del visibile; una riflessione sulla circolazione di massa delle immagini e sulla loro mercificazione; la metafora della storia dell’arte come percorso tracciato nel tempo con un punto di vista che necessita di distanza critica, un occhio terzo (il dispositivo tecnologico).
Se Freud nel saggio Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci, prendendo in esame i dipinti dell'artista focalizza la sua attenzione soprattutto sul sorriso della Gioconda a cui attribuisce l’effetto perturbante che scaturisce dall’opera, Galliani rielabora l’inquietudine concentrandosi sul dettaglio dello sguardo. Gli occhi di Monna Lisa, emblematici, assieme al sorriso, del potere di fascinazione del quadro attraverso i secoli, nel lavoro dell’artista sono spenti, ciechi, rimossi. La loro assenza accresce il turbamento: sono occhi che vogliono sottrarsi alla mercificazione, che hanno visto troppo o che hanno smesso di vedere. I media hanno giocato la loro parte nel creare un senso di perdita: ogni giorno il virtuale, protagonista del nostro tempo, si impadronisce delle coordinate fisiche dei confini, degli spazi della coscienza e delle relazioni umane. Il tempo, che in pittura lascia l’impronta del suo passaggio nella craquelure, nell’opera di Massimiliano Galliani è la strada attraverso cui percorrere una riflessione sul rapporto dell’uomo con la tecnologia, lo spazio fisico ed il proprio corpo: la rappresentazione evoca una rete - il web, fonte dell’immagine riprodotta -, una mappa topografica, un’anatomia cerebrale.
Le strade appaiono segni labirintici, spezzati: i diversi materiali utilizzati dall’artista per rappresentarli – dalla polvere di marmo alla foglia d’oro – sottolineano una precarietà, sia esistenziale che storica, da rinsaldare, come insegna la tecnica giapponese del kintsugi che utilizza l’oro per riparare le “cicatrici” causate dalla frattura di un oggetto. L’artista rappresenta attraverso lo sguardo della Gioconda la fragile durevolezza del suo mistero, quello dell’intera esistenza umana, del potere della mente e della creatività. Mistero minato nella sua autorità di testimonianza storica, scriverebbe forse Benjamin, a causa della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte.
Come l’intellettuale tedesco aveva intuito, una delle principali battaglie estetiche e politiche della modernità è stata immettere le immagini in un sistema di circolazione che in parte influisce sul loro significato. Per Benjamin la riproduzione meccanica rappresenta una perdita di valore e la mercificazione, implicita nella riproduzione su larga scala, è il peggior destino per qualsiasi contenuto culturale. Tuttavia molti format dell’arte contemporanea da Warhol in poi – come ha sottolineato David Joselit nel suo saggio After art – testimoniano che è proprio la saturazione determinata dalla circolazione di massa delle immagini a produrre il valore delle stesse.
Buona parte delle nostre conoscenze di opere d’arte è “indiretta” perché mediata dalle riproduzioni fotografiche, che assumono una specifica rilevanza di mediazione conoscitiva. La nostra stessa identità, oggi definita in buona parte attraverso la dialettica del riconoscimento da parte dell’altro, è oggetto di quello schizofrenico utilizzo dell’autorappresentazione - garantito dall’accessibilità del mezzo fotografico e dalla capillarità dei social network - che ha preso il nome di “selfie”. Leon Battista Alberti, nel suo trattato Sulla pittura, individuava in Narciso l’iniziatore del genere dell’autoritratto. Andando oltre, è noto che la nascita stessa della pittura sia da ascrivere ad una sorta di ritratto ante litteram: Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia afferma che essa apparve quando per la prima volta si riuscì a circoscrivere con una linea l’ombra di un essere umano. Ma cosa sarebbe successo, si domandava un contemporaneo di Plinio, se i pittori non avessero avuto il coraggio del progresso, il coraggio di andare oltre quella linea?
I ritratti di Massimiliano Galliani nascono da un autoscatto: l’artista realizza una tela di nero lucido invitando i soggetti a fotografarsi riflettendosi sulla superficie dipinta. Da questa azione nasce la rappresentazione della figura umana in una sorta di “negativo”, di silhouette. La pittura compare sotto il segno del doppio, di un’assenza/presenza - omissione del corpo ed emersione della sua proiezione -, e di una coesistenza luce-oscurità. Un tema, quest’ultimo, spesso presente nella storia dell’arte e ricco di implicazioni estetico-filosofiche, analizzate, tra gli altri, nel celebre saggio Breve storia dell’ombra di Victor Stoichita.
