Le stanze dei frammenti

Catanzaro - 15/10/2016 : 16/10/2016

Le stanze dei frammenti è una mostra articolata in tre micro rassegne di videoarte, ognuna autonoma, ma interdipendente dalle altre.

Informazioni

  • Luogo: MARCA - MUSEO DELLE ARTI CATANZARO
  • Indirizzo: Via Alessandro Turco 63 - Catanzaro - Calabria
  • Quando: dal 15/10/2016 - al 16/10/2016
  • Vernissage: 15/10/2016
  • Curatori: Simona Caramia
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: tutti i giorni 10.00-13.00 / 15.30-20.00 (Lunedì chiuso)
  • Biglietti: intero € 4,00; ridotto € 3,00

Comunicato stampa

XII Giornata del Contemporaneo
Museo MARCA, Catanzaro
15 ottobre 2016


Le stanze dei frammenti

a cura di Simona Caramia
in collaborazione con Denise Melfi e Tommaso Palaia



Le stanze dei frammenti è una mostra articolata in tre micro rassegne di videoarte, ognuna autonoma, ma interdipendente dalle altre. Attraverso un approccio percettivo al reale, le rassegne riflettono sui problemi che investono la società odierna, in un connubio di interrogativi e risposte possibili, di visioni ed alterazioni, di oggettivo e soggettivo


Sono state scelte tre tematiche attuali: la città, i confini, le relazioni umane, per porre attenzione alla realtà quotidiana e, al contempo, per delineare percorsi, obiettivi, motivazioni che qualificano le posizioni degli artisti nel rapporto tra estetica e società. Ciascuna delle linee tracciate costituisce il punto di partenza per una narrazione sfaccettata: e difatti, ogni video è un singolo frammento di realtà.


Ogni rassegna è composta da opere di artisti differenti. Ognuna di esse sarà collocata in una delle sale della collezione permanente del Museo.


Artisti in mostra: Elena Bellantoni, Stefano Cagol, Giulia Caira, Silvia De Gennaro, Elisabetta Di Sopra, Valentina Ferrandes, Francesca Fini, Salvatore Insana, Raffaela Mariniello, Carlo Michele Schirinzi, Danilo Torre, Devis Venturelli
Artisti in mostra: Elena Bellantoni, Stefano Cagol, Giulia Caira, Silvia De Gennaro, Elisabetta Di Sopra, Valentina Ferrandes, Francesca Fini, Salvatore Insana, Raffaela Mariniello, Carlo Michele Schirinzi, Danilo Torre, Devis Venturelli

Prima stanza
Not in Venice: la città
La città è sempre stata un vasto serbatoio-atelier da cui prelevare materiale da reimpiegare; quale veicolo di una cultura popolare collocata - e quindi diffusa - in spazio e tempo ben definiti, ogni città esibisce lo Zeitgeist (lo Spirito del Tempo), a cui l'arte e gli artisti fanno riferimento. I video che compongono la rassegna enfatizzano paesaggi umani, visioni urbane - o suburbane -, aspetti e dinamiche socio-culturali.

Fin dalle sue origini, la città è investita da una duplice corrente di desideri: desideriamo la città come grembo, come madre, e insieme come macchina, come strumento: la vogliamo ethos nel senso originario di dimora e soggiorno, e insieme mezzo complesso di funzioni; le chiediamo sicurezza e pace e insieme pretendiamo da essa estrema efficienza, efficacia, mobilità. La città è sottoposta a contraddittorie domande. Voler superare tale contraddittorietà è cattiva utopia. Occorre invece darle forma. La città nella sua storia è il perenne esperimento per dar forma alla contraddizione, al conflitto.
Armido Rizzi, Prefazione, in Massimo Cacciari, La città, Pazzini Editore, Villa Verucchio (Rn) 2004


