Luigi Ontani incontra Giorgio Morandi

Grizzana Morandi - 26/06/2015 : 26/09/2015

Un “incontro”, questo tra Ontani e Morandi, che procede sulla strada di ovvie diversità e di alcune analogie, negli sguardi dei due Artisti, ad esempio, che individuano nel paesaggio in cui il primo nacque, il secondo visse una parte significativa del proprio tempo, un genius loci unico e irripetibile.

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Comunicato stampa

Un “incontro”, questo tra Ontani e Morandi, che procede sulla strada di ovvie diversità e di alcune analogie, negli sguardi dei due Artisti, ad esempio, che individuano nel paesaggio in cui il primo nacque, il secondo visse una parte significativa del proprio tempo, un genius loci unico e irripetibile: Ontani nella Rocchetta Mattei, rilucente di ceramiche e simbologie, bizzarra e affascinante architettura eclettica ed esoterica; Morandi nel mondo rurale di Grizzana con le sue luci e colori, i coltivi, gli edifici in sasso



Luigi Ontani (Vergato, 1943), creatore di un immaginario eclettico, orientalista, fiabesco, interprete singolarissimo, per mezzo di linguaggi e tecniche differenti, di miti, simboli, opere di artisti del passato e del presente (da Reni a Caravaggio, da Michelangelo a Mitelli a Manzoni), irrompe oggi nella Casa Studio Giorgio Morandi e nei Fienili del Campiaro con le nature extramorte antropomorfane, sontuose sculture in maiolica che intessono un discorso amoroso con la “sublime pittura di Morandi”, come ebbe a dire lo stesso Ontani, e attraverso di essa con le cose che ne hanno nutrito la linfa poetica. A partire dalla Casa Studio, al cui interno inizia questo percorso espositivo, studio e dimora in cui si avverte ancor oggi, miracolosamente, la permanenza del tempo di Morandi, le nature extramorte antropomorfane, di volta in volta, segnano o la rinascita tridimensionale di singoli oggetti presenti nei dipinti del grande Artista bolognese, o la ricostituzione di alcune rappresentazioni di nature morte nella loro interezza, o la messa in scena di alcuni luoghi originari e nevralgici della formazione ontaniana (il “canopo” dedicato al conte Mattei ad esempio, il cui volto, desunto da un’antica fotografia, Ontani sostituisce con il proprio, aggiungendogli come copricapo la cupola dorata della Rocchetta e come decorazione i rami d’alloro della sua Sala della Musica). Tuttavia, ciò che rende ancor più affascinante il discorso di Ontani e il composito sistema di segni che lo nutre di gioco irridente e di serietà melanconica, di conoscenza oggettiva e di memoria personale, è la frequente presenza, sulle cose delle nature morte di Morandi, non solo del volto di Ontani, non solo di sue opere del passato, riprodotte in fotoceramica, ma anche di oggetti intrinseci alla personalità e alla vita di entrambi (la scarpa di Ontani, i funghi e le ippocastagne amati e usate da Morandi…). Si attiva così un singolarissimo museo immaginario, stratificato e multiforme, e una museografia implicata in itinerari geografici e cronologici, che segna la distanza dal mondo e al contempo il suo esservi dentro; una topografia descrittiva, soggettiva, dei luoghi della mente oltre che dei siti da cui sono stati tradotti, che scansionano un andamento del vissuto spesso riconoscibile solo dall’autore ed enigmatico per lo sguardo altrui.
Create appositamente per questa mostra, le nature extramorte antropomorfane (i nomi delle opere di Ontani evocano Carroll, Joyce, Pirandello, Savinio, Palazzeschi, Munari…), se nella Casa Studio sono disseminate come tracce stupefacenti, e corto circuiti visivi, nella trama delle stanze, della vita, di Giorgio, Anna, Dina, Maria Teresa Morandi, nei Fienili approdano come moltitudine di segni che nel mentre rievocano la lingua pittorica e il mondo di Morandi (si veda la celebre caraffa con i barattoli di Ovomaltina, e la citazione dell’andamento delle pennellate) ne suggellano l’avvenuta modificazione genetica. Il volto che ha visto e amato le opere di Morandi, ora le cataloga, tra consacrazione rituale e ricreazione ludica, con una inespressività totemica e atemporale che diventa la firma di un’esperienza oggettiva di vissuto, ma anche un pezzo individuale di mondo nel fluire delle cose collettive del mondo.

Oltre la Casa Studio Giorgio Morandi, a ospitare opere di Ontani, e su Ontani, saranno anche i Fienili del Campiaro, che con essa formano un insieme espositivo di raro interesse (i Fienili furono rappresentati molteplici volte da Morandi). Nel 2° Fienile andrà continuamente “Il racconto di Luigi Ontani “un video di Massimiliano Galliani girato in RomAmor, il villino in cui l’Artista vive una parte del suo tempo, fatto costruire assieme alla Rocchetta dal conte Mattei per ospitare celebri pazienti, che si sottoponevano all’elettroomeopatia, terapia adoperata ancor oggi diffusamente dalla medicina indiana.
Una casa d’Artista fiabesca, RomAmor, che dai mobili, ai lampadari di Murano, alle maioliche dei muri, alle vetrate, insieme allo studio, e al vasto giardino che li contiene, dipana sotto forma di serissimo gioco uno statuto zen meraviglioso e singolarissimo, mentre prendono vita “coincidenze” mirabili, a partire dal nome del villino stesso, davvero idoneo all’Artista che tra un viaggio e l’altro, tra l’India, il Messico, Bali, e altri paesi ancora, ha eletto Roma a propria città ideale e della sua altra dimora . A poca distanza dalla sobria, semplice e luminosa Casa Studio di Giorgio Morandi, RomAmor, nata nel solco della cultura della Rocchetta Mattei, afferma oggi l’appartenenza ad un frammento di genius loci ridivenuto, grazie a Luigi Ontani, sogno, immaginario, arte della meraviglia.