Marco Scorti – landEscape

Locarno - 21/06/2019 : 27/07/2019

Attraverso la figura di uno dei principali artisti emergenti provenienti dal Ticino, Marco Scorti (Lugano, 1987, operante a Ginevra) questa esposizione intende ragionare su temi rilevanti nel rapporto tra artista, spettatore e il mondo in cui viviamo.

Informazioni

  • Luogo: LA RADA
  • Indirizzo: Via alla Morettina 2 secondo piano della Centrale Swisscom - Locarno - Ticino
  • Quando: dal 21/06/2019 - al 27/07/2019
  • Vernissage: 21/06/2019 ore 18
  • Autori: Marco Scorti
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Attraverso la figura di uno dei principali artisti emergenti provenienti dal Ticino, Marco Scorti (Lugano, 1987, operante a Ginevra) questa esposizione intende ragionare su temi rilevanti nel rapporto tra artista, spettatore e il mondo in cui viviamo



Si tratta in particolare dei concetti di paesaggio e di realtà e realismo: concetti solo apparentemente univoci, ma che a ben vedere – come tutto ciò che venga riletto tramite l’arte di oggi – vengono intesi in modo differenziato in base alla propria cultura ed anche alla familiarità con strumenti di rappresentazione, come ad esempio la pittura figurativa e il disegno di cui Scorti possiede un’evidente maestria. Per esempio è chiaro che ai non pittori, da circa un secolo e mezzo, la principale rappresentazione della realtà fattuale possa apparire la documentazione fotografica e video. In realtà un tecnico di quegli ambiti – per esempio un montatore video – ben sa quanto un fenomeno reale possa essere totalmente stravolto da un sapiente montaggio, ma anche già dalla scelta dei punti di ripresa, dalla loro combinazione e dei piani fotografici.

Artisti che oggi ci sembrano campioni del figurativo, come gli impressionisti, al loro nascere furono contestati in modo violento proprio perché accusati di non rappresentare “il vero”, in un tempo in cui l’attenzione per luce e colori percepiti non era ancora diffusa, come dopo il loro successo. E quando entriamo in una chiesa assai antica sicuramente leggiamo come anomale certe rappresentazioni fisiche, per esempio la lunghezza e le curve di dita assai assottigliate nell’arte antica d’influenza asiatica.

Riguardo al paesaggio, personalmente, come italiano, noto costantemente come dal Ticino “in su” esso venga vissuto quasi solo come montagne e boschi. Noi italiani invece pensiamo istintivamente al mare, a dolci colline e addirittura a paesaggi molto antropizzati, come i borghi rinascimentali. L’idea di paesaggio cambia anche col tempo. Per esempio nel cinema neorealista un paesaggio tipico è stata la campagna romana un po’ dimessa ma punteggiata di eccellenze architettoniche come gli acquedotti romani; oggi non più.

L’arte occidentale, che trovò riferimenti paesaggistici notevoli per esempio in Piranesi, nei suoi disegni delle rovine classiche, negli ultimi decenni fa percepire (giustamente) il valore estetico di fabbriche abbandonate e luoghi dove la natura lotta con l’uomo e sull’uomo, un po’ come nella “zona” nel film Stalker di Tarkovskij.

Interessante – tra l’altro – è che anche l’artista protagonista di questa esposizione all’interno dei suoi paesaggi inserisca costantemente tracce umane, come ruderi nella boscaglia ed elementi architettonici vernacolari o talvolta contemporanei.

