Nata dall’incontro con un importante collezionista svizzero di arte africana, Mal d’Africa vuole mostrare come l’artigianato artistico del continente africano influenza ancora oggi l’opera di molti artisti contemporanei europei.

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Comunicato stampa

Nata dall’incontro con un importante collezionista svizzero di arte africana, Mal d’Africa vuole mostrare come l’artigianato artistico del continente africano influenza ancora oggi l’opera di molti artisti contemporanei europei. È così che sei artisti, provenienti da Italia, Francia e Svizzera – 108, Dem, El Gato Chimney, Gaël Davrinche, Hitnes e Nando Snozzi – hanno reinterpretato, ognuno attraverso la propria sensibilità e il proprio stile pittorico, alcuni manufatti di questa eccezionale collezione di cui fanno parte maschere, sculture e oggetti realizzati tra la metà del diciannovesimo secolo e la metà del ventesimo secolo

Le opere scelte di questa collezione risultano così come un naturale intermediario tra i diversi linguaggi artistici che compongono la mostra, che, senza avere una pretesa scientifica, vuole appunto accostare il mondo tridimensionale dei manufatti provenienti dall’Africa, con quello dell’arte contemporanea bidimensionale europea: due universi distanti geograficamente e cronologicamente, ma vicini anche grazie alla mano degli artisti. È così che in un momento storico in cui le differenze tra i continenti ed i popoli sembrano sempre più sottolineate, che il collezionista svizzero, gli artisti ed ego gallery, hanno cercato di creare un ponte immaginario tra Africa e Europa, fatto di visioni artistiche e sensazioni che sembravano lasciate ad un recente passato.

108

108, artista nato nel mondo della street art, ha sempre fatto dell’astrattismo la forma principale della sua arte. Le sue forme nere, che il pubblico svizzero già conosce grazie alle molteplici collaborazioni con ego gallery, trovano una naturale collocazione all’interno della mostra: in quest’occasione, 108 si è ispirato alle geometrie di alcune cavigliere, bracciali e polsiere in bronzo, provenienti dall’Africa occidentale (Sudan, Nigeria e Costa d’Avorio). Le decorazioni incise su questi oggetti, utilizzati come accessori decorativi o come moneta di scambio tra i clan, vengono così reinterpretati dall’artista in chiave contemporanea.

Dem

Dem, è da sempre un attento studioso delle culture popolari più arcaiche. Per la realizzazione di quest’opera, si è dunque ispirato all’insieme della collezione ed in particolare a due statue Mumuye provenienti dalla Nigeria, usate per la protezione personale e della casa oltre che per riti di guarigione. Per questo lavoro, Dem ha fatto un passo indietro rispetto alla sua produzione artistica attuale, ritornando a quella stilizzazione delle forme che ha caratterizzato per anni il suo lavoro. Dall’opera traspare infatti una meticolosa ricerca della forma, che minimizzata ai minimi termini lascia trasparire le forme essenziali.

El Gato Chimney

El Gato Chimney è nato nel 1981 a Milano, dove attualmente vive e lavora. Trattando abitualmente nelle sue opere i temi legati allo sciamanesimo e alla magia, è naturale per lui concentrarsi sugli oggetti africani legati a questi aspetti. L’artista ha scelto così due maschere Yaka provenienti dall’Africa centrale (Rep. Dem. Congo), utilizzate nei riti d’iniziazione dei giovani del clan. Il soggetto principale della sua opera è una figura composta di paglia che trai vari elementi, riprendere anche la rafia che compone le maschere Yaka, dando così al suo lavoro una forte connotazione di rito e feticcio.

Gaël Davrinche

Pittore, nel senso più tradizionale del termine, Gaël Davrinche reinterpreta per l’occasione delle bambole votive. Come è solito fare per tutti i suoi ritratti degli ultimi anni, anche qui l’artista accosta al soggetto del dipinto, un oggetto che va a destabilizzare e ad apportare un tono quasi ironico al soggetto raffigurato. In questo caso, delle bende rosse vengono usate per fasciare il modello del suo grande lavoro, così come avviene per le bambole Bamileke provenienti dal Cameroon, dedicate al culto e ai rituali della preghiera. La pittura rosso accesa delle bambole votive africane, ripresa anche nell’opera di Gaël Davrinche, veniva ottenuta dalla polvere di sandalo africano (tintura anche usata nelle cerimonie d’incoronazione dei sovrani).

Hitnes

Artista romano da sempre attento al mondo animale e a quello antropologico, Hitnes realizza per l’occasione due lavori estremamente colorati e d’impatto usando come tela un tessuto grezzo. Le due opere sono ispirate a tre copricapi Bamoun provenienti dal Cameroon: il primo, raffigurante un elefante, veniva indossato solo ed esclusivamente dai dignitari, mentre gli altri due a forma di bufalo, sono indossati durante le celebrazioni in onore dei sovrani, da persone di alto rango. I lavori di Hitnes, ricchi di dettagli, ci parlano dunque del rapporto tra l’élite a capo dei villaggi e il popolo, in un discorso che si ripete anche nella società occidentale contemporanea.

Nando Snozzi

Anche se appartenente ad un’altra generazione rispetto agli artisti con cui collabora abitualmente ego gallery, ci sembrava naturale inserire il lavoro di Nando Snozzi all’interno di questa mostra andando così a rappresentare la svizzera e il Ticino. Una serie di sue opere iniziate nel 2010 e rappresentanti dei visi crudi e taglienti, fanno infatti eco al tema delle maschere africane: nella mostra i suoi lavori sono dunque accostati a delle maschere provenienti dalla Nigeria e a due totem della Costa d’Avorio. Sia le maschere che i totem presentano tracce di pigmentazione bianca, segno del legame con il mondo dei morti e degli antenati; cosa questa che richiama anche la trasversalità dalla vita terrena e di quella degli spiriti che risuona nelle opere di Nando Snozzi.