Luca Granato / Michela Rondinone – Remain(s)
REMAIN(S), mostra a cura di Antonella Marino che mette in dialogo le ricerche di Michela Rondinone e Luca Granato, due giovani artisti del Sud Italia accomunati da una riflessione sul concetto di “resto”.
Comunicato stampa
Venerdì 10 aprile alle 18.30 la Momart Gallery di Matera inaugura REMAIN(S), mostra a cura di Antonella Marino che mette in dialogo le ricerche di Michela Rondinone e Luca Granato, due giovani artisti del Sud Italia accomunati da una riflessione sul concetto di “resto”.
Il titolo racchiude una duplice tensione: da un lato i remains, i resti materiali, tracce visibili di qualcosa che è accaduto; dall’altro il verbo to remain, il rimanere, inteso come scelta consapevole di relazione con il proprio contesto d’origine. In questa ambivalenza si colloca l’intero progetto espositivo, che indaga il frammento non come semplice residuo del passato, ma come elemento capace di continuare a produrre senso nel presente.
Entrambi gli artisti, legati ai territori della Basilicata, della Puglia e della Calabria, condividono una pratica situata, costruita nel confronto tra dimensione locale e orizzonte globale. Pur partendo da un’attenzione comune all’idea di traccia, le loro pratiche si articolano però in direzioni differenti.
Nel lavoro di Michela Rondinone (Matera 1999) il resto si configura come apertura e possibilità. La sua ricerca si sviluppa attraverso pratiche relazionali e processuali, in cui il gioco diventa un dispositivo conoscitivo e uno strumento di costruzione dello spazio. Materiali come gesso, plastilina e ceramica registrano il gesto e ne conservano la traccia, generando forme in continua trasformazione. Le opere nascono da azioni, da attraversamenti, da relazioni, e si presentano come esiti di processi aperti.
Nella pratica di Luca Granato (Cosenza 1999) il resto assume invece una dimensione più critica e politica. I suoi lavori si confrontano con materiali segnati - cenere, tessuti, oggetti recuperati - che portano con sé una memoria stratificata e spesso traumatica. Temi come lo spopolamento, la marginalità, le migrazioni e le trasformazioni ambientali emergono attraverso immagini che non illustrano, ma evocano. La traccia diventa qui ciò che resta di una frattura, una presenza fragile che testimonia l’assenza e la perdita.
REMAIN(S) si configura così come uno spazio di tensione tra due modalità di intendere il resto: da un lato come apertura generativa, dall’altro come segno di una ferita. In entrambe le proposte, tuttavia, il frammento non è mai semplice residuo, ma una forma attiva di presenza, capace di operare nel tempo.
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Luca Granato (Cosenza, 1999) è un artista visivo attivo nel Sud Italia. Dopo aver conseguito il diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ha proseguito la sua formazione accademica iscrivendosi al corso di Dottorato in Performing Arts and Cultural Heritage. Nel 2022 fonda Osservatoriomaree, un progetto indipendente di ricerca artistica con base in Calabria, volto a coinvolgere artisti internazionali in percorsi condivisi sul territorio. È risultato vincitore del concorso internazionale Searth – The European Video-Art Contest in the Adriatic Lagoon (2023) e ha ricevuto una menzione speciale della giuria in occasione del Combat Prize. Tra le altre selezioni e riconoscimenti recenti figurano la vittoria delle open call di Booming Art Fair e Arcipelaghi con il progetto Lenti nel sogno, la selezione tra i finalisti della quarta edizione dell’Exibart Prize e la vittoria nel 2024 del premio 20 Seconds of Art a Vienna. È inoltre tra gli artisti selezionati dal programma Italea Calabria, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. La sua pratica artistica affonda le radici nel writing e nella militanza popolare, con un’attenzione particolare al concetto di terzo paesaggio. La sua ricerca si configura come un’indagine a lungo termine sullo spopolamento del Mezzogiorno e sulle dinamiche complesse che legano le comunità ai territori che abitano. Esplorando dimensioni etnografiche, storiche, intime ed ecologiche, i suoi progetti mirano a costruire connessioni tra memoria individuale e collettiva, interrogando il modo in cui tali memorie modellano le relazioni umane e il nostro rapporto con il paesaggio.
Michela Rondinone (1999, Matera, Italia) vive e lavora a Bari. Laureata in scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Bari, sviluppa una ricerca centrata sul gioco, sul gesto primordiale e sui segni essenziali, esplorando materiali e linguaggi diversi per indagare immaginari ludici, poetici e fantastici. Collabora con la Fondazione Dioguardi, con cui ha realizzato il progetto Cantiere a regola d’arte, un videomapping sul cantiere della nascente nuova sede dell’Accademia di Belle Arti di Bari, e conduce i Cantieri-animati (nell’ambito del format Cantiere-evento), laboratori per bambini all’interno di cantieri in costruzione, trasformando gli spazi di lavoro in ambienti ludici e creativi. Porta avanti inoltre il progetto Ri-scrivere il quotidiano, laboratori di scrittura creativa partecipativa basati su biglietti trovati per strada, che invitano adolescenti e giovani adulti a inventare storie, riscrivere il reale e sperimentare con il linguaggio. Ha curato le video-scenografie per lo spettacolo EH, OH – In marcia per la Pace della compagnia teatrale IAC (Centro Arti Integrate), combinando elementi grafici e narrativi per creare ambienti immersivi e interattivi.
La sua pratica è trasversale: dalla scultura al disegno, dal videomapping allo stop motion, spesso integrando materiali come argilla e plastilina in figure e oggetti che evocano immaginari poetici. I suoi progetti mirano a trasformare luoghi, materiali e situazioni in esperienze attive e partecipative, sospese tra meraviglia, immaginazione e pratiche ludiche, aprendo percorsi inediti tra osservatore, spazio e opera.