La voix humaine

Imperia - 09/05/2015 : 09/05/2015

La voce umana come estrema rappresentazione della solitudine e dell'inganno "amoroso", l'altro è invisibile ed è una pura illusione, un fantasma nel senso letterale di un’immagine illusoria. La messa in scena multimediale permette di rappresentare con immagini video questa situazione di prigionia psicologica e di sofferenza fisica.

Informazioni

Comunicato stampa

LA VOIX HUMAINE
di J.Cocteau


Nell'ambito del IDFEST - DAMS IMPERIA (OFF)

Con Lilia Gamberini ( Soprano )
Ideazione e regia Elisabetta Villari
Scenografia video Eleonora Chiesa


Pensato da Cocteau come un monologo teatrale a due voci - una voce che parla al telefono con una presenza "assente" – LA VOIX HUMAINE porta sulla scena un dramma lirico in un solo atto, sul filo di una telefonata: una donna e la sua ultima conversazione con un uomo che lei ama ma che si accinge a sposarsi con un'altra

Il suoi sentimenti sono analizzati al microscopio, i passaggi dall'inganno alla follia , alla rabbia, ci permettono di avvertire le risposte dall’altro capo del telefono. E' grazie a Francis Poulenc, nel 1959, che questa seconda voce silenziosa si cristallizzerà in una forma definitiva, attraverso la voce del pianoforte che risponderà a quella del soprano. “Opera da camera” minimalista e " metafisica" - estrema rappresentazione della solitudine e dell'inganno " amoroso", l'altro è invisibile ed è una pura illusione, un fantasma nel senso letterale di un’immagine illusoria .

La messa in scena multimediale permette di rappresentare con immagini video rappresentano questa situazione di prigionia psicologica e di sofferenza fisica. La scelta della regia di realizzare una finestra virtuale con un video un neon che si accende e spegne per rendere la dimensione dello spazio interno ed esterno, la scritta Burlesque bluastra deve accentuare l'idea di inganno drammatico e rappresentare l'atmosfera hopperiana, sottolineata anche dalle luci, su questa “finestra / schermo” si innesta il montaggio ( editing e foto di Valentina Metrangolo ) di immagini tratte dalle due opere dell’artista performer Eleonora Chiesa, Carillon e Neverending Story - intervallate da alcuni fotogrammi estremamente rallentati sul tema dello specchio nei tre film su Orfeo di Cocteau costituiscono una scenografia multimedia .

Del dramma di cui si rappresenta solo l’epilogo, come in un thriller, il pubblico deve ricostruirne dentro di sé tutte le fasi non viste, ripercorrere gli stati d’animo e gli eventi che hanno portato a ciò che sta realmente vedendo sulla scena. La protagonista definita semplicemente “elle”, lei il tono del recitativo, più o meno modulato, senza abbandonarsi mai, nemmeno alla fine, al grido liberatorio o all’urlo disperato, lasciando intatto, sia in ciò che si vede che in ciò che si ascolta, il senso della tensione, dell’angoscia, dell’attesa senza risoluzione e senza speranza. In venticinque “fasi” psicologiche successive (è proprio “fase” il termine usato da Poulenc),

La voix humaine di Poulenc si presenta come unicum, rispetto sia alle intenzioni originarie del testo di Cocteau (preparato nel 1930), sia ai presupposti su cui intendeva fondarsi il nuovo teatro. Avvicinandosi infatti al termine della sua parabola creativa, il musicista decide di rivolgersi al grande pubblico, abbandonando l’elitarietà del linguaggio, l’ermetismo simbolico dei testi e i riferimenti a una cultura “alta” in favore dell’immediatezza dell’espressione. Se già il testo teatrale godeva (e ha continuato a godere) di un grande favore presso il pubblico, un favore testimoniato, per non ricordare che un esempio, dalla realizzazione cinematografica di Rossellini con Anna Magnani protagonista, anche il lavoro di Poulenc, che analogamente aveva i pregi della gradevolezza della brevità e della comprensibilità, si diffuse subito in tutto il mondo dopo la prima parigina avvenuta il 6 febbraio 1959 al Teatro dell’Opéra-Comique.

Se vogliamo citare un parere autorevole al riguardo: quello di Fedele d’Amico, in occasione della prima italiana del lavoro, avvenuta pochi mesi dopo l’esordio parigino e affidata alla stessa interprete di quell’evento, Denise Duval. “Una musica che avvolge le parole senza distruggerle – scrive D’Amico –, modello di sobria, stringente acutezza. Poulenc ha immerso il testo in un’ atmosfera sonora ben francese [...] che si riconnette a quanto di meglio ha scritto”.

Foto di scena:
Valeria Zago e Giorgia Bevegni e Alessandra Scuticchio ( DAMS Imperia )