Jonathas De Andrade – Eu mestiço / Me mestizo

San Gimignano - 23/09/2017 : 07/01/2018

Eu, mestiço / Me, mestizo la nuova mostra personale di uno degli artisti brasiliani più promettenti della sua generazione, Jonathas De Andrade.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA CONTINUA
  • Indirizzo: Via Del Castello 11 - San Gimignano - Toscana
  • Quando: dal 23/09/2017 - al 07/01/2018
  • Vernissage: 23/09/2017
  • Autori: Jonathas de Andrade
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal lunedì alla domenica, 10:00–13:00 / 14:00–19:00

Comunicato stampa

Galleria Continua ha il piacere di ospitare a San Gimignano Eu, mestiço / Me, mestizo la nuova mostra personale di uno degli artisti brasiliani più promettenti della sua generazione, Jonathas De Andrade.
Eu, mestiço / Me, mestizo si colloca all’interno di un progetto nel quale l’artista prende come punto di partenza uno studio degli anni Cinquanta intitolato “Razza e classe nel Brasile rurale”, sponsorizzato dall’Unesco e condotto dalla Columbia University. De Andrade sviluppa il progetto in tre fasi

La prima che presenta al Performa NY (2015), la seconda che espone in occasione della mostra Site Santa Fe (2016), la terza e ultima fase che realizzata nel 2017 su commissione dell’Istituto Moreira Salles (IMS) e che presenta in contemporanea all’IMS di San Paolo e nella personale a San Gimignano.

Tra il 1950 e il 1951, alcuni ricercatori guidati dall’antropologo Charles Wagley della Columbia University condussero attività sul campo in tre comunità brasiliane per comprendere i fattori economici, politici, culturali e psicologici che influenzavano la manifestazione del razzismo sociale nel paese. Lo studio, pubblicato nel 1952, fu condotto adottando principalmente un procedimento che univa empirismo e formulazioni interpretative, ma anche il metodo fotografico fu impiegato come strumento di ricerca. Ritratti di uomini e donne di varie sfumature razziali e classi sociali furono mostrati ai residenti dei villaggi e delle città selezionate per la ricerca. Osservando le immagini, le persone erano invitate ad esprimere la loro opinione su chi, a loro avviso, dimostrasse più o meno certe caratteristiche sulla base di sei attributi: ricchezza, bellezza, intelligenza, religiosità, onestà e abilità al lavoro. Insieme all’articolo non furono pubblicate le immagini utilizzate dai ricercatori, bensì soltanto i risultati delle interviste, ordinati e disposti in tabelle, insieme all’analisi.

“Una volta entrato in contatto con il libro “Razza e classe nel Brasile rurale”, spiega l’artista, ho capito che sebbene adottasse una metodologia obsoleta e fosse nato dalla realtà degli anni ’50, esso riuniva una serie di manifestazioni di razzismo e pregiudizi di classe che, con mia sopresa, erano ancora presenti nella vita quotidiana e nelle interazioni sociali contemporanee. Con lo studio fra le mani…. ho deciso di fare l’azione opposta e di indagare come fosse percepito il razzismo negli Stati Uniti”. L’articolo originale è il risultato di una ricerca supportata da immagini che non sono incluse nella pubblicazione, di conseguenza De Andrade decide di realizzare ritratti di persone moderne e di avvicinare il più possibile queste immagini al testo del libro.

A Santa Fe, la composizione razziale è marcata dal confine con il Messico, facendo del razzismo un elemento della vita quotidiana degli immigranti e dei discendenti della nazione confinante; a New York l’esperienza del progetto presenta un’idea di razza caratterizzata da eterogeneità e cosmopolitismo in una città la cui identità è marcata dalla presenza di stranieri e dalla diversità culturale. In Eu, mestiço / Me, mestizo, l’installazione in mostra nello spazio dell’Arco dei Becci di Galleria Continua, l’artista sposta l’attenzione sul Brasile: nazione target dello studio dell’Unesco e suo paese di origine.

