Krystyna Piotrowska – Riflessi

Roma - 19/01/2012 : 29/02/2012

Come tutta la sua ricerca artistica, anche in questa mostra la problematica è quella dell’identità. Piotrowska provoca situazioni in cui la linea tra il reale e l’illusorio è ambigua.

Informazioni

Comunicato stampa

Si apre, nell'ambito delle Giornate della Memoria e del Dialogo realizzate dall'Istituto Polacco di Roma, la mostra “Riflessi” di Krystyna Piotrowska. Come tutta la sua ricerca artistica, anche in questa mostra la problematica è quella dell’identità. Piotrowska provoca situazioni in cui la linea tra il reale e l’illusorio è ambigua

La mostra di Roma, organizzata nell’ambito delle “Giornate del Dialogo e della memoria”, è dedicata alle relazioni ebraico-polacche che, come mostra il video Sono partito, sono partita dalla Polonia perché… hanno vissuto un periodo particolarmente difficile nel 1968 – l’anno della campagna antisemita messa in atto dal partito comunista quando dei leader del partito, per liberarsi di alcuni avversari politici, lanciarono lo slogan “lotta al Sionismo”. Il contrasto all'Antisemitismo è diventato una parte ufficiale del programma politico polacco; in quegli anni infatti la gran parte degli Ebrei polacchi perse il posto di lavoro, venne rimossa dalle cariche o espulsa dalle università solo per la loro origine, mentre allo stesso tempo gli Ebrei venivano invitati a lasciare la Polonia definitivamente. Nell’arco di due anni (1968 – 1970) dalla Polonia emigrarono ben circa 13.000 degli Ebrei, costretti a rinunciare alla cittadinanza polacca e a lasciare tutto il loro patrimonio nel paese. Il film Sono partito, sono partita dalla Polonia perché…è stato realizzato nel 40° anniversario di questi eventi. Oltre al video, saranno esposti nella mostra alcuni dei cicli fotografici in cui l’artista gioca con la sottile linea tra immagine reale e immagine riflessa.
Durante la serata, nell’ambito delle Giornate della Memoria e del Dialogo verrà presentato il libro di poesie di Zuzanna Ginczanka "Un viavai di brumose apparenze" a cura, prefazione e traduzione di Alessandro Amenta (ed. Austeria, 2011)
Zuzanna Ginczanka (1917-1944) è una delle più interessanti voci poetiche degli anni Trenta della Polonia, poetessa dei sensi, della libertà, del dubbio e dell’ironia. Proveniente da una famiglia ebreo-russa, si trasferì subito dopo la rivoluzione d’ottobre a Równe in Volinia, all’epoca cittadina multietnica polacca. Talento precoce, debuttò appena diciassettenne su Wiadomości Literackie, divenendone presto collaboratrice. A Varsavia entrò negli ambienti delle avanguardie poetiche (soprattutto nel movimento Skamander). Nel 1936 pubblicò O centaurach, l’unico suo volume uscito in vita, e iniziò a scrivere poesie satiriche per Szpilki. Venne fucilata nel 1944 nel campo di concentramento di Płaszów. Amata dai suoi contemporanei, stella luminosa degli anni Trenta, dopo la guerra è stata deliberatamente rimossa dall’immaginario collettivo.