Laure Prouvost – GDM. Grand Dad’s Visitor Center

Milano - 18/10/2016 : 09/04/2017

La mostra “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” di Laure Prouvost è un’opera d’arte totale che raccoglie oltre quindici lavori – installazioni, video su monitor e proiezioni, sculture e objet trouvé – che danno vita a un singolare museo dedicato al nonno dell’artista, un luogo stratificato e in divenire, dove architettura e contenuto si integrano a vicenda.

Informazioni

  • Luogo: HANGAR BICOCCA
  • Indirizzo: Via Chiese 2 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 18/10/2016 - al 09/04/2017
  • Vernissage: 18/10/2016 ore 19
  • Autori: Laure Prouvost
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: lunedì a mercoledì: chiuso giovedi a domenica: 10-22
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La mostra “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” di Laure Prouvost è un’opera d’arte totale che raccoglie oltre quindici lavori – installazioni, video su monitor e proiezioni, sculture e objet trouvé – che danno vita a un singolare museo dedicato al nonno dell’artista, un luogo stratificato e in divenire, dove architettura e contenuto si integrano a vicenda.
Tra le figure più interessanti della sua generazione, vincitrice del Turner Prize nel 2013, Laure Prouvost racconta storie complesse con humor surreale, inglobando nel proprio lavoro le modalità della comunicazione contemporanea contraddistinta da una proliferazione e da un costante consumo di immagini

Prouvost si muove con ampia libertà tra diversi sistemi di rappresentazione, alternando da una parte la finzione, il non-senso, il mondo immaginario e onirico e dall’altra la realtà dell’esperienza quotidiana e delle sensazioni umane. I suoi progetti uniscono un’estetica naïf e bric-à-brac, oggetti ordinari, installazioni labirintiche e architetture instabili a un utilizzo elaborato della tecnologia.
In “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” il percorso espositivo si sviluppa in ambienti stranianti e atmosfere paradossali: un salone di bellezza, superfici specchianti, stanze inclinate e spigolose, corridoi bui e labirintici, un’area in cui viene offerto il tè e una zona per il karaoke. La mostra alterna luci e suoni, immagini e parole scritte, momenti di quiete e contemplazione a occasioni di euforia, in un viaggio seducente che avvolge il visitatore e che ne richiede la sua piena partecipazione.
Il progetto si ispira alla presunta storia del nonno di Laure Prouvost, prolifico artista concettuale e caro amico del celebre artista tedesco Kurt Schwitters, che scavando un lungo tunnel tra il suo studio e l’Africa, un giorno non ne fa più ritorno, lasciando la moglie – la nonna dell’artista – unica custode delle sue opere. In particolare, l’idea per il Visitor Center prende avvio nel 2013 con l’installazione video Wantee, in cui compaiono alcune sculture create dal nonno, ma ormai trasformate in oggetti di uso domestico. La costruzione del Visitor Center rimanda anche a una più ampia riflessione sul significato stesso di museo come luogo deputato alla conservazione di opere e alla loro trasmissione nel domani. Nel video If It Was (2015) Prouvost ne mette in discussione le convenzioni: immagina un posto in cui ballare e cantare, dove i visitatori sono accolti caldamente con un bacio, possono fare Zumba e accarezzare le opere. É un luogo in cui il passato, con in suoi momenti oscuri e impolverati, assume significato nel presente e nel futuro, e in cui il pubblico viene trasportato “attraverso il tunnel della storia” verso “altri luoghi”.

