Margherita Turewicz Lafranchi – Pramateria

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO VILLA PIA
via Cantonale , Porza, Switzerland
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Apertura al pubblico
Venerdì 11-17
Sabato 11-17
Domenica 11-17
Ingresso gratuito

Chiusura estiva: 31 luglio – 16 agosto 2026
Per tutta la durata del periodo espositivo, festività comprese, gli interessati
possono concordare aperture straordinarie scrivendo a: [email protected]

Vernissage
01/03/2026

ore 15

Artisti
Margherita Turewicz Lafranchi
Curatori
Tiziana Lotti
Generi
arte contemporanea, personale

La Fondazione d’Arte Erich Lindenberg è lieta di presentare una nuova mostra personale dedicata a Margherita Turewicz Lafranchi, artista la cui ricerca indaga il rapporto tra materia, spazio e percezione, muovendosi costantemente tra pensiero e forma.

Comunicato stampa

La Fondazione d’Arte Erich Lindenberg è lieta di presentare una nuova mostra personale dedicata a Margherita Turewicz Lafranchi, artista la cui ricerca indaga il rapporto tra materia, spazio e percezione, muovendosi costantemente tra pensiero e forma.
Turewicz Lafranchi si forma all’Accademia di Belle Arti di Varsavia (1980–1985), diplomandosi con una tesi dedicata al tema della festa. Per l’artista, la festa rappresenta un momento in cui il quotidiano si sospende, l’identità collettiva si rinnova e diventa possibile percepire un ordine diverso, sociale, naturale o cosmico. Alla fine degli anni Ottanta si trasferisce a Dornach, in Svizzera, per approfondire gli studi filosofici presso il Goetheanum. L’incontro con l’antroposofia rafforza il suo approccio interdisciplinare: l’arte diventa uno strumento capace di rendere visibili forze e relazioni normalmente invisibili, simili ai processi di equilibrio e crescita che regolano la natura.

Questa visione costituisce una chiave di lettura fondamentale per tutta la sua produzione. La mostra, intitolata Pramateria— termine lasciato in polacco per conservarne le molteplici sfumature — esplora questi equilibri sottili, che dal pensiero si trasformano in segno e dal segno diventano materia. Dai suoi “disegni di pensiero”, veri e propri appunti visivi, emergono idee in formazione e tensioni interiori che trovano poi espressione tridimensionale in sculture e installazioni.
Un capitolo centrale della mostra è dedicato al ciclo Buchi neri (2013–2023). Queste opere nascono dall’osservazione di un fenomeno semplice ma sorprendente: dall’esterno, le superfici di vetro frantumato appaiono scure e compatte, come aperture nere che assorbono lo sguardo. Sembrano buchi, zone chiuse, prive di profondità. Ma quando lo spettatore si sposta, entra nello spazio e cambia punto di vista, ciò che appariva nero si trasforma: i frammenti di vetro catturano e riflettono la luce, diventando sorgenti luminose. Come accade per i buchi neri in astronomia, anche qui ciò che sembra puro buio non è assenza, ma una soglia che cambia in relazione alla posizione di chi guarda. È in questo continuo passaggio tra invisibile e visibile, tra oscurità e nascita della forma, che si radica l’idea di pramateria: una materia originaria intesa come campo di possibilità, da cui le forme emergono e si trasformano. Da qui prende forma anche il titolo della mostra. Il lavoro di Margherita Turewicz Lafranchi unisce così percezione, pensiero e materia in un unico processo. Le opere non rappresentano qualcosa, ma rendono visibili relazioni, equilibri e forze che normalmente restano invisibili, offrendo allo spettatore un’esperienza in bilico tra ciò che si vede e ciò che si intuisce.
La mostra allestita alla Fondazione d’Arte Erich Lindenberg celebra una ricerca nata dall’incontro tra tradizione mitteleuropea, formazione polacca ed esperienza ticinese, generando un dialogo tra linguaggi, culture e percezioni. In linea con la missione della Fondazione, l’esposizione diventa occasione di incontro, riflessione e nuove letture del presente attraverso l’arte contemporanea.

Biografia
Margherita Turewicz Lafranchi nasce a Stettino, in Polonia. Nonostante una formazione scientifica liceale, al termine degli studi la passione per l’arte e per l’architettura prende il sopravvento e la porta a iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Qui entra in contatto con i movimenti artistici contemporanei nella galleria Dziekanka e si diploma negli atelier di Andrzej Dłużniewski e Henryk Wiśniewski, con una tesi dedicata ai rituali e alle cerimonie legate al calendario festivo.
A metà degli anni Ottanta viene in Svizzera per approfondire gli studi di filosofia presso la Freie Hochschule für Geisteswissenschaft, Goetheanum, di Dornach. Arriva in Ticino nel 1993, dopo aver vinto una residenza al Museo Vincenzo Vela di Ligornetto.
Il suo debutto espositivo, organizzato nel 1988 da Andrzej Bonarski alla Galleria SARP di Varsavia (con testo in catalogo del filosofo, poeta e pittore Stanisław Cichowicz), rappresenta un momento di rilievo nella scena artistica polacca.
Le sculture presentate nel 1990 alla galleria Dziekanka di Varsavia—oggi parte della collezione della Pinacoteca d’Arte Moderna di Monaco di Baviera—anticipano alcune tendenze della scultura contemporanea. Negli anni Novanta riceve numerose borse di studio e partecipa a residenze internazionali: in Austria (Collezione Lenz Schönberg), Spagna (Ministero della Cultura), Germania (studio di Rosemarie Trockel, Colonia), Polonia (con Marek Kijewski) per Konstrukcja w Procesie, Łódź; Centrum Rzeźby Polskiej di Orońsko e in Svizzera, Residenza Fondazione Artest, Museo Vincenzo Vela, Ligornetto. Dal 1994 Margherita Turewicz Lafranchi vive e lavora a Bellinzona. Fra il 2002 e il 2008 collabora alle critiche semestrali di Peter Zumthor presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio e partecipa ai diversi progetti di Art for the World e Visarte.
La sua ricerca, in equilibrio tra Arte Povera, Minimalismo e ready-made di matrice dadaista, si concentra su sculture realizzate prevalentemente con materiali industriali e oggetti della quotidianità, trasformati in forme essenziali e meditate. I titoli delle opere offrono spesso una chiave di accesso alle loro molteplici letture: creazioni limpide e insieme enigmatiche, che attraverso giochi semantici—talvolta punteggiati da un’ironia sottile—invitano lo spettatore a confrontarsi con la natura relativa e mutevole delle cose.