Durante la prima parte della ricerca, Jonathas De Andrade invita i partecipanti ad impersonare vari ruoli in studi allestiti in quattro città del Brasile: Ilhéus, nello Stato di Bahia, Imperatriz e São Luís, nel Maranhão, e San Paolo. A partire da conversazioni spontanee, l’artista e i partecipanti evocano emozioni, reazioni e gesti inscenati per la fotocamera che esplora la stessa situazione sotto varie prospettive, come in uno studio comportamentale fotografico. Per le opere finali, De Andrade stampa le fotografie a inchiostro UV su cartone e accompagna ciascun set di fotografie con frasi tratte da “Razza e classe nel Brasile rurale”, cercando di ricreare un po’ dell’atmosfera e delle tensioni di razza e di classe su cui verte lo studio, e possibili parallelismi e somiglianze con l’epoca odierna.

La mostra prosegue nello spazio Torre della galleria con O Peixe / The Fish, un cortometraggio realizzato da De Andrade nel 2016 e presentato alla 32° Biennale di San Paolo e alla recente personale presso il New Museum di New York. Seguendo lo stile del film etnografico, l’artista documenta con una pellicola 8mm la pratica di alcuni pescatori di un villaggio della costa nordorientale del Brasile. Riprende i pescatori mentre catturano l’animale, lo stringono al petto e lo accarezzano fino al sopraggiungimento della morte. Attraverso l’analisi di questo rituale De Andrade riflette sulle dinamiche di potere mettendo in luce i rapporti di forza, violenza e dominio che si stabiliscono tra le diverse specie. Il percorso fotografico che accompagna la proiezione coglie i momenti più intensi della narrazione: la sensualità, la dolcezza, l’intimità, la crudeltà, la morte e la compassione.



Jonathas de Andrade nasce a Maceió, in Brasile, nel 1982. Vive nel nord est del paese a Recife, città costiera ricca contrasti, dove vecchi edifici coloniali si annidano tra grattaceli moderni e dove il fallimento dell’utopia modernista tropicale è una realtà tangibile. Per Jonathas de Andrade antropologia, pedagogia, politica e morale sono il terreno di un'esplorazione dei paradossi della cultura modernista. Le architetture, le immagini, i testi che crea e raccoglie ricompongono tracce di una società che ha perduto le proprie idealità e che tuttavia rimane incarnata nel paesaggio mentale e materiale contemporaneo. Tra le mostre personali recenti: o Peixe, New Museum, New York (2017); On Fishes, Horses and Man, The Power Plant, Toronto (2017); Convocatória para um Mobiliário Nacional, Museu de Arte do Rio, Rio de Janeiro (2016); 40 Nego Bom é 1 Real – Baca Project Bonnefantenmuseum, Maastricht (2014); Looking for Jesus – Museo Marino Marini, Firenze (2014); Cartazes para o homem do nordeste, Kunsthalle Lissabon, Lisbona (2013); 4000 Disparos, Musée d'art Contemporain de Montréal – Montreal (2013). De Andrade ha esposto alla 32° Biennale di San Paolo, San Paolo (2016), alla Biennale di SITE, Santa Fe (2016), alla Biennale di Seoul (2016); alla Biennale Performa 15, New York (2015), alla Biennale di Gwangju (2014), alla Biennale di Dakar (2014), alla Biennale di Lione (2013), alla Triennale del New Museum, New York (2012), alla Biennale di Istambul e a quella di Sharjah (2011). Il suo lavoro è stato inoltre presentanto all’interno di collettive presso importanti spazi espotivi, tra questi: Prometheus Unbound – Graz (2017), Walker Art Center, Minneapolis (2016); Logan Center for the Arts, Chicago (2016); Palazzo Fortuny, Venezia (2016); Guggenheim Museum, New York (2014 e 2017), Stedelijk Museum Amsterdam (2013).