(...) che cosa chiediamo alla città? Chiediamo di essere uno spazio nel quale ogni forma di ostacolo al movimento, alla mobilitazione universale, allo scambio, sia ridotto ai minimi termini, o chiediamo ad essa di essere uno spazio in cui ci siano luoghi di comunicazione, luoghi pregnanti dal punto di vista simbolico, dove vi sia attenzione all'otium?
Si chiedono purtroppo entrambe le cose con la stessa identica intensità, ma entrambe non sono proponibili in alcun modo insieme, e quindi la nostra posizione nei confronti della città appare ogni giorno di più letteralmente schizofrenica.
Massimo Cacciari, La città, Pazzini Editore, Villa Verucchio (Rn) 2004



Seconda stanza
Espansione Piacevole: valicare i confini
Chi è l’umanità migrante? Sono gli esuli dell’odierna società globalizzata, coloro che cercano un rifugio, una patria - talvolta restando anche nel proprio Paese d’origine – che, talvolta, vivono una condizione di marginalizzazione e di disagio.
Tematica controversa, difficile da affrontare per le varie implicazioni economiche, politiche e culturali, legate anche a fenomeni di insicurezza sociale e civile, la rassegna è un confronto ragionato sui concetti-limite di confine e frontiere, alla base del quale si scorgono una riflessione ed un ripensamento sul significato di Europa, di cultura e di Mediterraneo.

È sulle frontiere che si misura tutta la terribile inquietudine che attraversa la storia degli uomini. La parola frontiera viene dal latino frons, frontis, «fronte». Le frontiere sono i luoghi in cui i paesi e gli uomini che li abitano si incontrano e stanno di fronte. Questo essere di fronte può significare molte cose: in primo luogo guardare l'altro, acquisirne conoscenza, confrontarsi, capire che cosa ci si può attendere da lui. Ma l'esistenza dell'altro può essere un'insidia. Come nella dialettica delle «autocoscienze opposte» di Hegel (1967), in questo star di fronte è in palio il riconoscimento. Le frontiere più inquiete sono quelle che non vengono riconosciute. (...)
Le frontiere sono state e sono in primo luogo questo: luoghi della divisione e della contrapposizione, luoghi di uomini che stanno di fronte, ognuno dei quali vigila l'altro. Stare di fronte vuol dire guardare, sorvegliare, non dare le spalle. (...)
Ma la frontiera unifica nel momento stesso in cui separa. In primo luogo unifica tutti coloro che da essa vengono messi insieme, in una sola figura. Ogni perimetro ha un enorme potere: dividendo in due lo spazio esso fissa la regola fondamentale, mette insieme i punti dello spazio proprio dividendoli.
Ogni atto di fondazione è all'origine un atto di divisione. (...)
La frontiera quindi non unisce e separa, ma unisce in quanto separa.
Franco Cassano, Il pensiero meridiano, Editori Laterza, Roma-Bari, 2005


Terza stanza
Un amore vero: il sentimento della fine
Il sentimento della fine attraversa tutta la storia della filosofia occidentale, che ha tentato di darne spiegazioni, spesso di natura metafisica, e nel contempo di chiarirne il significato in rapporto all'esistenza dell'uomo. Non solo la caducità della vita, ma la finitezza - o finitudine - di eventi, sentimenti del quotidiano o di specie, civiltà, ideologie accompagnano l'umanità nel suo percorso millenario, inducendo a porsi interrogativi mortali ai quali l'unica consolazione è la possibilità della risposta, seppur personale ed effimera.
Tra tutti, il sentimento d'amore - e la sua fine - è quello che più affascina ed al contempo scuote l'animo, poiché attraverso esso è possibile attraversare la complessità della natura umana e delle relazioni.


UNIONE - Sogno di unione totale con l'essere amato
1. Definizione dell'unione totale: è l'«unico e semplice piacere», «la gioia senza neo e senza mescolanza, la perfezione dei sogni, il fine ultimo di ogni speranza», «la magnificenza divina», essa è: il riposo indiviso. O anche: l'appagamento della possessione; io sogno che noi godiamo l'uno dell'altro secondo un'appropriazione assoluta; è l'uníone fruitiva, la fruizione dell'amore (la parola è pedante? Con la sua fricazione iniziale e il suo scorrere di vocali acute, il godimento di cui essa parla s'accresce di una voluttà orale; dicendola, io godo di questa unione nella bocca).
Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, Edizioni Einuadi, Torino 1979