Nei suoi video, Laure Prouvost gioca con i codici espressivi della musica pop, della cultura di massa, del cinema e del web, utilizzando una sovrabbondanza di immagini e ricorrendo alle parole scritte e a un montaggio frenetico per alterare il normale procedere del racconto. Mentre l’uso della propria voce e l’interazione diretta con lo spettatore – che viene chiamato in causa e spesso invitato a compiere delle azioni – rompono la convenzionale distanza tra pubblico e finzione cinematografica. Il visitatore, chiamato a muoversi, a toccare, a ballare e a assaporare del cibo, è coinvolto con tutti i sensi ed è invitato a espandere i confini della sua immaginazione e della realtà visiva.
Centrale nelle opere di Laure Prouvost risulta il tema del linguaggio. L’artista spesso trasforma e mette in discussione il significato delle parole, adatta un testo in immagini, traspone un film in scultura, fino a generare una confusione linguistica – anche attraverso una traduzione sfalsata dalla lingua madre francese all’inglese, idioma assimilato negli oltre diciotto anni trascorsi a Londra.
Una delle opere più significative in mostra è The Wanderer (God First Hairdresser / Gossip Sequence) (2013), un’installazione che riproduce accuratamente il set di un negozio da parrucchiere e in cui è possibile accedere per guardare il video omonimo. L’opera è una delle sette parti di cui si compone The Wanderer, progetto che trasforma in immagini e sculture la surreale interpretazione de Le Metamorfosi di Franz Kafka realizzata dall’artista scozzese Rory MacBeth che ha tradotto il libro senza sapere il tedesco e senza l’ausilio di un vocabolario. La versione di Prouvost porta all’eccesso la confusione della traduzione, dando vita a una bizzarra narrazione in cui Gregor, il protagonista, si perde in un mondo assurdo e letteralmente capovolto, tra bunker e atmosfere da Guerra Fredda e il negozio per pettinature africane di sua madre.
Il tema dell’identitá é sostanziale anche nella genesi del personaggio del nonno che compare in diverse opere presenti in Pirelli HangarBicocca. Tra queste, il video che vede la sua prima apparizione I Need to Take Care of My Conceptual Grandad (2010), girato a Londra all’interno dello studio dell’artista John Latham (1921-2006) a cui Prouvost aveva fatto da assistente per alcuni anni. Il nonno è presente anche nei video The Artist (2010), Wantee (2013) e Grandma’s Dream (2013) – quest’ultimo mostrato all’interno della camera da letto della nonna, un luogo fantastico tutto rosa in cui è più semplice sognare.

Progettazione architettonica Diogo Passarinho

L’artista
Laure Prouvost (Yeovil, Francia, 1968) vive e lavora tra Aruba e Londra. Si è diplomata nel 2002 al Central St Martins College of Art e nel 2010 al Goldsmith College di Londra. Dal 2003 ha diretto per dieci anni tank.tv, piattaforma online per video d’arte. Vincitrice del Turner Prize e del Max Mara Art Prize for Women nel 2013, ha esposto in diverse istituzioni internazionali tra cui: Haus der Kunst, Monaco (2015); Musée départemental d’art contemporain, Rochechouart (2015); Neuer Berliner Kunstverein, Berlin (2014); New Museum, New York (2014); Whitechapel Gallery, Londra (2013); Tate Britain, Londra (2013); Collezione Maramotti, Reggio Emilia (2013); Fondazione Morra Greco, Napoli (2012); The Hepworth, Wakefield (2012). Oltre alla personale in Pirelli HangarBicocca, nel 2016 è in corso una mostra in tre tappe presso Le Consortium, Digione (giugno – settembre 2016); MMK, Francoforte (settembre – novembre 2016); Kunstmuseum Luzern, Lucerna (ottobre 2016 – febbraio 2017).

