Marco Andrea Magni – Oggi sono proprio contento di stare al mondo

Milano - 09/10/2019 : 30/03/2020

Il nuovo appuntamento con l’arte contemporanea e la cucina giapponese, promosso e ospitato da Zazà Ramen noodle bar & restaurant, vede protagonista Marco Andrea Magni.

Informazioni

  • Luogo: ZAZA' RAMEN
  • Indirizzo: Via Solferino, 48 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 09/10/2019 - al 30/03/2020
  • Vernissage: 09/10/2019
  • Autori: Marco Andrea Magni
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: pranzo: 12.00 - 15.00, cena: 19.00 - 23.00 chiuso: martedì | Natale, Santo Stefano & Primo dell’anno

Comunicato stampa

Il nuovo appuntamento con l’arte contemporanea e la cucina giapponese, promosso e ospitato da Zazà Ramen noodle bar & restaurant, vede protagonista Marco Andrea Magni.

L’artista presenta un progetto ispirato all’idea di convivialità mettendo in relazione parola e cibo con la specificità dell’ambiente che lo ospita: il ristorante fondato dallo chef e collezionista Brendan Becht. Piatti e ciotole in ceramica con scritte di Lucio Fontana ne costellano pareti e tavoli mentre vasi torniti in creta cruda impastata con sabbia di clessidra sono esposti nel “Tokonoma” in metallo

L’ambiente già intimo di Zazà Ramen, che coniuga anche nel design degli interni il suo approccio alla semplicità e all’ascolto di tradizione giapponese, si espande ulteriormente e invita l’ospite a una nuova esperienza di condivisione con l’arte.

«Parola e cibo sono fatti della stessa pasta» diceva il teologo psicanalista brasiliano Rubem A. Alves. Come immaginare, infatti, luogo migliore di una tavola imbandita per dare il via a una conversazione? Probabilmente così è iniziato anche il dialogo tra Brendan Becht e Marco Andrea Magni che parlando scoprono di condividere una catena di relazioni puntuali e insolite, passando dalla storia della cucina a quella dell’arte, da Gualtiero Marchesi a Lucio Fontana. Ed è proprio l’artista milanese dei “quadri bucati”, conosciuto da Brendan Becht da bambino, a ispirare uno degli interventi scultorei presentati da Marco Andrea Magni nei locali di Zazà Ramen. Sono le parole scritte da Lucio Fontana sul retro delle sue tele, una sorta di autobiografia a puntate, a essere riportate con matita ceramica su una serie di piatti e ciotole. Rivivendo gli appunti di vita quotidiana impressi dal padre dello Spazialismo, nascono nuove combinazioni e s’intrecciano nuovi racconti tra chi viene, siede e consuma ai tavoli di Zazà.

In maniera non troppo dissimile dall’arte culinaria, in quest’occasione la ricerca scultorea di Marco Andrea Magni esprime il rispetto per la materia prima, tradotta in architettura del convivio, in cui l’incontro è un aspetto centrale. Da un lato la farina genera la pasta, dall’altro l’argilla si fa corpo in vasi e stoviglie. Entrambe sono forme di condivisione, supporti della parola e dell’ascolto. Nascono in creta cruda i vasi che Marco Andrea Magni intitola Oratorio – facendo riferimento ancora una volta alla parola parlata e a un tempo speso assieme. In quest’occasione Zazà Ramen si propone ancor più come uno spazio domestico, come luogo di accoglienza, come spazio imbandito dove la tradizione si confronta con la sperimentazione e dove la natura intima dell’uomo si presenta. Attraverso la parola, materia prima della comunicazione.










Marco Andrea Magni (1975), vive e lavora a Milano. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera, consegue il master FSE in Tecniche di Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive. Frequenta il corso in Arti Visive presso la Fondazione Antonio Ratti a Como curato da Angela Vettese e Giacinto di Pietrantonio, con Richard Nonas. Allo IUAV di Venezia partecipa a seminari di filosofia con Giorgio Agamben, di storia dell’architettura con Roberto Masiero e d’arte visiva con Remo Salvadori. Lavora sulla condizione della possibilità e dell’occasione riabilitando l’esperienza corporea declinata in una scultura. Il suo lavoro si articola lungo un percorso che scorre dalla filosofia morale alla riflessione artistica, dall’esperienza della scultura, fino a trovare il proprio epicentro in un’interrogazione con l’altro che diventa interlocutore e misura. Le opere sembrano dei modi di stare nel mondo, si predispongono a seguirne le forme, accogliendo di volta in volta le misure giuste per starvi dentro. Tra le sue mostre personali: Fuggisole, Galleria FuoriCampo, Siena (2019); Touché, Il Crepaccio Instagram Show, a cura di Caroline Corbetta (2019); Ho sempre agito per dispetto, a cura di N. Mafessoni, Loom Gallery, Milano (2017); Blunder, con F. Longhini, Loom Gallery, Milano (2017); Lo spazio punto, a cura della Galleria FuoriCampo, Sinagoga di Siena, Siena (2017); Lo spazio punto, Galleria FuoriCampo, Siena (2016); Frodi e Fedi, Surplace, Zentrum, Varese (2016); Frodi e Fedi, Riss(e), Zentrum, Varese (2016); Marco Andrea Magni / Giovanni Kronenberg, Galleria FuoriCampo, Bruxelles (2014); Poppositions, Brass, Bruxelles (2013); Più giovani di così non si poteva, Galleria FuoriCampo, Siena (2012).

Zazà Ramen noodle bar & restaurant nasce nel novembre 2013 a Milano in via Solferino 48 da un’idea di Brendan Becht. Il nome deriva dal celebre Ispettore Zenigata, personaggio di Lupin III, ed è una metafora che con ironia richiama un prodotto giapponese popolare per il pubblico italiano. In questo caso il Ramen, riproposto in chiave autentica e con particolare attenzione agli ingredienti della gastronomia italiana.

Brendan Becht, nato in Olanda da una famiglia di collezionisti d’arte contemporanea, inizia la sua carriera come chef al Connaught Hotel a Londra, spostandosi poi a Parigi con Pierre Hermé al Fauchon e con Alain Senderens al Lucas Carton. Nel 1991 arriva a Milano per lavorare con Gualtiero Marchesi e specializzarsi in ristoranti Italiani in Giappone, e assume la gestione del catering per gli eventi di BVLGARI. Zazà Ramen è frutto della sua curiosità naturale e del suo senso estetico.

Le parole di Lucio Fontana nel progetto di Marco Andrea Magni...

Il tema della relazione è al centro del progetto dell’artista che sulle pareti di Zazà Ramen porta piccoli frammenti autobiografici di Fontana, interlocutore invisibile all’interno di un habitat conviviale.