Luigi Volpi – 1937–2009

Lodi - 17/01/2014 : 16/02/2014

A quasi cinque anni dalla scomparsa di Luigi Volpi, la città di Lodi rende omaggio alla sua figura con un progetto espositivo che ripercorre le fasi principali della sua carriera artistica: una ricca selezione di opere grafiche e pittoriche, realizzate in oltre mezzo secolo di continue ricerche in diversi campi delle arti visive.

Informazioni

Comunicato stampa

A quasi cinque anni dalla scomparsa di Luigi Volpi, la città di Lodi rende omaggio alla sua figura con un progetto espositivo che ripercorre le fasi principali della sua carriera artistica: una ricca selezione di opere grafiche e pittoriche, realizzate in oltre mezzo secolo di continue ricerche in diversi campi delle arti visive.
Il progetto espositivo, a cura di Mario Quadraroli, comprende tre diverse iniziative:
1. La mostra Luigi Volpi (1937 – 2009), allestita presso Bipielle Arte, uno spazio inserito nel prestigioso contesto del centro direzionale della Banca Popolare di Lodi, progettato da Renzo Piano

In esposizione: ottanta opere pittoriche e grafiche selezionate fra quelle di proprietà della famiglia Volpi, più altre provenienti da collezioni pubbliche e private.
2. La mostra Luigi Volpi – Acqueforti, allestita presso la Biblioteca Laudense: cinquanta opere grafiche per sottolineare il grande interesse nutrito da Luigi Volpi per l’arte dell’incisione.
3. Il workshop Torchio d’autore, organizzato in collaborazione con il museo Ettore Archinti, già sede nel 2012 di un appuntamento espositivo dedicato a Luigi Volpi (“Il silenzio inciso”). L’incisore Stefano Gerardi, uno dei curatori del museo, terrà un laboratorio di tecniche calcografiche su prenotazione, durante il quale verrà utilizzato il torchio appartenuto a Luigi Volpi.
Il progetto espositivo è promosso dall’Archivio Luigi Volpi ed è stato preceduto da una rigorosa ricognizione del materiale pittorico, grafico, fotografico e documentale appartenuto all’artista, a cura del nipote Camillo Quadraroli. La curatela dell’evento è stata affidata invece a Mario Quadraroli, in contatto con il lavoro e la vita quotidiana di Luigi Volpi a partire dalla prima metà degli anni Sessanta.
La mostra è accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo, con testi di Mario Quadraroli, Marina Arensi, Beppe Cremaschi, Paola Fenini e altri studiosi e critici incontrati da Luigi Volpi durante il suo percorso artistico.
Ha contribuito al progetto la Fondazione Banca popolare di Lodi, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Lodi.

L’artista

Luigi Volpi: nato a Lodi il 18 marzo 1937, ha frequentato i corsi di pittura alla scuola d’arte del Castello Sforzesco di Milano e i corsi liberi di nudo all’accademia di Brera, conseguendo poi il diploma di maestro d’arte all’istituto Venturi di Modena. Negli anni Sessanta e Settanta ha vissuto a Milano, risiedendo poi a San Colombano al Lambro prima del definitivo ritorno a Lodi, negli anni Novanta. Insegnante presso la scuola d’arte ceramica Cova di Milano a partire dal 1971, nel 1983 ha lasciato l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla pittura e all’incisione.
Fra le numerose rassegne espositive realizzate si segnalano le personali presso la galleria il Gelso (Lodi 1973), Galleria 23 (Cremona 1974), il Cavallo (Livorno 1975), Artestudio (Modena 1981), centro Alzaia Naviglio Grande (Milano 1987), biblioteca comunale Sormani (Milano 1996), galleria Armanti (Varese 2000). Da ricordare la partecipazione alle edizioni 1965-67 della Biennale nazionale d’arte città di Milano, allestita al palazzo della Permanente.
Le opere di Luigi Volpi sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private, oltre che su cataloghi di prestigiose rassegne nazionali di grafica.


Mario Quadraroli, curatore della mostra: «Quando Volpi, giovanissimo, decide di trasferirsi a Milano - una città con ancora aperte le ferite della guerra - si confronta con una realtà sociale di forte contrasto, che condiziona la sua espressione pittorica e innesta una chiara intonazione politica e culturale. La sua pittura ritrae la collettività fra orgoglio e diritto. Sono gli anni dell’incontro con altri giovani artisti: assieme a Tino Vaglieri, Mino Ceretti e Gianfranco Ferroni, Volpi diventa protagonista di quegli anni intensi, tesi a considerare l’animo oltre l’immagine. Di quell’epoca rimangono in lui forti testimonianze, approfondite e messe in luce proprio in occasione di questa mostra.
Negli anni Sessanta e Settanta si acuisce in Volpi l’interesse psicologico nei temi del ritratto, che si manifesta non come pittura di mestiere, ma come analisi della condizione del singolo. Una più evidenziata e individuale ragione di essere di fronte alle cose e ai fatti, senza eludere i problemi che coinvolgevano tutti, spinge Volpi alla viva necessità di porsi in intimo rapporto con la propria identità, col proprio lavoro e col senso implicativo del fare. È questa una delle ragioni che spinge Volpi a lasciare l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla pittura e soprattutto all’incisione: era considerato uno dei migliori acquafortisti lombardi e la sua produzione grafica è illimitata.
All’inizio degli anni Novanta, Volpi torna a vivere nella sua città e, ricco di esperienza e maturità artistica, si rende protagonista della vita culturale lodigiana, prestando attenzione alle nuove generazioni artistiche che hanno visto in lui un maestro di vita oltre che dell’arte».


Quotes

Mario De Micheli, critico d'arte: «Il dipingere l'uomo, come Volpi l'intende e come lo fa, è il risultato della presa di coscienza che anche nella dimensione dell'arte, come in ogni altra dimensione, è possibile riaffermare il valore attivo sia pure nei modi di una verità tutt'altro che celebrale e euforica». Da “Nota alla pittura di Luigi Volpi”, brochure della mostra alla galleria d'arte Il Cavallo, Livorno, aprile 1975.
Giorgio Seveso, critico d'arte: «La realtà (e dunque la vita) appare, tra le mani di Luigi Volpi, in una misura di così intensa verità, così fulgidamente esatta e precisa, da essere assolutamente un'altra cosa, da volgersi in una trasfigurazione magica, in una visione metafisica sospesa fuori dal mondo nell'argentea immobilità di un'aria perfettamente cristallina, pura e gentile come per un'incantata allucinazione domestica». Da “Quaderni artistici galleria Armanti”, Varese, luglio 2000.
Renato Valerio, critico d’arte: «La nostra epoca sforna continuamente pittori all’ingrosso e all’ingrasso. Luigi però non va considerato fra questi». Da “Quaderni artistici galleria Armanti”, Varese, luglio 2000.
Paola Fenini, curatrice del museo Ettore Archinti: « La ricerca di Luigi Volpi non indulge a decorativismi e manierismi superflui, né a facili ripieghi lirico-intimisti, ma guarda come punto focale all’essenza del soggetto: essa è la preziosa semplicità che promana dalle opere di Volpi». Da “L’incisione di Luigi Volpi”, Lodi, dicembre 2013 (in catalogo).



Link
www.facebook.com/archiviofamigliavolpi
www.fondazionebancapopolaredilodi.it
www.museoarchinti.org