Mama Africa

Torino - 31/03/2017 : 31/03/2017

presentazione del libro "Mama Africa" Neos Edizioni di Bruno Albertino e Anna Alberghina.

Informazioni

  • Luogo: CENTRO PIEMONTESE STUDI AFRICANI
  • Indirizzo: Via Vanchiglia 4/E - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 31/03/2017 - al 31/03/2017
  • Vernissage: 31/03/2017 ore 18,30
  • Generi: presentazione, incontro – conferenza
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Dopo aver organizzato importanti esposizioni come African Style a Palazzo Salmatoris di Cherasco, a cavallo tra il 2015 e il 2016, e scritto il libro Maschere d’Africa, sempre per Neos Edizioni, Anna Alberghina e Bruno Albertino hanno dato alle stampe l’ultimo intenso lavoro legato all’arte africana soffermandosi sul tema, finora poco indagato, della maternità.

Intitolato “Mama Africa. La Maternità nell’arte africana” il testo è un viaggio estetico e antropologico nell’arte africana, alla scoperta della maternità, concetto ispiratore di opere scultoree di grande originalità



In tutte le civiltà l’evento della maternità è sacralizzato, spesso divinizzato fino a diventare metafora della genesi. La ricerca di Bruno Albertino e di Anna Alberghina muove dal tema scultoreo della maternità, conducendo il lettore in un viaggio esplorativo attraverso l’Africa subsahariana e occidentale, fino alle aree più inaccessibili di quella centro-equatoriale. In rassegna, le opere più geometriche, cubiste dei popoli Dogon e Bamana del Mali e quelle estremamente naturalistiche dei Baoulé, dei Dan e degli Attié della Costa d’Avorio e della Liberia.

Il ricco apporto fotografico consente di osservare e scoprire i segreti delle sculture femminili e delle bamboline di fertilità, che evocano la donna e la madre. Evidenziate e descritte le figure di coppie mitiche alle origini del lignaggio e immagini di gemelli, oggetto di culti ancestrali. Le sculture possono essere di legno, metallo, avorio, terracotta e pietra. Ognuna riporta tracce di un uso attivo, magico-religioso nel mondo africano. Ognuna di esse non è un mero oggetto di contemplazione, ma soprattutto uno strumento per la comprensione di una cultura profondamente diversa dalla nostra.