Kawita Vatanajyankur – Performing Textiles

Venezia - 09/05/2019 : 30/06/2019

Concilio Europeo dell’Arte presenta “PERFORMING TEXTILES” by Kawita Vatanajyankur.

Informazioni

Comunicato stampa

La personale dell'artista thailandese, di ritorno a
Venezia in occasione della 58. Esposizione
Internazionale d'Arte – La Biennale di Venezia,
inaugura il nuovo spazio espositivo e galleria del
Concilio Europeo dell'Arte, InParadiso 3030.
Una mostra che, attraverso le performances estreme
dell'artista, esplora il mondo femminile e il ruolo delle
donne nell'arte e nella società, catturando con il suo
corpo la manifestazione fisica dei processi di lavoro
manuale intrapresi dalle donne


InParadiso 3030 | Frari San Polo 3030 – 30125 Venezia
9 Maggio – 30 Giugno 2019
Ingresso libero, aperto tutti i giorni h 10.00 - 18.00
chiuso domenica
"Performing Textiles" dell'artista thailandese Kawita Vatanajyankur, è la mostra personale con
cui il Concilio Europeo dell'Arte inaugura la sua nuova sede e galleria espositiva - InParadiso
3030 - uno spazio nel cuore del centro storico di Venezia, di fronte alla magnifica Basilica dei
Frari, che ospiterà esposizioni di arte contemporanea di artisti internazionali a sostegno dei
progetti culturali del CEA.
Non a caso il Concilio Europeo dell'Arte ha scelto come protagonista della mostra d'apertura la
videoartista e performer Kawita Vatanajyankur, che porta a Venezia le sue ultime provocazioni
interrogandosi sui luoghi dell'identità culturale, sul femminismo, il lavoro delle donne, il
consumismo, le esperienze vissute, e classificandoli attraverso la lente di un realismo ipercolorato
e l'intensità della composizione fisica rispetto a quella materiale.
Protagonista della scena artistica contemporanea asiatica e australiana, Kawita con i suoi lavori
indaga la vulnerabile condizione femminile e le restrizioni a cui è sottoposta la donna nella
società attraverso video di forte impatto, in cui corpi femminili sono impegnati in equilibrismi
quasi impossibili, in una sfida che è contemporaneamente coinvolgente e squilibrante sia per
l’artista che per l’osservatore. I colori accattivanti e luminosi caratterizzano una ricerca estetica
che attinge al linguaggio visivo della rete, sarcastica allusione al consumismo che pretende di
dare una gratificazione istantanea.
La serie Performing Textiles - creata viaggiando in Nuova Zelanda – nasce da un percorso in
Thailandia che l'artista ha intrapreso per esplorare le varie tecniche di produzione tessile
esistenti all'interno di piccoli villaggi, adottate dalle donne lavoratrici del luogo: qui la
produzione spesso richiedeva molto tempo, ma la qualità dei tessuti realizzati da queste donne
era superiore. Ed è il corpo di Kawita che nelle sue performances dà voce al lavoro di queste
donne, mette in discussione il modo in cui il lavoro è organizzato e, a sua volta, la posizione
delle donne nella società.
Cesteria, tessitura a telaio, maglia, uncinetto e lavorazione del merletto sono tutte abilità
materiali femminili. In quanto tale, la pratica di Vatanajyankur "si concentra sulla valutazione
del lavoro quotidiano delle donne, offrendo allo stesso tempo un esame approfondito dei modi
sociali e culturali di osservare il lavoro delle donne". Lo sfruttamento del lavoro è una questione
importante e di grande attualità nella società consumistica, che blocca l'accesso
all'emancipazione femminile e all'uguaglianza di genere.
Nelle sue performances, Vatanajyankur trasforma il suo corpo in vari strumenti di processo
tessile. La sua forma fisica diventa l'incarnazione di una ruota che gira o di una navetta per
tessere. Mentre i lavori procedono, il suo corpo lotta per competere come strumento materiale e
subisce metamorfosi sia psicologica, sia fisica, ripetendo infinitamente gli stessi movimenti.
I tessuti sono anche collegati simbolicamente alla nascita, alla fertilità e alla riproduzione. La
pratica di lavorare con i materiali collega i corpi delle donne alla terra. È un simbolo di vita e
potere. Esiste un parallelo poetico tra la creazione di un nuovo filo e una nuova vita.
KAWITA VATANAJYANKUR ha ottenuto un riconoscimento significativo da quando si è
laureata alla RMIT University (BA, Fine Art) nel 2011. Nel 2015 è stata finalista al Jaguar Asia
Pacific Tech Art Prize e curata nella prestigiosa mostra Thailand Eye alla Saatchi Gallery di
Londra. Nel 2017, la sua opera è stata curata da Alamak!project e Concilio Europeo dell'Arte
alla mostra 'Islands in the Stream' alla 57. Biennale di Venezia e invitata ad esporre all'Asia
Triennale di Performing Arts al Melbourne Arts Center, così come all'Asian Art Biennial Taiwan
'Negotiating the Future'. Il 2018 l'ha vista protagonista alla BAB – Bangkok Art Biennale esponendo
i suoi video su grandi schermi installati ovunque nella metropoli asiatica. Vatanajyankur ha
esposto ovunque in Australia, Asia, Stati Uniti ed Europa. I suoi lavori sono esposti presso la
National Collection of Thailand così come nelle collezioni museali tra cui Singapore Art Museum,
Dunedin Public Art Gallery (Dunedin Art Museum), Maiiam Contemporary Art Museum, nonché in
collezioni universitarie e collezioni private in Australia, Nuova Zelanda, Asia, Europa e America.
Attualmente è rappresentata da Nova Contemporary, Bangkok / Alamak!project / Clear Edition &
Gallery, Tokyo e Antidote Organization, Australia.
InPARADISO 3030 è il nuovo spazio espositivo contemporaneo, galleria e store del
Concilio Europeo dell'Arte, aperto nel centro storico di Venezia a fianco della monumentale
Basilica dei Frari. Rinnovata sede del CEA, si affianca alle attività che il Concilio promuove ed
organizza alla InParadiso Art Gallery ai Giardini della Biennale.
Il CONCILIO EUROPEO DELL'ARTE - organizzatore e curatore di Performing Textiles -
nasce nel 2006 per promuovere e diffondere l’arte contemporanea stimolando e sostenendo il
talento degli artisti, in una prospettiva europea e internazionale. Protagonista della scena
artistica nelle sue principali sedi a Venezia, Firenze, Parigi e Labin, nel 2016 all’Associazione si
affianca la Fondazione del Concilio per continuare a perseguire la sua mission di promotore
culturale.