Marcello Mantegazza – Spoiler: You Will Die

Tito - 21/12/2012 : 21/01/2013

La ricerca di Marcello Mantegazza si incentra sull’analisi di temi articolati e capitali come lo scorrere del tempo, il pericolo, la corruzione e consunzione, l’estraniamento, la caducità della vita, che tornano in questa personale dall’eloquente titolo: Spoiler: You Will Die.

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Comunicato stampa

La ricerca di Marcello Mantegazza si incentra sull’analisi di temi articolati e capitali come lo scorrere del tempo, il pericolo, la corruzione e consunzione, l’estraniamento, la caducità della vita, che tornano in questa personale dall’eloquente titolo: Spoiler: You Will Die.

Il termine spoiler, comunemente usato in campo cinematografico, si riferisce a vari contesti dove può essere svelata in anticipo la trama di qualcosa e rimanda alla vita stessa che reca in sé, appunto, uno spoiler: la fine è nota

L’autore denuncia questo dato di fatto con opere che si confrontano con tali riflessioni scomode mantenendo, però, sempre una propria intima, seppur drammatica bellezza, rientrando nella più generale poetica dell’artista: concettuale ed enciclopedica, portata a riflettere sul valore – anche estetico – della catalogazione. Egli, come scrive Barbara Martusciello nel testo di presentazione: “(…) è attratto dagli abecedari, dalle tavole anatomiche, dalle statistiche, dai manuali, dagli indici, così come dalle elencazioni di nomi, di date significative, di sequenze telefoniche, di indirizzi e di attività consuete organizzate grazie a liste della spesa, degli appuntamenti, degli ingredienti. Quest’apparentemente onnivora attenzione per ogni promemoria proviene da una necessità dell’artista di ricopiare, scrivere o disegnare una serie di contenuti, di testi e di componenti anche grafico-visivi su agende personali, album, fogli e altri supporti cartacei o in ogni caso analogici al fine di leggere il dato di partenza, di studiarlo, memorizzarlo e possederlo contemporaneamente. In questa pratica non v’è uno studio sulla sistematizzazione o un’indagine su ordine e controllo ma una considerazione sul fluire di eraclitiana memoria (πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός)” che con i temi in mostra è strettamente connesso”.

Ecco, quindi, in mostra una grande opera a parete dal titolo The End, incentrata su di un lemma emblematico, che rimanda alla fine di un percorso, con richiami cinematografici ma anche e soprattutto esistenziali, e che attua un’analisi sullo scorrere del tempo poiché è composta da sovrapposizioni di date inchiostrate realizzate da timbri-datario; o ecco i libri scavati, letteralmente, alla ricerca, di volta in volta, della parola-chiave… Così, Mantegazza scandisce queste parti e le riporta al tutto: adottando, appunto, sia i volumi che buca e rende installazioni essenziali, o usando timbri a richiamare analisi che nella storia dell’arte passano - nota la curatrice - per “Alighiero Boetti, On Kawara, Gino De Dominicis, Vincenzo Agnetti, Roman Opalka, Annette Messager, Christian Boltanski fino a Esther Ferrer o a Christian Marclay, solo per citarne alcuni”. La vita transita anche dagli affastellamenti di diversi elementi, che siano essi libri, minute, o “gli anni, i mesi, i giorni, gli attimi di cui si compone la nostra realtà”. Tutto scorre, pertanto: la vita e il tempo che “non si lascia riempire” (Jean-Paul Sarte): quindi, “ci pensa Mantegazza, a farlo, colmandolo di tracce -i segni-timbro, le pagine biucate”, perché forse – citando Paul Verlaine, come fa la curatrice – “la morale migliore è ancora di dimenticare l’ora”, uno smemoramento che è un’apertura alla speranza.

Marcello Mantegazza nasce nel 1974 a Potenza, vive e lavora a Rieti. E’ rappresentato dalla galleria trecinque 3)5 Arte Contemporanea di Rieti.