Lamberto De Vincenzo – Il riscatto nella pittura

Firenze - 09/02/2013 : 05/03/2013

Quasi misantropo nel carattere, toccato nella formazione giovanile da seri problemi di salute, a tratti ossessivo nello studio e nella dedizione alla pittura. Sono alcuni tratti biografici di Lamberto De Vincenzo, pittore toscano alla sua prima personale in Palazzo Medici Riccardi. Nato a Orbetello nel ’50, definito “malinconico come Van Gogh e randagio come Ligabue” a Palazzo Medici presenta l’esposizione “Il riscatto nella pittura”, composta da acrilici su cartone, cartoncino e su tela.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO MEDICI RICCARDI
  • Indirizzo: Via Camillo Benso Conte Di Cavour 3 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 09/02/2013 - al 05/03/2013
  • Vernissage: 09/02/2013 ore 16
  • Autori: Lamberto De Vincenzo
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: La mostra rientra nel percorso museale del palazzo
  • Biglietti: ingresso 4-7 euro, tutti i giorni 9-18, chiuso il mercoledì.

Comunicato stampa

Quasi misantropo nel carattere, toccato nella formazione giovanile da seri problemi di salute, a tratti ossessivo nello studio e nella dedizione alla pittura. Sono alcuni tratti biografici di Lamberto De Vincenzo, pittore toscano alla sua prima personale in Palazzo Medici Riccardi. Nato a Orbetello nel ’50, definito “malinconico come Van Gogh e randagio come Ligabue” a Palazzo Medici presenta l’esposizione “Il riscatto nella pittura”, composta da acrilici su cartone, cartoncino e su tela





L’esposizione, patrocinata da Provincia di Firenze e Comune di Fiesole, è a cura di Giovanni Faccenda che, nell’introduzione al catalogo, scrive: “Ci sono storie che profumano di leggenda. Accade, soprattutto, con gli uomini di ingegno, gli artisti e i sognatori: perle, rare, disseminate sulla terra come un dono speciale. Per questo, il destino che attende simili anime straordinarie sovente è denso di infinite complicazioni, intese, fra l’altro, come mancati riconoscimenti e innumerevoli schiaffi morali, tutti da accettare in nome di un riscatto postumo o, nella migliore delle ipotesi, tardivo. Non stupisce, dunque, che un pittore originale e di talento quanto pochissimi altri, quale Lamberto De Vincenzo, sia, ad oggi, ai più sconosciuto. Il dubbio, magari, è che se De Vincenzo avesse da tempo stabilito la propria dimora a Roma, Milano o Parigi – anziché nell’umida laguna di Orbetello – altra, probabilmente, sarebbe la notorietà della sua figura: qualche scaltro mercante prendendo spunto dalla sua vita tormentata e randagia, ne avrebbe di sicuro fatto un nuovo Ligabue, esaltando, certo, gli aspetti romantici di un quotidiano difficoltoso e precario, che odora, parimenti, di muffa e pittura”.



“Eppure, torto peggiore non si potrebbe fare a De Vincenzo anteponendo gli assilli del vivere a quelli del dipingere: acceso com’è da un’irrefrenabile urgenza espressiva, egli preferisce saltare un pasto piuttosto che la pressante chiamata di colori e pennelli. Il risultato è un caleidoscopio di figure, utopie e persino memorie che rappresentano una sorta di suo diario interiore, tragico o idilliaco a seconda dei casi, comunque ricco di confessioni al solito toccanti”.

“Il singolare impianto iconografico rivela altresì una approfondita conoscenza della storia dell’arte. Fisionomie enigmatiche come archetipi, sollecitate, ogni volta, da gradazioni cromatiche che indicano le diverse temperature interiori, conseguenza di inverni dell’anima e primavere della mente alternatisi, irregolari, in quel limbo che, per De Vincenzo, è la realtà esterna. Una realtà matrigna, ingiusta e dolorosamente soverchiante che finora non ha riconosciuto la cospicua rilevanza delle sue doti, limpide, viceversa, agli occhi, colmi di stupore, degli osservatori più sensibili”.



Cenni biografici

Lamberto De Vincenzo nasce a Orbetello 11 gennaio 1950. In gioventù frequenta il ginnasio che è costretto ad abbandonare per un serio problema di salute, le cui conseguenze ne influenzeranno in maniera determinante la vita e il percorso artistico. Dopo aver conseguito il diploma di grafico a Roma nel ‘71 presso la scuola della Regione Lazio, torna nel paese natale, per lui unico rifugio sicuro, dove si dedicherà totalmente alla pittura, unica fonte di sostentamento, impossibilitato a intraprendere qualsiasi altra attività lavorativa. Il carattere, ai limiti della misantropia, lo ha fino ad ora allontanato dai grandi palcoscenici della pittura, ma gli ha permesso di immergersi nello studio della letteratura e nel cimento del suo talento artistico.