Questi ragionamenti sono alla base dell’esposizione personale che come direttore della rada ho voluto offrire a Locarno a Marco Scorti. Lui ha gradito la proposta, ponendo alcune condizioni: principalmente che l’esposizione fosse curata solo da me e che come curatore avessi svolto un ruolo attivo nella composizione di alcune sue opere della serie «monumentale» denominata m.s.l.m. (metri sul livello del mare), addirittura suggerendo come modificare almeno uno dei pannelli che compongono quei grandi polittici e facendo in modo che due polittici si scompongano e ricompongano ibridandosi nelle due sale principali della rada. Questo per instaurare un dialogo/gioco con il curatore e per rendere l’opera “viva” e sempre in “evoluzione”, mai statica: come il nostro territorio, le stagioni e le condizioni climatiche mutano, anche i paesaggi di Scorti lo fanno a seconda del luogo espositivo, dell’interesse momentaneo dell’artista e di alcune scelte del curatore. Tre scelte ha a disposizione il curatore, due strutturali (separare, aggiungere o togliere pannelli ai polittici) e una a livello del soggetto. È anche un gioco sulla memoria dello spettatore che si interroga sull’originalità dell’opera o sul concetto di “copia”, visto che magari ha già avuto modo di vedere la stessa tela ma in una sua tappa precedente e in altro contesto, quindi leggermente o radicalmente cambiata. Importante dire che ogni tela per Scorti è un istante a sé, che nell’insieme forma una promenade con vari punti di vista, di luoghi messi assieme e unificati in una sola composizione. Più lo spettatore si avvicina alle tele, più può notarvi delle incongruenze, delle annotazioni e dei segni che rivelano il processo di costruzione e di ricerca nella pittura stessa.

In quest’esposizione è presente anche un’altra serie, nuova, di acrilici su tela di Scorti. Si tratta di lunghe e strette “feritoie” in cui un ambiente naturale viene sbirciato come tramite una fessura in un muro.

Qui il paesaggio può apparire come fuga, mentre la de/ricomposizione di paesaggi apparentemente reali in polittici già dipinti ed esposti da Scorti può essere letta come fuga da esso, da un determinato paesaggio, e dove anche l’ultima pennellata è forse una fuga concettuale, quella dalla ricerca della massima definizione possibile nel rappresentare ciò che l’artista vede.

L’esposizione si completa con singoli pannelli di polittici che in questa occasione tornano a Scorti “in prestito” dopo esser stati acquisiti da collezionisti e con poche piccole opere, anche gouache su carta.

Questa esposizione alla rada fa parte di Trunkenheit ohne Wein (Jugend ist) – verso di Goethe - programma espositivo focalizzato sulla giovane scena svizzera e supportato dalla fondazione svizzera Pro Helvetia.

L’esposizione si apre venerdì 21 giugno alle ore 18 in via della Morettina 2, Locarno, e sarà visibile fino a sabato 27 luglio, con ingresso libero e orario di apertura dal giovedì al sabato, dalle 14 alle 19, oltre che su appuntamento concordabile scrivendo a [email protected] o chiamando i numeri +41 76 4391866 o +39 320 4866373.

Grazie alla collaborazione con la direzione del Locarno Festival, l’ultimo giorno di apertura, sabato 27 luglio alle 18, verrà inaugurato nel PalExpo/FEVI un particolare allestimento interno basato su dodici grandi stampe di opere di Marco Scorti, allestimento che si renderà visibile durante il Festival 2019, a luci alte.

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Through the figure of one of the leading emerging artists from Ticino, Marco Scorti (Lugano, 1987, working in Geneva) this exhibition aims to reason about important issues in the relationship between artist, viewer and the world in which we live.

In particular, it deals with the concepts of landscape and reality and realism: concepts that are only apparently univocal, but which, on closer inspection - like everything that is reinterpreted through contemporary art - are understood in different ways according to the own culture and also to the familiarity with instruments of representation, such as, for example, figurative painting and drawing, of which Scorti has an evident mastery. For example, it is clear that for about a century and a half, the main representation of factual reality may appear to non-painters the photographic and video documentation. In reality, a technician in those fields - for example, a video editor - is well aware of how much a real phenomenon can be totally distorted by a skilful editing, but also by the choice of shooting points, their combination and the photographic planes.

