Leggere l’arte – Marcel Duchamp

Lissone - 27/10/2011 : 27/10/2011

Johan & Levi Editore in collaborazione con il Museo d'Arte Contemporanea di Lissone annuncia il quinto appuntamento per il ciclo di conferenze "Leggere l'arte: biografie d'artista" incentrate sui grandi personaggi che hanno fatto la storia dell'arte moderna e contemporanea. La serata è dedicata a Marcel Duchamp. Conducono Martina Corgnati e Massimo Leone.

Informazioni

Comunicato stampa

Leggere l'arte. Biografie d'artista
Ciclo di incontri dedicato alla vita dei grandi personaggi dell’arte moderna e contemporanea
Quinta serata: Marcel Duchamp

Johan & Levi Editore in collaborazione con il Museo d'Arte Contemporanea di Lissone annuncia il quinto appuntamento per il ciclo di conferenze "Leggere l'arte: biografie d'artista" incentrate sui grandi personaggi che hanno fatto la storia dell'arte moderna e contemporanea. Giovedì 27 ottobre la serata è dedicata a Marcel Duchamp. Conducono Martina Corgnati e Massimo Leone. L'iniziativa si avvale del patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Lissone e della Provincia di Monza e della Brianza





Giovedì 27 ottobre ore 21:00
Museo d'arte contemporanea

Viale Padania 6, Lissone - MB

Tel. 039 2145174 - 039 7397368

Prosegue la rassegna "Leggere l'arte: biografie d'artista" presso il Museo d'Arte Contemporanea di Lissone dove giovedì 27 ottobre si tiene un incontro dedicato a Marcel Duchamp. La coppia di relatori formata da Martina Corgnati e Massimo Leone, prendendo spunto dalla biografia edita da Johan & Levi Marcel Duchamp. La vita a credito, di Bernard Marcadé , racconta come il grande artista, definito da André Breton «l’uomo più intelligente del xx secolo», influenzi ancora l’arte contemporanea oggi come nel secondo Novecento.

Dall’invenzione del readymade alle ricerche ottiche, dal marchingegno visivo del Grande vetro all’installazione Étants donnés concepita nell’arco di anni, Duchamp continuò sempre instancabilmente a immaginare un’opera ai confini tra l’arte e la vita. Proprio questa tendenza a non imporsi una netta separazione fra il quotidiano e l’attività creativa, e a sperimentare casomai una vera e propria arte del vivere, portò Duchamp a dire: «Mi sono voluto servire della pittura, mi sono voluto servire dell’arte per istituire un modus vivendi, un modo per capire la vita, per provare a fare della mia stessa vita un’opera d’arte, anziché passare tutta la vita a produrre opere d’arte in forma di quadri, di sculture. Ho pensato, anzi penso, visto che mentre lo facevo non ne ero consapevole [siamo nel 1966], che si potesse fare della propria vita, del proprio modo di respirare, di agire e di reagire di fronte agli individui, che si potesse fare di tutto ciò un quadro, un tableau vivant, uno schermo cinematografico».
La sua storia è intrecciata a quella di altre notevoli personalità del Novecento: Apollinaire, Brancusi, Man Ray, Picabia, Breton, Satie, Cage. Memorabili i suoi viaggi fra vecchio e nuovo continente – sin dalla prima volta in una New York in cui, raffinato dandy dall’aspetto inglese, viene accolto come l’autore dello scandaloso Nudo che scende le scale.
Al concetto di readymade moltissimi attingono ancora: se l’oggetto quotidiano per scelta artistica diviene altro da sé, assurgendo a un ruolo prima impensabile, ecco che l’artista “sceglie” quella diversa attribuzione di significato operando così l’atto artistico. Fondamentale il concetto di libertà, grazie al quale scegliere può significare anche «non scegliere», come atto voluto: l’indifferenza non è casuale, ma è frutto della possibilità di essere liberi. Liberi anche di non parlare necessariamente d’arte durante i suoi incontri con il prossimo. L’atto artistico può dire più delle parole, le quali, per Duchamp, non svelano ma forzano in qualche modo la nascita di «idee fisse», concetti posticci: «il linguaggio è un errore dell’umanità». Riflessioni che hanno radici nella conoscenza del pensiero di Mallarmé. Duchamp confida a Otto Hahn nel 1964: «Le parole non sono altro che parole: esse non rinviano ad altro che alla loro obsolescenza. Da qui, la riflessione sulla verità, in quanto assoggettata al potere delle parole, e sul dubbio, come concetto cartesiano da coltivare e sviluppare ulteriormente: «Si tratta di spingere il concetto di dubbio di Cartesio […] molto più lontano di quanto abbia mai fatto la scuola cartesiana: dubitare di me stesso, dubitare di tutto. In primo luogo, non credere mai a una verità».



