Luca Rizzi – 1 2 3 stella

Informazioni Evento

Luogo
SPAZIO MALVASIA
Calle de la Malvasia, 4505, Venezia, VE, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Artisti
Luca Rizzi
Curatori
Marta Cereda
Generi
arte contemporanea, personale

Spazio Malvasia a Venezia presenta 1, 2, 3, stella, la prima mostra personale dell’artista Luca Rizzi (Brescia, 2001), curata da Marta Cereda e prodotta da studio.steso.

Comunicato stampa

Un asino veglia accanto a un gigantesco abaco di legno. Una volpe dorme sotto una croce, un cane sotto la luce di Sirio. Bambini dallo sguardo adulto abitano prati disseminati di incisioni, scale, case e figure arcaiche. Sembrano tutti immobili, colti nell’istante in cui una voce pronuncia: 1, 2, 3, stella.

Tra rito, gioco e cosmologia: la prima personale veneziana di Luca Rizzi

Fino al 1 settembre 2026, Spazio Malvasia a Venezia presenta 1, 2, 3, stella, la prima mostra personale dell'artista Luca Rizzi (Brescia, 2001), curata da Marta Cereda e prodotta da studio.steso.

Le opere in mostra
Il percorso espositivo raccoglie un nucleo organico di lavori che comprende dipinti a olio su tela di grandi dimensioni, una serie di disegni su carta recuperata e un’opera tessile inedita: un grande tappeto posizionato al centro dello spazio realizzata in collaborazione con Pecoranera. Le opere sono legate da un prato continuo che attraversa idealmente le pareti dello spazio e riunisce figure umane e animali nello stesso paesaggio.

Attraverso una pittura liquida e diluita, lasciata scivolare ed essiccare lungo i bordi della tela, Rizzi dà forma a un universo popolato da forme elementari, casette, alberi, architetture essenziali, figure umane stilizzate (pitoti) e animali immobili o addormentati (asini, volpi, cani). A queste opere si affiancano i disegni realizzati su carte spesse e imperfette, che celano una sottile ambiguità rivelata solo dalla scelta tra recto e verso, offrendo una dimensione più intima e sintetica della sua grammatica visiva.

Il gioco come cosmologia
Bastano un gesso, un sasso e una superficie libera. La campana si disegna a terra: una sequenza di caselle numerate trasforma il terreno in un percorso in cui si lancia il sasso, si salta su un piede solo e si cerca di non perdere l’equilibrio, di non toccare le linee e di non cadere. Alla fine, una casella più ampia viene chiamata da alcuni "cielo", da altri "casa" o "paradiso". Un gioco infantile, in apparenza semplice, che contiene già in sé una piccola cosmologia e che molti chiamano, non a caso, mondo. C’è una terra da cui partire, una traiettoria da seguire, una regola da rispettare e un corpo che misura lo spazio: una vera e propria metafora dell'esistenza.

La mostra 1, 2, 3, stella si muove esattamente lungo queste coordinate: tra movimento e immobilità, visione e nascondimento. Il celebre gioco da ragazzi si apre così a una dimensione cosmica e universale, trasformando l'atto espositivo in un rito ciclico a cui si torna ogni volta per non perdere l'equilibrio.

Sopra di loro compare Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno e astro principale della costellazione del Cane Maggiore. La sua luce estende il gioco infantile a una dimensione cosmica: il comando che impone ai corpi di fermarsi diventa la misura di un tempo ciclico e rituale, fatto di avanzamenti e interruzioni, apparizioni e nascondimenti.

I linguaggi della pittura: simboli, materia e memoria
Nelle sue opere, Luca Rizzi sovrappone ed enfatizza una dimensione ludica e rituale attraverso simboli provenienti da tradizioni, geografie e contesti differenti. Questa commistione non costituisce mai un repertorio decorativo da decifrare, ma un vero substrato concettuale e un retaggio mnemonico che affiora nella materia pittorica.

Questo repertorio arcaico si intreccia liberamente con bestiari medievali, iconografie religiose, tradizioni popolari, astronomia e astrologia. I simboli agiscono come frammenti di una memoria remota che torna a farsi presente nella pittura. Rizzi li preleva, li trasforma e li mette in relazione, dando origine a una mitologia personale in cui immagini lontane nel tempo convivono sullo stesso piano.

Sulle tele compaiono prati fitti di pitoti, le figure umane stilizzate che rimandano alle origini camune dell'artista, accostati a forme elementari come casette, scale e alberelli. Tali segni sembrano quasi dissolversi sotto una pittura liquida, diluita e colante lungo i bordi. Il racconto iconografico si popola di bambini dallo sguardo adulto e dalle pose ieratiche, oltre che di animali (asini, volpi, cani) immobili o addormentati, sospesi in un tempo che grazie al sonno restituisce la dimensione protetta dell'infanzia.

Gli animali sono i custodi di questo mondo. Asini, volpi e cani assumono funzioni simboliche: accompagnano, proteggono, osservano, mettono in contatto la terra con il cielo. Ognuno porta con sé significati archetipici specifici, sedimentati nei miti, nelle religioni e nelle tradizioni popolari. Attraverso il ricorso al non umano, queste figure si sottraggono ai riferimenti biografici, sociali e storici che definiscono l’individuo. Diventano così presenze universali, capaci di accogliere esperienze, paure e desideri condivisi. Quasi sempre dormono e la loro immobilità conserva una tensione latente. Come scrive Marta Cereda nel testo curatoriale: «Sono quelli degli animali addormentati, acciambellati, imperturbabili guardiani, accompagnatori, messaggeri. Non riposano, attendono».

La dimensione spaziale e materiale del rito si rende esplicita nel grande tappeto realizzato in collaborazione con Pecoranera, posizionato al centro dello Spazio Malvasia, e nei disegni su carte spesse e recuperate dai bordi imperfetti, che custodiscono un’ambiguità rivelata solo dalla scelta tra recto e verso.

BIOGRAFIA DELL'ARTISTA
Luca Rizzi (Brescia, 2001; vive a Milano) cresce in Valle Camonica, territorio celebre per il suo immenso patrimonio di incisioni rupestri, la cui memoria visiva costituisce fin dall'infanzia una matrice fondativa della sua ricerca. Durante un'esperienza lavorativa come indossatore trascorre due anni a Roma, dove nel 2022 entra per la prima volta in contatto con la pittura a olio. Quell’esperienza legata al corpo, alla posa e alla sua esposizione allo sguardo riaffiora oggi nelle figure ieratiche dei suoi dipinti, presenze che si offrono alla visione conservando una parte inaccessibile. 1, 2, 3, stella è la sua prima mostra personale.