Artists who today seem to us to be champions of figurative art, like the Impressionists, were violently challenged at their birth precisely because they were accused of not representing "the real", at a time when attention to light and perceived colours was not yet widespread, as after their success. And when we enter a very ancient church we certainly read as anomalous certain physical representations, for example the length and curves of fingers very thinned in ancient art of Oriental influence.

As far as the landscape is concerned, personally, as an Italian, I am constantly aware that from Ticino "upwards" it is lived almost exclusively as mountains and woods. We Italians, on the other hand, instinctively think of the sea, of gentle hills and even of very man-made landscapes, such as the Renaissance towns. The idea of landscape changes even over time. For example, in neo-realist cinema, a typical landscape was the Roman countryside, a bit modest but dotted with architectural excellence such as the Roman aqueducts; no longer.

Western art, which found remarkable landscape references in Piranesi, for example, in his drawings of classical ruins, in recent decades has (rightly) perceived the aesthetic value of abandoned factories and places where nature struggles with man, a bit like in the "zone" in the movie Stalker by Tarkovskij.

It is interesting - among other things - that even the artist who is the protagonist of this exhibition in his landscapes constantly inserts human traces, such as ruins in the bush and architectural elements that are vernacular or sometimes contemporary.

These arguments are the basis of the solo show that as director of la rada I’ve offered in Locarno to Marco Scorti. He liked the proposal, setting some conditions: mainly that the exhibition was curated only by me and that as curator I would played an active role in the composition of some of his works in the "monumental" series called m.s.l.m. (meters above sea level), even suggesting how to modify at least one of the panels that make up those large polyptychs and making sure that two polyptychs break down and recompose hybridizing in the two main rooms of la rada. This is to establish a dialogue / game with the curator and to make the work "alive" and always "evolving", never static: as our territory, the seasons and climatic conditions change, even the landscapes of Scorti do so depending on the exhibition space, the temporary interest of the artist and some choices of the curator. The curator has three choices at his disposal: two structural choices (to separate, add or remove panels to the polyptychs) and one at the level of the subject. It is also a game about the memory of the viewer who questions the originality of the work or the concept of "copy", since perhaps he has already had the opportunity to see the same canvas but in a previous stage and in another context, then slightly or radically changed. It is important to say that each canvas for Scorti is an instant in itself, which together forms a promenade with various points of view, of places put together and unified in a single composition. The closer the viewer gets to the canvases, the more he can notice inconsistencies, notes and signs that reveal the process of construction and research in the painting itself.

In this exhibition there is also another new series of acrylics on canvas by Scorti. These are long and narrow "slits" in which a natural environment is peered through a slit in a wall.

Here the landscape can appear as an escape, while the de/recomposition of seemingly real landscapes in polyptychs already painted and exhibited by Scorti can be read as an escape from it, from a given landscape, and where even the last brushstroke is perhaps a conceptual escape, that from the search for the maximum possible definition in representing what the artist sees.

The exhibition is completed with individual panels of polyptychs that on this occasion return to Scorti "on loan" after being acquired by collectors and with a few small works, including gouache on paper.

This exhibition at la rada is part of Trunkenheit ohne Wein (Jugend ist) - verse of Goethe - program of shows focused on the young Swiss scene, supported by the Swiss foundation Pro Helvetia.

The exhibition opens Friday June 21st at 6 p.m. in via della Morettina 2, Locarno, and will be visible until Saturday, July 27th, with free admission and opening hours from Thursday to Saturday, from 2 to 7 pm, as well as on appointment that can be made by writing to [email protected] or calling the numbers +41 76 4391866 or +39 320 4866373.

Thanks to the collaboration with the management of the Locarno Festival, on the last day of opening, Saturday July 27th at 6 pm, a special setting up will be inaugurated in the PalExpo/FEVI based on twelve large prints of works by Marco Scorti, an installation that will be visible during the 2019 Festival, with high lights.