Mark Handforth – Capricorno

Torino - 09/11/2013 : 21/12/2013

In concomitanza con Artissima 2013, la Galleria Franco Noero è felice di presentare la seconda mostra personale a Torino di Mark Handforth, dal titolo Capricorno.

Informazioni

Comunicato stampa

In concomitanza con Artissima 2013, la Galleria Franco Noero è felice di presentare la seconda mostra personale a Torino di Mark Handforth, dal titolo Capricorno.

Le sculture e le installazioni di Handforth, dal medio al grande formato, fanno costante riferimento al paesaggio urbano e a suoi elementi che ci sono evidentemente familiari, alle sue più elementari caratteristiche che immediatamente riconosciamo e che ci tornano in mente


Una completa trasformazione di scala e di proporzioni di questi elementi e la loro distorsione, generano nelle sculture dell’artista americano una potente energia che pervade l’intero ambiente che occupano, creando percorsi narrativi caratterizzati da una forte tensione tra concetti opposti, forme libere e geometriche, l’idea di spazio e di fluire del tempo, i concetti di immanenza e di cambiamento, di artificiale e di naturale, di astrazione e rappresentazione simbolica.

L’uso della luce e delle sue qualità immateriali sono spesso mezzo essenziale nelle opere di Handforth, evidenziano il contrasto di ‘peso’ con gli altri elementi con i quali sono realizzate, e ne trasformano sostanzialmente la loro percezione. L’artista usa sia la luce più fredda e artificiale prodotta dal neon -la più simile alla luce naturale- sia quella più calda e avvolgente delle lampadine o delle candele colorate, che diventano parte integrante e mutevole delle opere e, mentre si sciolgono, modificano progressivamente il loro aspetto e quello degli oggetti ai quali si accostano.

Il corpus di opere realizzate per la mostra a Torino può essere visto, secondo l’artista, come una ‘galleria di simboli’, un insieme di segni e forme distintive che riguardano il nostro quotidiano: la spirale, la stella, la croce, il ferro di cavallo, il cerchio, la sagoma di una cornetta del telefono, le travi di legno di una panchina. Per agire come tali, i simboli devono comunicare in maniera ‘neutrale’, massima oggettività e minima soggettività, mentre la loro interpretazione è libera, ed è quanto interessa a Handforth, leggere questi simboli poeticamente. Essi diventano la base su cui articolare un fluire di associazioni e pensieri, anziché rappresentare invece regole e restrizioni.

Peregrine appare al centro dello spazio espositivo sotto il lucernario quasi come un uccello caduto, un collo spezzato o come una grande ala che si agita, giocando sull’equivoco delle forme incurvate, rovesciate e ingigantite di una gruccia attaccapanni di ottone.

Capricorno è una parola che disegna mentalmente il nome di una costellazione ma suggerisce anche la curva delle corna dell’animale omonimo, dando il nome ad alcune delle sculture in mostra. Corna metalliche che diventano l’estensione sinuosa del manubrio di una ‘Vespa’, o una forma simbolica come la stella dal cui fulcro centrale partono raggi infiniti e verso l’infinito, come ne I Capricorn, realizzata con putrelle di metallo nero, sorprendentemente piegate, e di luce al neon.

noodles descrive una croce morbida, flessibile, sospesa sul muro: la proporzione dei due ‘spaghetti’ incrociati che la compongono è talmente fuori misura che si fatica a riconoscerla e ‘diventa’ secondo l’artista ‘una forma astratta che vive in quel mondo di mezzo tra realtà e volontà formale’.

Golden Ring è un segno energico, potente, l’interpretazione di Handforth di un simbolo così perfetto come il cerchio, rimodellato in questo caso usando un materiale flessibile come l’ottone per creare un oggetto che porti i segni della sua mano, che circondi un ‘nulla meraviglioso’, una porta verso l’infinito.

L’ombra della luce dipinta sul muro, la luce stessa trasmessa dai neon, le forme organiche di un ramo che confluiscono in quelle rigide di un tubo di metallo, confondono i modi di lettura di sfondo e primo piano in un’altra composizione a forma di stella, così come nella grafica stilizzata di una cornetta del telefono delineata sulla parete da una sequenza continua di lampadine rosse, il cui colore immateriale riverbera e diventa quasi tangibile nello spazio.

Gli Horseshoes esprimono invece una monumentalità creata con un tocco lieve, modellati come piccoli pezzetti di carta ritagliata disposti in una composizione che appare semplice come un collage, in contrapposizione con la naturale pesantezza del metallo, un monumento vigoroso alla memoria simbolica della superstizione.

La possibilità di incontro e l’espressione metaforica della socialità pubblica, del ritrovarsi, sono fortemente suggerite dall’estensione ininterrotta di tre lunghissime travi di legno, due di colore naturale e una centrale blu cobalto, che compongono la seduta di una panchina disegnata da Handforth, elemento ricorrente nel suo lavoro. In quest’oggetto si riassume ancora una volta quella necessità di conversazione sulla forma che tende all’astratto, ma che mantiene le qualità di una rappresentazione del reale piuttosto che di una fuga da esso.


Mark Handforth (Hong Kong, 1969) vive e lavora a Miami, USA. Ha esposto il suo lavoro in numerose mostre personali e collettive negli Stati Uniti e in Europa, in Istituzioni pubbliche e private. Tra queste si ricordano le personali ‘Rolling Stop’, Museum of Contemporary Art, North Miami, Miami, FL e ‘MCA Chicago Plaza Project: Mark Handforth’, Museum of Contemporary Art, Chicago, IL (2011), ‘Concentrations 51: Mark Handforth’, Dallas Museum of Art, Dallas, TX (2007), ‘Stroom’, Den Haag, Olanda e alla Kunsthaus Zürich, Zurigo (2005). Tra le collettive: Retour du monde’, commissione d’arte pubblica trasporto urbano, Musée d’art moderne et contemporain, Ginevra, CH e Marseille-Provence 2013, place François Villon, Aix en Provence (2013), ‘Luminale Midwest: Sunlight on Cold Water’, Kunsthalle Detroit, Detroit, MI e ‘Hors les Murs’,FIAC Jardin des Tuileries, Parigi (2012), ‘Mapping the Studio: Artists from the François Pinault Collection’, Palazzo Grassi/Punta della Dogana, Venezia (2009), ‘Château de Tokyo/Tokyo’, Redux, Ile de Vassivière, Francia (2008), ‘The Uncertainty of Objects and Ideas’, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington DC e ‘5 Milliards d’Années’, Palais de Tokyo, Parigi (2006), ‘Terminal 5’, JFK Airport, New York (2004).

Mark Handforth è rappresentato in Italia dalla Galleria Franco Noero, Torino.