La costruzione dell’architettura in Ticino 1939-1996 | Pino Musi | Sleipnir e il Labirinto di Porte
Tre mostre.
Comunicato stampa
Il Teatro dell’architettura Mendrisio (TAM) dell’Università della Svizzera italiana (USI) presenta, dall'8 maggio al 20 dicembre 2026, tre nuove esposizioni promosse dall'Accademia di architettura: "La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica", "Pino Musi. Continuum" e l’installazione "Sleipnir e il Labirinto di Porte" realizzata dalle studentesse e dagli studenti dell'Atelier Forte dell'Accademia di architettura.
L'inaugurazione, aperta al pubblico, si terrà giovedì 7 maggio alle ore 18.30.
Allestita al primo piano, la mostra “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica”, a cura di Franz Graf con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga, propone una rilettura di oltre cinquant’anni di architettura ticinese attraverso cento edifici selezionati per il loro interesse dal punto di vista costruttivo. Documentati con disegni, modelli, immagini e materiali d'archivio, gli edifici sono osservati attraverso uno sguardo ravvicinato in riferimento alla loro dimensione fisica: ovvero i materiali, le tecniche di costruzione e i sistemi strutturali che diventano strumenti per comprendere la tettonica e la poetica di queste architetture.
Il progetto espositivo nasce dal lavoro di ricerca ventennale sviluppato nell’ambito dell'area di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura dell’USI. Attraverso l’analisi e il ridisegno degli edifici, studentesse e studenti hanno progressivamente costruito un catalogo aperto di architetture moderne del Cantone Ticino, mettendone in luce il valore costruttivo e il potenziale pedagogico.
La mostra approfondisce in particolare dodici opere rappresentate da pubblicazioni con testi critici, testimonianze e contributi di studio dedicati. Completano il percorso espositivo una selezione di modelli, alcuni reportage della Radiotelevisione della Svizzera Italiana (RSI) e una serie di fotografie realizzata da Roberto Conte nel 2025.
Proseguendo al secondo piano, l’esposizione “Pino Musi. Continuum”, a cura di Michael Jakob, presenta una selezione di fotografie in bianco e nero che indagano forma, materia e percezione dello spazio. Concepita come un progetto site-specific, la mostra dialoga con la forma circolare dello spazio espositivo e si sviluppa in sei sezioni tematiche che accolgono lunghi scrolls, ovvero una sequenza di scatti, come in un’unica narrazione panoramica. Il percorso invita il visitatore a esplorare i diversi temi della pratica artistica di Musi, dove fotografia e riflessione sullo spazio si intrecciano, trasformando l’atto del vedere in una forma di conoscenza: il rapporto tra rovina e origine dell’architettura, il senso dell’abitare, le trasformazioni e le transizioni dello spazio costruito, fino alle tensioni tra i concetti di superficie, forma e incompiutezza.
Completano la mostra tre opere di grande formato dedicate al recente restauro di Notre-Dame e una selezione di libri d’artista, che testimoniano l’attenzione dell’autore alla pratica del bookmaking come mezzo espressivo autonomo e interdisciplinare.
Nell'atrium del TAM, l'installazione “Sleipnir e il Labirinto di Porte”, a cura di Duilio Forte in collaborazione con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone, inserisce la scultura Sleipnir all’interno di un labirinto di porte progettate e costruite dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte dell'Accademia di architettura trasformando lo spazio in un percorso simbolico e architettonico che indaga il rapporto tra uomo, spazio e processo progettuale.