Leonardo Pappone – Habitat Urban

Campobasso - 14/06/2014 : 14/07/2014

La mostra “Habitat urban” è l’occasione per il ritorno a distanza di un anno di Leonardo Pappone a Campobasso, città ove ha tenuto la sua I^ personale di pittura. L’esposizione, che si articola su due sezioni, sviluppa e focalizza gli esiti più recenti della sua costante ricerca sugli aspetti urban and underground: immagini urbane, visioni e segni dell’ habitat dell’uomo moderno .

Informazioni

Comunicato stampa

Campobasso - Dopo la tappa a Bologna di inizio 2014 e la mostra tenuta l’anno precedente nella Capitale, continua la scia di successi dell’artista Leonardo PAPPONE (Leopapp), che inaugura una nuova mostra dal titolo “HABITAT URBAN” che è l’occasione per una riflessione sulla città, con tante opere inedite, per la prima volta saranno esposte anche alcune installazioni .
L’esposizione, sviluppa e focalizza gli esiti più recenti della sua costante ricerca sugli aspetti urban and underground delle grandi metropoli, le metamorfosi, i nuovi linguaggi, le idee , le contraddizioni e le contaminazioni che le attraversano


VERNISSAGE: SABATO 14 GIUGNO 2014 CON INIZIO DALLE ORE 18,00, alla presenza dell’artista in una location altamente prestigiosa qual è lo storico PALAZZO EX GIL , ingresso Via Milano- Via Gorizia - Campobasso, presentazione a cura del Prof. Umberto Berardo .
Testo critico di: Lorenzo Canova
“Le parole e le forme della metropoli”
La città del nostro presente con i suoi edifici, con il suo caos di scritte e graffitiche istoriano strade e piazze, le architetture del presente e del futuro fatte di grattacieli stagliati sul cielo come foreste di vetro, acciaio e cemento: nei suoi due cicli più recenti, Leopapp si confronta con la metropoli contemporanea, con i suoi muri e le sue architetture, in opere presentate nel palazzo della Ex GIL di Campobasso, sede prestigiosa progettata da un grande architetto come Domenico Filippone.
Leopapp si ricollega infatti alla storia del paesaggio urbano che, a partire dalla pittura di veduta in poi, ha rappresentato uno dei temi centrali della storia dell’arte, un campo di interesse che ha ovviamente avuto un’accelerazione nell’ultimo secolo con lo sviluppo vorticoso delle metropoli moderne e post-moderne, irresistibile polo di attrazione per gli artisti più innovativi, senza dimenticare tra l’altro che in questo senso,paradossalmente, uno degli impulsi più forti è stato dato dal Futurismo italiano che sognava la città contemporanea in un Paese ancora fortemente rurale.
Tuttavia, in un simile quadro d’insieme, non si possono dimenticare il mistero di un certo Surrealismo nella sua rappresentazione allucinata della città visionaria, le correnti informali e gestuali , le ricerche verbovisive e l’astrazione geometrica, tutti elementi con cui Leopapp dialoga, legando il suo lavoro a una rielaborazione di alcuni momenti centrali dell’arte del Ventesimo secolo.
Leopapp sviluppa infatti la sua ricerca attraverso un intreccio di immagini e slogan addensati come un labirinto caotico, metafora della complessità del mondo urbano e delle sue dinamiche stratificate, subendo il fascino della metropoli e del suo scenario articolato, fatto di magnificenza e di squallore, di maestosità e di miseria.
Il pittore lavora pertanto osservando la città da lontano, con lo sguardo del paesaggista che riscopre nelle forme dei grattacieli lo splendore degli alberi e delle montagne, o da vicinissimo, con l’occhio curioso del naturalista che si sofferma su piccoli brani di mondo analizzandoli con scrupolosa attenzione.
Questa mostra potrebbe essere dunque vista come un viaggio tra le polarità opposte dell’ordine e del disordine, due visioni dicotomiche in perenne e fecondo scontro, nella dialettica continua tra la volontà di dare una struttura armonica alle cose e la contemplazione della complessità che si accumula nel tumulto fremente che brulica nel nostro sguardo moltiplicando i nuclei focali della nostra attenzione percettiva.
In questo senso, per dare forma a questa visione binaria, Leopapp utilizza molte opzioni stilistiche: l’elemento segnico, la pennellata veloce e tagliata come una sciabolata, la trascrizione della parete graffita e scarabocchiata, ma anche la stesura piatta e geometrizzante che ricostruisce le forme delle architetture nel suo modulo strutturale, alla ricerca di un filo conduttore che leghi tutti i suoi diversi percorsi visivi nel labirinto stratificato della metropoli e nei meandri della sue innumerevoli, possibili rappresentazioni.
L’autore passa quindi dal macrocosmo al microcosmo, guarda prima la città dall’alto come se arrivasse in volo, planando a volo d’uccello verso i palazzi all’orizzonte e scende poi tra le strade, nel loro fermento, nel turbinio umano e meticciato del mondo multiculturale, con i suoi scontri politici e sociali, con i suoi messaggi e le sue mescolanze.
Leopapp dipinge così opere dove la comunicazione si intreccia profondamente, fino quasi ad annullarsi, imponendo uno sforzo di immersione e di interpretazione per afferrare i suoi messaggi spesso ambigui e contraddittori, in una visione che afferra le sollecitazioni del tessuto urbano, i suoi codici e le sue informazioni iconiche e metaforiche, in un mosaico vibrante di graffiti e di colori, di simboli e di parole che costruisce il misterioso linguaggio collettivo delle metropoli contemporanee. “”

L’importante evento artistico, presso la Fondazione Molise Cultura di Campobasso, comprende quale periodo di esposizione, sia il Corpus Domini e la Processione dei Misteri (domenica 22 giugno) che, la visita a Campobasso di sua Santità Papa Francesco ( prevista per sabato 5 luglio), due eventi eccezionali che richiameranno per la loro importanza ed eccezionalità decine di migliaia di persone in Città.