The solo exhibition “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” by Laure Prouvost, is a Gesamtkunstwerk that brings together over fifteen works, including installations, videos and projections, sculptures and found objects: together, they form a personal museum dedicated to the artist’s grandfather, a place built in shifting layers, where architecture and content complete each other.
One of the most interesting figures of her generation, winner of the Turner Prize in 2013, Prouvost weaves intricate tales full of surreal humor, in work that emulates the constant proliferation and consumption of images typifying the communication methods of our time. Laure Prouvost’s work ranges freely between different systems of representation, alternating fiction, nonsense, and an imaginary, dreamlike world with the concrete reality of everyday life and human perceptions. Her projects combine a naïf, bric-a-brac aesthetic with ordinary objects and maze-like installations, as well as unstable structures and an elaborate use of technology.
“GDM – Grand Dad’s Visitor Center” is an exhibition that unfolds through disorienting spaces and paradoxical settings: a beauty parlor, mirrored walls and surfaces, tilted and angular rooms, dark and twisting corridors, an area where tea is served and a karaoke zone. The exhibition alternates light and sound, images and written words, moments of peaceful contemplation and outbursts of euphoria, in an entrancing journey that draws visitors in and demands their total engagement.
This project revolves around the story of Laure Prouvost’s grandfather, a prolific conceptual artist and close friend of famous German Dadaist Kurt Schwitters. After digging a long tunnel from his studio to Africa, he supposedly vanished into it one day for good, leaving his wife—Prouvost’s grandmother—as the sole guardian of his works. More specifically, the idea for the Visitor Center took shape in 2013 with the video installation Wantee, which includes several sculptures by this grandfather, now transformed into household objects, and shows her grandmother talking about the need to take care of them by creating this bizarre museum. The construction of the Visitor Center hints at a broader inquiry into the very meaning of museums, as places meant to preserve artworks for the future. In the video If It Was (2015) Prouvost challenges museum conventions: she imagines a place where people can dance and sing, where visitors are greeted with a warm kiss, and can do Zumba or pet the artworks. But above all, where the dark, dusty past takes on meaning in the present and future, where visitors can travel “through the tunnel of history” towards “other places.”

In her videos, Prouvost plays with the lexicon of pop music, mass culture, and internet imagery. She employs a surfeit of images, incorporates text, and uses feverish editing to alter the normal flow of the narrative, while the presence of her own voice and the direct participation of the viewer—who is pulled into the thick of it and often invited to perform actions—eliminate the conventional distance between cinematic fiction and its audience.
Recurring themes and motifs in Laure Prouvost’s work include the transformation and reversal of meanings, the adaptation of text into image, and the transposition of film into sculpture, as well as the linguistic overlaps generated by the translation of French, her mother tongue, into English, the language she has picked up over almost two decades in London.
One of the most significant works in the show is The Wanderer (God First Hairdresser / Gossip Sequence) (2013), an installation that meticulously recreates the setting of a hair salon, which visitors can enter to watch the title video. The work is one of seven components making up The Wanderer, a project that transforms Scottish artist Rory MacBeth’s surreal translation of Franz Kafka’s Metamorphosis (made without knowing German or even using a dictionary) into images and sculptures. Prouvost’s version takes the fog of translation even further, yielding a bizarre narrative in which Gregor, the protagonist, is lost in an absurd and literally upside-down world, amid bunkers, Cold War scenarios, and his mother’s African hairdressing salon.
The theme of identity is also key to the genesis of the grandfather character, who turns up in various works on view at Pirelli HangarBicocca. He is evoked for the first time in I Need to Take Care of My Conceptual Grandad (2010)—shot in London at the studio of artist John Latham (1921-2006), for whom Prouvost worked as an assistant for several years—then in The Artist (2010), and finally in Wantee (2013) and Grandma’s Dream (2013)—this last video shot inside the grandmother’s bedroom, a fanciful, completely pink chamber that seems to invite reverie.

Architecture design by Diogo Passarinho

The artist
Laure Prouvost (b. Yeovil, France 1968) lives and works between Aruba and London. She graduated from Central St Martins College of Art in 2002 and Goldsmith College, London, in 2010. From 2003 to 2013 she directed tank.tv, an online platform for video art. She was awarded the Turner Prize and the Max Mara Art Prize for Women in 2013, and has exhibited her work at art institutions around the world, including: Haus der Kunst, Munich (2015); Musée départemental d’art contemporain, Rochechouart (2015); Neuer Berliner Kunstverein, Berlin (2014); New Museum, New York (2014); Whitechapel Gallery, London (2013); Tate Britain, Londra (2013); Collezione Maramotti, Reggio Emilia (2013); Fondazione Morra Greco, Naples (2012); The Hepworth, Wakefield (2012). In addition to her solo show at Pirelli HangarBicocca, in 2016 she is presenting a three-stage exhibition at Le Consortium, Dijon (June – September 2016); MMK, Frankfurt (September – November 2016); Kunstmuseum Luzern, Lucerne (October 2016 – February 2017).