Martina Corgnati, curatrice e critica d’arte. Da molti anni si divide fra l’attività didattica (è docente di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia Albertina di Torino), le collaborazioni giornalistiche e l’impegno critico: ha scritto fra l’altro per ““Arte”, “Flash Art”, “Panorama”, “Anna”, “The Journal of Art”, “L’Indice”, “La Repubblica”, “Carnet Arte”, “Style” di cui è stata consulente di direzione. Attualmente è titolare della rubrica d’arte di “Chi”.

Ha scritto, insieme a Francesco Poli, il Dizionario d’arte contemporanea (Feltrinelli, 1994) e il Dizionario dell’arte del Novecento (Bruno Mondadori, 2001); con lo stesso editore ha pubblicato recentemente Artiste (2004), dedicato alla ricerca artistica al femminile dall’impressionismo a oggi. Ha curato numerose retrospettive dedicate a maestri delle avanguardie e neoavanguardie, come Pinot Gallizio nell’Europa dei Dissimmetrici (Torino, Promotrice delle Belle Arti, 1992-93), Meret Oppenheim (Milano, Refettorio delle Stelline, Galleria del Credito Valtellinese, 1998/99) e Gillo Dorfles il pittore clandestino (Milano, PAC, 2001) oltre a rassegne storico come Arte a Milano 1945-59 (Milano Refettorio delle Stelline, Galleria del Credito Valtellinese, 1999), oppure tematiche quali Le immagini affamate. Donne e cibo nell’arte. Dalla natura morta ai disordini alimentari (Aosta, Museo Archeologico 2005-6). Ha curato il secondo volume del catalogo generale di Enrico Baj (Marconi-Menhir, 1996). Di Giampaolo Barbieri ha curato le monografie History of Fashion e Innatural (Contrasto). Da tempo dedica una speciale attenzione all’attività di artisti non-occidentali e alla creatività artistica contemporanea nel mondo Mediterraneo e nel Vicino Oriente. Su questo argomento ha curato molte manifestazioni, fra cui: Incontri mediterranei, Sud-Est,, Fondazione Horcynus Orca, Messina, 2005, Le porte del Mediterraneo, organizzata dalla Regione Piemonte nella città di Rivoli nel 2008. Dal 2007 collabora stabilmente con il Ministero degli Esteri per cui ha organizzato tre rassegne internazionali itineranti nel Mondo Arabo e in Turchia (Istanbul, 2010). Ha curato la parte internazionale del Premio delle Arti dell’AFAM-MIUR (Catania 2009). Nel 2010 ha curato i testi della mostra personale di Tsibi Geva alla SanGallo Art Station (Firenze). Per le edizioni Compositori ha scritto L’opera replicante: la strategia dei simulacri nell’arte contemporanea (2009) e I quadri che (ci) guardano. Opere in dialogo (2011).



Massimo Leone è Ricercatore e Docente di Semiotica e Semiotica della Cultura presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino, Italia. Si è laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Siena, ha conseguito un DEA in Storia e semiotica di testi e dei documenti all’Università Parigi VII, un MPhil in Word and Image Studies presso il Trinity College di Dublino, un dottorato di ricerca in Studi Religiosi alla Sorbona, un dottorato di ricerca in Storia dell’Arte presso l’Università di Friburgo (CH). E ‘stato visiting scholar presso il CNRS di Parigi, al CSIC di Madrid, Fulbright Research Visiting Professor presso il Graduate Theological Union di Berkeley, Research Award Endeavour Visiting Professor presso la Scuola di inglese, prestazioni e Scienze della Comunicazione alla Monash University, Melbourne, Facoltà Research Grant e Visiting Professor presso l’Università di Toronto. Il suo lavoro si concentra sul ruolo della religione nella cultura moderna e contemporanea. Massimo Leone è autore di due libri, Religious Conversion and Identity – The Semiotic Analysis of Texts (London and New York: Routledge, 2004) e Saints and Signs – A Semiotic Reading of Conversion in Early Modern Catholicism (Berlin and New York: Walter de Gruyter, 2010), oltre a numerosi saggi di semiotica e studi religiosi. Ha tenuto conferenze in Africa, Asia, Australia, Europa e Nord America. E’ il capo redattore di Lexia, la rivista internazionale di semiotica del Centro Interdisciplinare di Ricerca sulla Comunicazione dell’Università di Torino.