Anche nei ritratti, come nel lavoro sulla Gioconda, la riflessione dialettica tra effimero ed eterno coinvolge il confronto tra progresso tecnologico e tradizione pittorica. L’artista utilizza idee fotografiche, tra cui il fissaggio dell’impressione luminosa e l’istantaneità dell’immagine. Il risultato è un fuori fuoco dell’immagine. Ma se lo “sfocato” di Richter, per citare un esempio tra i più noti, suggerisce l’impossibilità della pittura, quello di Massimiliano Galliani affronta i problemi della caducità del supporto fotografico immortalando attraverso una tecnica più duratura – espressione della téchne, l’arte del saper fare – l’immagine dello “specchio mobile” (con questa locuzione, ricordano gli storici, veniva descritta la fotografia degli albori). I ritratti di Massimiliano assumono un carattere di indizio, di segno, di rapporto fisico che implica l’espressione del carattere generale della persona, ma non la sua rassomiglianza individuale.
La tela non modifica totalmente il proprio statuto: rimane il luogo di una proiezione dove, contrariamente alla tradizione della ritrattistica, è sempre lo spettatore-voyeur (al di fuori ed al tempo stesso protagonista) a “presentarsi”, diversamente da come farebbe l’artista “rappresentando”.
Nella produzione più recente il protagonista della raffigurazione è la matita, lo strumento di insegnamento accademico per eccellenza messo nel cassetto nei primi anni della sua attività.
Con ironia, la matita gioca a creare e ricreare i lineamenti di Massimiliano, suggerendo il percorso à rebours dell’artista, il suo appassionato recupero del disegno e di un approccio eclettico alla pittura.
Mentre nei ritratti Galliani sovrappone, fino a farli coincidere, la superficie dipinta ed il soggetto reale attraverso l’utilizzo del mezzo fotografico, negli autoritratti a matita su carta l’artista mette in scena il paradosso della realtà ed il suo doppio (la rappresentazione artistica) utilizzando una tecnica iperrealista in sintonia con la polemica – nata in seno alle avanguardie artistiche del Novecento – della supremazia della pittura sulla fotografia e viceversa.
Superato il limite dei generi, il lavoro di Massimiliano Galliani consiste forse nel mettere in opera delle aporie – incertezze di impossibile soluzione – o meglio, nel mettere in aporia l’opera.
Deianira Amico

Massimiliano Galliani

Montecchio Emilia (RE), 1983
Nel 2002 si diploma in Scenografie per l’arte presso l’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma. Nel 2008 si laurea in Nuove Tecnologie per l’Arte presso l’Accademia di Brera, Milano. Nel 2010 si diploma in Regia Cinematografica presso NUCT, Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma.
Pittore, fotografo e video maker, ha preso parte ad esposizioni personali e collettive, tra le quali si segnalano “Tre di cuori” (Galleria Romberg Arte, Roma, 2010 e Galleria Antonio Battaglia, Milano, 2010), “50 sedie d’autore all’asta” (Triennale di Milano, Milano, 2013) ed “Inside Beauty. Beyond Classic” (Castello Villa Smilea,Montale, Pistoia, 2013, a cura di Niccolò Bonechi), “LSDT - Le Strade Del Tempo” (Spazioborgogno, Milano, 2015), “Destrutturazioni - Maurizio Galimberti, Massimiliano Galliani, Michelangelo Galliani” (Spazio Gerra, Reggio Emilia, 2015), “A Bigger Splash” (Glenda Cinquegrana Art Consulting, Milano, 2015).
Ha realizzato videoinstallazioni ed installazioni interattive come “Presepe Apparente” (Chiesa di San Carlo, Reggio Emilia, 2011), “La Stanza di Santa Lucia” per la collettiva “L’arte del Tempo di Mezzo” (Palazzo Montevergini, Siracusa, 2013), “7 opere di Misericordia” (Palazzo Casotti, Reggio Emilia, 2013, in occasione di Fotografia Europea e Palazzo dei Principi, Correggio, Reggio Emilia, 2013), “Atramentum” (Palazzo Casotti, Reggio Emilia, 2014, in occasione di Fotografia Europea).
Nel 2012 ha aperto CromaKinema, sala di posa video-fotografica con sede a Tortiano di Montechiarugolo (PR).
Vive e lavora a Montechiarugolo (PR).