Mario Pardo Segovia – Polvo seran

Parma - 31/10/2015 : 04/11/2015

La mostra del giovane fotografo spagnolo Mario Pardo Segovia è il risultato di un progetto tra i cimiteri di città italiane ed europee che prese il via nel 2008 dopo aver visitato il cimitero monumentale di Bologna.

Informazioni

Comunicato stampa

Continua per il secondo anno consecutivo la collaborazione tra l'associazione UCAI ed il Festival Il Rumore del Lutto che per questa Nona Edizione ha deciso di affrontare il tema ESSERE.
La mostra del giovane fotografo spagnolo Mario Pardo Segovia è il risultato di un progetto tra i cimiteri di città italiane ed europee che prese il via nel 2008 dopo aver visitato il cimitero monumentale di Bologna


“Le sue fotografie in bianco e nero – come spiega la curatrice Annalisa Mombelli - esaltano la tensione di pose, sguardi, gesti di sculture funerarie tanto da farle apparire vive e vibranti proprio nell'istante di equilibrio tra forze di creazione e distruzione in cui si evince un' eternità dell'essenza di varie forme d'amore: tenero, passionale, composto, doloroso, aulico...”.
L'artista spagnolo Mario Pardo Segovia fa poi luce su quelle che sono state suggestioni e intenti dei suoi scatti fotografici: “Uno dei temi più diffusi che ho trovato raffigurato nei vari cimiteri è quello di “Eros e Thànatos”. A volte in modo esplicito e altre in modi più sottili, possiamo trovare costanti esempi che celebrano l'importanza che hanno tenuto i corpi, i gesti, la sensualità, gli sguardi e le relazioni nella vita di coloro che commissionarono le sculture per i propri sepolcri. Così, esplorando le pulsioni tra Eros e Tànatos o, detto in altro modo, tra l'istinto della vita e quello della morte, le rappresentazioni dei corpi e dell'amore aggiungono un contrappunto pieno di vita e si sovrappongono all'idea ultima della morte permettendo di ricercare l'eternità attraverso la memoria e la bellezza.

Le fotografie di questa esposizione intendono offrire una lettura circa la corrispondenza tra l'amore e la morte presenti nelle sculture usando come base le relazioni che ci sono tra il volume e la luce;
la composizione ed il riquadro delle figure; l'esclusione o la selezione di certi elementi; infine la relazione tra il tema della scultura ed il mio modo di relazionarmi ad essa attraverso la sorpresa e la ricerca di una felice bellezza”.

La poesia da cui è tratto il titolo della mostra è di un autore spagnolo del Seicento, Francisco Quevedo:
“Amore costante al di là della morte”
Chiudere potrà i miei occhi l’ultima
ombra che mi porti il bianco giorno,
e potrà slegare questa anima mia
ora al suo affanno ansiosa adulatrice;
ma no, da quest’altra parte, nella riva,
lascerà la memoria, dove ardeva:
nuotare sa la mia fiamma l’acqua fredda,
e perdere il rispetto a legge severa.
Anima a chi tutto un dio prigione è stata,
vene che umore a tanto fuoco hanno dato,
midolla che hanno gloriosamente arso,
il suo corpo lascerà, non la sua attenzione;
saranno cenere, ma avrà senso;
polvere saranno, ma polvere innamorata.