Luca Pancrazzi – Occidente Esotico

St. Moritz - 27/12/2015 : 16/04/2016

L’occidente siamo noi. I confini dell’occidente sono stati nel tempo mutevoli e mutanti e sappiamo che coincidono con un’idea politica ed egocentrica di questo pianeta.

Informazioni

  • Luogo: GALERIE ANDREA CARATSCH
  • Indirizzo: via Serlas 12 CH-7500 - St. Moritz
  • Quando: dal 27/12/2015 - al 16/04/2016
  • Vernissage: 27/12/2015 ore 19-21
  • Autori: Luca Pancrazzi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal lunedì al sabato, 14-19

Comunicato stampa

Milano, settembre 2015
Occidente Esotico

L’occidente siamo noi.
I confini dell’occidente sono stati nel tempo mutevoli e mutanti e sappiamo che coincidono con un’idea politica ed egocentrica di questo pianeta.

L’idea stessa di occidente si è formata in occidente al tempo in cui il pensiero comune preferiva credere che la terra fosse al centro di un sistema stellare. Questa idea radicata ed egocentrica si è comunque trasformata nel tempo insieme ai mutamenti storici, toccando di conseguenza l’uomo nella sua interiorità.

Era chiamato occidentale l’oceano che adesso si chiama Atlantico


E se occidentali sono le terre dove tramonta il sole, mentre al levante il sole sorge, dovremmo pensare che questa idea abbia preso forma esattamente alla metà fisica tra i due opposti laterali, e coloro che hanno nominato questa geografia per la prima volta devono aver avuto la pretesa di sentirsi al centro del mondo.

La determinazione di dare un nome a tutto ciò che sta ad est e darne un altro a tutto ciò che sta ad ovest è stata la conseguenza di un’autorità culturale e politica pretesa e condivisa con la forza. Questa idea è stata imposta e si è allargata sino a che l’onda di ritorno ha allagato la nostra identità trasformando la consapevolezza geo-socio-politica. Questa idea globale ha battezzato le coordinate planetarie denominandoci come luogo dove il sole tramonta, in contrapposizione alle terre dove il sole si leva.

Questo si sarebbe potuto determinare a partire da qualsiasi punto fisico sulla terra, ma gli eventi e la struttura stessa della storia hanno fatto sì che i popoli che abitavano questa consapevolezza fossero anche determinati ad imporla.

Esotico è un aggettivazione occidentale.

È a partire da qui che si è potuto dare un nome a questo sentimento languido ed estraniante, citando luoghi e qualità lontane, misteriose e vaghe tanto da affascinare in qualsiasi epoca. Anche il viaggio in questi luoghi dove sorge il sole ha aumentato le leggende ed il narrare le cose lontane è stato un esercizio per l’anima.

Ultimamente nel tempo di una sola generazione si è visto il dissolversi di questo esercizio all’abbandono che l’anima praticava, tutto il fascino si è dileguato come la nebbia da Milano, grazie ai monitoraggi satellitari in tempo reale di tutto il pianeta che non ha più ombre e misteri per chiunque abbia un computer o voglia di viaggiare. Il sole sorge ancora ma le ombre lunghe dei corpi a quel levante non evocano altro che coordinate numeriche lungo gli assi meridiani.

Occidente esotico ed esotismo occidentale sono il tramonto dell’idea di esotico che conoscevamo, la sua consunzione, come un limone spremuto, il sole dell’oriente non riscalda più i nostri cuori romantici.

Niente adesso è più esotico dell’occidente stesso.
Questo nuovo senso di perdita è la giusta conseguenza di un occidente che ha cancellato per necessità evolutive tutte le ombre e le sfumature di un immaginario evocativo e sensuale. Nonostante questo fosse mosso prevalentemente da un’idea di superiorità geopolitica la sua persistenza nella fantasia collettiva aveva colorato le passioni e riscaldato la letteratura di quella languida decadenza che solo un occidente occidentale poteva cercare.
Oggi dopo la perdita di questo sentimento dobbiamo trovare calore vedendolo espresso negli occhi e nelle speranze di chi ha il sogno dell’occidente collegandolo a speranze di riscatto economico e sociale.

È negli occhi di chi guarda, che è riposta la fede in ciò che vede, anche se noi, esotici occidentali, avremmo ancora bisogno che un sentimento di tepore e di sensuale decadenza pervadesse i nostri cuori. Così ancora una volta questo senso di esotico nasce da uno spaesamento e viene riposto nelle cose osservate tutta la carica di questo sentimento trasformato.

Le cose osservate e poi ritratte hanno in sé la forza di essere di nuovo evocative e superiori alla realtà fotografata ai raggi x. L’esotismo sta dentro l’uomo occidentale e a quello orientale e la pittura delle montagne dell’Engadina permette a questo miraggio esotico di arrivare ad essere di nuovo toccato con l’anima.

L.P.